Limiti valicabiliUe e Stati Uniti, due risoluzioni inedite sul cessate il fuoco, aspettando novità dal Qatar

L’imminente carestia a Gaza compatta la politica occidentale che per la prima volta dal sette ottobre supera le diffidenze, anche se la vera partita si gioca tra l’intelligence e Hamas, oggi, a Doha

A poche ore dal voto sulla risoluzione di Washington alle Nazioni Unite, i leader dell’Ue hanno appianato le loro divergenze sul conflitto a Gaza per chiedere una pausa umanitaria immediata che porti a un cessate il fuoco sostenibile sul territorio. L’urgenza di una carestia incombente sta infatti intensificando il lavorio delle diplomazie, e per la prima volta i politici occidentali sembrano voler “ripulire” le zone grigie con cui sono state scritte le risoluzioni fino a oggi. 

Se gli Stati Uniti chiedono una tregua “immediata” e un accordo sugli ostaggi “senza indugi”, manifestando un’inedita urgenza, la dichiarazione dell’UE al vertice di Bruxelles di ieri, ha mostrato per la prima volta dallo scorso ottobre i leader europei concordi su una dichiarazione. Da una parte l’amministrazione Biden si fa assertiva, pur continuando a subordinare la tregua a un accordo sugli ostaggi; dall’altra l’Ue chiede il “rilascio incondizionato di tutti gli ostaggi” da parte di Hamas, ma non parla di un accordo per fermare le operazioni militari israeliane.

Un accordo però, è quello che cercano disperatamente di portare a casa i capi dell’intelligence della CIA e del Mossad, William Burns e David Barnea, attesi per le prossime ore in Qatar. Riuscire a concordare una tregua per gli ostaggi tra Israele e Hamas, secondo il segretario di Stato americano Antony Blinken resta ancora una missione difficile, ma dall’Egitto ha detto alla stampa che continua «a credere che sia possibile».

A Bruxelles il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, ha enfatizzato la compattezza dei Ventisette, capaci finalmente di concordare «una dichiarazione forte e unitaria sul Medio Oriente» dove l’attenzione si concentra principalmente sull’appello per un «accesso umanitario pieno e sicuro a Gaza». Gli otto paragrafi del testo Ue sottolineano infatti il problema degli ingressi per la consegna degli aiuti ed esprimono profonda preoccupazione.

I due interventi di queste ore, malgrado i toni diversi, sarebbero però in qualche modo interdipendenti: sono stati proprio alcuni diplomatici europei alle Nazioni Unite a osservare che il cambiamento del linguaggio statunitense di questi giorni ha contribuito a spianare la strada verso un consenso Ue su una dichiarazione europea. Se si considerano le posizioni diffidenti di Austria e Repubblica Ceca è indubbio che lo stimolo americano sia alla base di una netta revisione delle posizioni più “timide”.

Che quella di Washington non fosse una risoluzione improvvisata o di facciata era chiaro a tutti perché se ne discuteva da settimane con il Consiglio di Sicurezza. Era ed è strategico per l’amministrazione Biden dare un segnale forte ma continuare a sostenere Israele. Nella visione del Presidente la richiesta di un cessate il fuoco senza condizioni farebbe perdere di efficacia la pressione su Hamas affinché decida di liberare i prigionieri sequestrati nell’attacco del 7 ottobre.

Ma è anche chiaro che se la trattativa di Doha fallisse, Joe Biden e i suoi ministri dovranno lavorare con solerzia su un cessate il fuoco indipendente dalla questione degli ostaggi. L’allarme carestia a Gaza non lascia altri spazi e tempi per evitare la catastrofe.

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