«Oggi non sei stato tu»La spietata roulette russa e il coraggio di fermare quel lento morire degli ucraini

Sul palco del Centro Brera, la scrittrice e giornalista de Linkiesta Yaryna Grusha ricorda quanto sia importante aiutare l’Ucraina e non dimenticare chi ha perso la vita lottando per la libertà: «Vincere significa salvare il futuro non solo dell’Ucraina, ma dell’Europa. Il male non si stanca, il bene invece sì»

LaPresse

Pubblichiamo il discorso integrale pronunciato dalla scrittrice e giornalista de Linkiesta Yaryna Grusha in occasione dell’evento “Ucraina fortezza d’Europa”.

 

Il 20 febbraio 2024, un drone russo ha centrato una casa nella regione ucraina di Sumy uccidendo una famiglia intera di cinque persone, madre e due figli maschi e due donne lontane parenti che si trovavano lì in visita. Il 10 febbraio 2024, in un incendio causato dal bombardamento russo, è bruciata viva un’intera famiglia: padre, madre e i tre loro figli, il più piccolo aveva sette mesi. Sono finiti in una trappola di fuoco, non riuscendo a raggiungere in tempo il rifugio. La madre ha cercato di salvare i figli abbracciandoli. Li hanno trovati così, abbracciati.

Il 7 febbraio 2024, i detriti di un razzo russo abbattuto dall’antiaerea ucraina hanno centrato il palazzo nella zona residenziale della capitale dell’Ucraina Kyiv, provocando un incendio in diversi appartamenti. La protezione civile ha evacuato cinquanta persone, l’incendio è stato domato in quasi otto ore, alcuni appartamenti non potranno mai più essere ricostruiti, quattro persone non si sono salvate. Il 18 febbraio 2024, le forze armate d’Ucraina hanno dovuto ripiegare da Avdiivka, cedendola ai russi perché erano finite le munizioni.

Giorno dopo giorno, sento questo lento morire dell’Ucraina. Famiglia dopo famiglia, casa dopo casa, soldato dopo soldato, civile dopo civile. Insieme con ogni ucraino ucciso muore un intero mondo, muore il futuro dell’Ucraina, muore la speranza. La roulette russa, sanguinosa, spietata, ogni giorno inghiottisce un altro pezzo della nostra realtà. Insiste e persiste lentamente, ma continuamente. Perché il male non si stanca, il bene invece sì.

Altrettanto lentamente, muore l’attenzione per la tragedia ucraina, non in questa settimana, perché parliamo del secondo anniversario dell’invasione russa su larga scala. Anche se non se ne parla più, anche se i giornalisti internazionali non vanno più in Ucraina a meno che non succeda qualcosa di davvero importante, in Ucraina si continua a morire. Si muore lentamente, non di vecchiaia o di malattia, ma di razzi e di bombe russe, e senza l’attenzione nei media si muore anche in silenzio.

Gli ucraini muoiono non solo in Ucraina, ma anche all’estero. Il 10 febbraio 2024, due ragazzi ucraini, due giovani minorenni giocatori di basket fuggiti dalla guerra sono stati feriti in una rissa alla fermata dell’autobus. Volodymyr Yermakov, diciassette anni, futura promessa del basket, è morto lo stesso giorno in ospedale. Il suo compagno Artem Kozachenko è morto nello stesso ospedale dieci giorni dopo. È successo il 10 febbraio 2024, la notizia dai media tedeschi è stata riportata solo lunedì, dodici febbraio, perché c’era il carnevale.

Gli ucraini continuano a morire lentamente anche dentro. Tutti, ripeto tutti gli ucraini, ovunque si trovino, sono stati danneggiati dalla guerra della Russia. Quelli che sono rimasti in Ucraina, i rifugiati, gli emigrati. C’è una cosa che continua a unirci fino a oggi – anche se ormai le nostre esperienze di guerra sono diverse. Chi serve al fronte, chi ha perso i parenti, chi ha subìto gli attacchi, chi ha perso la casa, chi ha fatto ore in coda alla frontiera per salvarsi, chi vive all’estero e ha i parenti sotto occupazione, chi vive nelle città ucraine che non sono mai state bombardate – fino a oggi c’è stata una cosa che ha unito noi ucraini: è la mattina del 24 febbraio 2022, quella mattina di due anni fa che torna con a farci male con arti fantasma soprattutto questa settimana. Ognuno di noi ricorda esattamente dove era e che cosa faceva la mattina del 24 Febbraio 2022.

Alcuni esempi delle notizie che ho riportato sono le nostre notizie quotidiane, di ogni giorno, di ogni ora. I nostro vivere, i nostri giorni, i nostri cellulari sono settati diversamente da un europeo medio.

Da quella mattina sono passati due anni, in questi due anni non abbiamo fatto altro che morire lentamente ogni giorno. Salutare la nostra vecchia vita, adattarci a una vita nuova, adattarci al semplice gioco della sorte: «Oggi non sei stato tu», come ha scritto in una delle sue poesie Victoria Amelina, la scrittrice ucraina uccisa in un attacco russo a Kramatorsk. Adattarci alla morte infinita con cui conviviamo noi ogni giorno leggendo le notizie delle famiglie bruciate vive, le notizie da Avdiivka, le strade dove passano i cortei funebri dei civili e dei militari, dei cimiteri che in ogni paesino di ogni angolo dell’Ucraina hanno lo spazio dedicato ai caduti in guerra.

Ci siamo abituati anche a questo, non perché lo abbiamo normalizzato, ma perché il dolore è così grande, così sopraffacente che non riesce più a starci dentro, si è insediato sotto la pelle, la pelle che è diventata più spessa e meno sensibile a qualsiasi urto. E in tutto questo cerchiamo di mantenere la testa alta, di non cedere, di continuare il nostro lavoro quotidiano a sostegno del nostro paese e di sostenerci a vicenda.

In questi due anni, anche se negli ultimi mesi meno, l’aiuto della comunità occidentale è stato fondamentale. Ci ha aiutato a resistere, ci ha aiutato a mantenere il nostro paese. Ora però, in questo 2024 così fondamentale, bisogna aiutare l’Ucraina a vincere. Vincere significa fermare la roulette russa, salvare le vite, salvare il futuro non solo dell’Ucraina ma dell’Europa. Vi chiediamo di non mollare come non lo abbiamo fatto noi in questi due anni, di prendere atto della minaccia così vicina all’Europa e di rincuorarci per sconfiggere finalmente il male, e fermare quel lento morire degli ucraini.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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