Stallo tricoloreGli italiani all’estero non iscritti all’Aire rischiano un multa

La nuova Legge di bilancio prevede un inasprimento delle sanzioni per i residenti fuori dal nostro Paese, peraltro già previste da una Legge del 1988. Ma la circolare di attuazione non l’ha ancora vista nessuno

Unsplash

La nuova legge di bilancio ha introdotto una sanzione pecuniaria amministrativa, dai duecento ai mille euro, in caso di mancata iscrizione all’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire). La sanzione è retroattiva e personale e rischia di creare diversi problemi alle migliaia di expat che in questi anni hanno scelto di non iscriversi all’Aire, inconsapevoli dell’obbligatorietà, prevista dalla legge n.470 del 1988: «I cittadini italiani che trasferiscono la loro residenza da un comune italiano all’estero devono farne dichiarazione all’ufficio consolare della circoscrizione di immigrazione entro novanta giorni dalla immigrazione».

Molti italiani esitano a registrarsi per una varietà di ragioni. Il primo motivo riguarda l’accesso ai servizi sanitari: in Italia, a differenza di altri Paesi dove è necessaria un’assicurazione sanitaria per ricevere cure, non è richiesto il pagamento di un premio assicurativo. Mantenere la residenza in Italia consente di accedere gratuitamente ai servizi sanitari, compresa la visita al pronto soccorso o al medico di base senza costi aggiuntivi. Il secondo motivo è economico e riguarda le differenze nella tassazione per chi possiede proprietà in Italia o ha debiti pregressi; un cambio di residenza potrebbe rendere più evidenti queste situazioni finanziarie. Infine, esiste una ragione emotiva e sentimentale: cambiare residenza sarebbe percepito come un distacco definitivo dalla propria terra natale, un’ammissione di aver intrapreso un percorso di vita diverso da quello lasciato in Italia.

L’avvocato Valentina Starinieri, parlando a Linkiesta, ha chiarito chi è obbligato a registrarsi all’Aire: sono i cittadini che stabiliscono la loro residenza abituale all’estero, inclusi quelli nati fuori dall’Italia o che hanno acquisito successivamente la cittadinanza italiana, per qualsiasi motivo. D’altra parte, non sono tenuti a registrarsi coloro che soggiornano all’estero per meno di un anno, i lavoratori stagionali, i dipendenti dello Stato italiano in missione all’estero conformemente alle Convenzioni di Vienna del 1961 e del 1963 sulle relazioni diplomatiche e consolari, nonché i militari italiani che operano in strutture Nato all’estero. Pertanto, secondo la legislazione vigente, non dovrebbero esserci rinvii nell’attuazione della nuova legge di bilancio, dato che esiste già una normativa specifica. La legge dovrebbe essere applicata coerentemente, senza attendere che le sue disposizioni diventino più severe.

Il 16 gennaio 2024, l’onorevole Simone Billi ha sollevato in Parlamento la questione delle nuove normative, suggerendo un periodo di transizione prima della loro effettiva applicazione o la sospensione delle eventuali sanzioni già imposte. L’obiettivo è offrire a chi risiede all’estero e potrebbe non essere a conoscenza delle recenti leggi italiane, il tempo di adeguarsi. Billi evidenzia come, nell’era digitale, sia paradossalmente più semplice per un cittadino residente in Italia ignorare le novità legislative rispetto a un expat. Sottolinea inoltre che l’iscrizione all’Aire non è solo un’opzione ma un diritto e un obbligo già ben definito dalla legge. Infine, Billi propone di interrompere le sanzioni già applicate, menzionando che le nuove disposizioni prevedono incentivi per comuni e consolati, al fine di facilitare l’adeguamento a queste normative.

Abbiamo contattato il Consolato di Monaco di Baviera per indagare sul numero di persone eventualmente multate e verificare se ci fosse stato un incremento delle iscrizioni all’Aire. Sebbene sia stato confermato un aumento delle iscrizioni, non sono state rilevate multe. Questo perché l’applicazione di una legge richiede una circolare esplicativa che fornisca direttive per l’attuazione, dettagli operativi o semplicemente diffonda informazioni cruciali. Riconoscendo le difficoltà nell’accedere alle informazioni da parte dei cittadini all’estero, abbiamo esteso la nostra indagine a Torino, interrogando il responsabile dell’Ufficio Aire su come vengono gestite le situazioni di irregolarità e quali incentivi sono previsti per comuni e consolati per facilitare la regolarizzazione.

La risposta è sorprendente: «Al momento non è ancora pervenuta una circolare del ministero dell’Interno con le indicazioni operative. È piuttosto frequente che, durante le normali attività, gli uffici vengano a conoscenza di trasferimenti all’estero o rimpatri non ancora comunicati rispettivamente al Consolato competente o al Comune di rimpatrio. Presumo pertanto che il legislatore intenda incentivare una comunicazione più proattiva tra gli Enti al fine di individuare i casi di omissione di dichiarazioni di trasferimento. Presumo che i ministeri competenti ci forniranno presto chiarimenti in merito, fermo restando che la modifica al Regolamento anagrafico comporta solo un inasprimento delle sanzioni già precedentemente previste, anche se raramente applicate».

In altre parole, la circolare non è ancora arrivata neanche in Italia e ci troviamo di fronte al solito limbo. Abbiamo una legge del 1988 che non viene applicata ma addirittura inasprita con una nuova norma ancora non trasmessa agli uffici preposti. C’è da chiedersi perché questa legge è stata creata e quando verrà regolamentata. In alcuni Stati come la Germania, se risiedi all’estero senza denunciare la tua posizione per più di dieci anni perdi la cittadinanza. In Italia questo non accade. Puoi continuare a vivere in un altro Stato, pagare le tasse in quello ma usufruire della sanità italiana. Questo è solo un esempio di molte possibilità dove il fine è sempre un’emorragia insanabile per le tasche italiane.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club