La Passion de Dodin BouffantTran Anh Hung, in cucina tra Francia e Vietnam

Il regista e sceneggiatore vietnamita naturalizzato francese, considerato il cineasta più famoso del suo Paese d’origine, racconta l’amore attraverso il cibo e i sensi che coinvolge. Perché la scoperta di un piatto è una gioia molto più grande per l’umanità della scoperta di una stella

Nella campagna francese di fine diciannovesimo secolo il famoso gastronomo Dodin Bouffant (Benoît Magimel) soprannominato “il Napoleone dell’arte culinaria”, è affiancato nel suo felice perfezionismo dalla sua impareggiabile cuoca, Eugénie (Juliette Binoche): tra i due nasce un amore professionale e personale, con la complicità della loro passione culinaria, un boccone dopo l’altro.

Eugénie, cuoca eccezionale, lavora da vent’anni per Dodin. Nel tempo, dalla pratica della gastronomia e dall’ammirazione reciproca è nato un rapporto romantico. Da questa unione nascono piatti, uno più buono e delicato dell’altro, che arrivano a stupire i più grandi personaggi del mondo. Tuttavia, Eugénie, desiderosa di libertà, non ha mai voluto sposare Dodin. Quest’ultimo decide allora di fare qualcosa che non ha mai fatto prima: cucinare per lei.

Nel film il cibo viene narrato, raccontato ma anche tagliato, schiacciato, fritto, filtrato, mescolato, cucinato e ricucinato fino a eliminare tutte le impurità, fino all’assaggio, con le giovani assistenti Bonnie Chagneau-Ravoire e Galatea Bellugi, prima di essere servito al piano superiore alla ristretta cerchia di amici gastronomi di Dodin (Emmanuel Salinger, Patrick d’Assumçao, Fréderic Fisbach e Jan Hammenecke). Ma Dodin si trova presto di fronte a una sfida: rispondere a un invito e a un pasto pantagruelico di alta gamma orchestrato dagli chef al servizio del principe dell’Eurasia con un semplice pot-au-feu, come simbolo della cucina francese. E Eugenie inizia a soffrire di disturbi preoccupanti…

Diretto da Tran Anh Hung, “La passione di Dodin Bouffant” è un inno alla cucina tradizionale francese scelto per rappresentare la Francia agli Oscar, forse anche grazie alla sua capacità di raccontare un Paese attraverso le sue ricette.

Fin dai primi minuti, il regista franco-vietnamita Trần Anh Hùng ci invita a entrare in cucina, cullati dal canto delle padelle in ghisa, della carne che sfrigola e delle verdure che rosolano. Poi è il momento di sedersi a tavola. Come in un balletto, sfilano davanti ai nostri occhi piatti uno più appetitoso e delicato dell’altro: insomma, questo non è un film da guardare a stomaco vuoto.

Dietro alle tante e succulente ricette del film c’è l’occhio vigile di Pierre Gagnaire, chef stellato che ha supervisionato tutti i piatti della pellicola, interpretandone anche una scena. Consommé, rombo, costata di vitello, omelette norvegese: tante ricette e innumerevoli dettagli stuzzicheranno le papille gustative di affamati e buongustai. Perché qui si tratta della gioia assoluta di preparare e gustare i piatti più sofisticati: le verdure appena colte arrivano dall’orto, i gamberi vengono filtrati fino al nettare, i procedimenti di preparazione delle salse sfidano la comprensione dei neofiti, e apprendiamo persino, tra le tante lezioni di cucina, che un fisico americano ha scoperto che l’uovo sbattuto forma una barriera protettiva naturale per il gelato. Per non parlare poi dei vini che accompagnano queste delizie, i cui destinatari sospirano estasiati, mentre gastronomi esperti sfoderano i piatti più succulenti e li sviscerano con le parole degli specialisti e degli storici della gastronomia, evocando figure mitiche del mestiere come Antonin Carême (“il re dei cuochi e lo chef dei re”) e Auguste Escoffier.

“La passion de Dodin Bouffant”, tratto dal romanzo di Marcel Rouf del 1924 “La vie et la passion de Dodin-Bouffant, gourmet”, permette all’elegantissimo Tran Anh Hung di firmare un lungometraggio audace, che rispedisce all’età della pietra i tanti programmi di cucina che hanno spopolato in televisione. Un film molto speciale, la cui miscela di classicismo romantico e immersione gastronomica farà il giro del mondo, rafforzando la cultura e il “soft power” culinario francese.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club