G-venti di guerraImpasse alla riunione dei ministri delle Finanze, divisi dal conflitto in Ucraina

Al termine dell’incontro a San Paolo nessuna nota congiunta delle delegazioni per condannare l'invasione russa. Tra i risultati degni di nota le decisioni di applicare tasse alle multinazionali e ai Big Tech

Nessun comunicato ufficiale a chiusura del meeting Finanze dei Paesi del G20, che si è tenuto in questi giorni a San Paolo, Brasile. Fernando Haddad (foto), ministro delle Finanze brasiliano ha spiegato che le delegazioni presenti non hanno trovato l’accordo sulle questioni geopolitiche ancora troppo aperte. Gli scenari problematici e le crisi non risolte riguardano le posizioni divergenti sui conflitti in corso, a partire dalla guerra in Ucraina. «Siamo arrivati a un passo dalla firma congiunta di una nota che conteneva il tema della guerra», ha detto Haddad, confermando però che nel finale ognuno ha preferito andare per la sua strada.

«Avevamo davvero sperato che le questioni più sensibili relative alla geopolitica fossero demandate a un’azione esclusivamente diplomatica», ha aggiunto il ministro. L’impasse su questa mancata unanimità ha infatti secondo Haddad una causa precisa da cercare nella riunione dei ministri degli Esteri tenutasi la settimana scorsa a Rio de Janeiro, che avrebbe influenzato la possibilità di decidere oggi. 

Nelle ultime ore c’erano state in effetti tensioni soprattutto sul tema della condanna della Russia per l’aggressione all’Ucraina, su cui si è consumata la spaccatura che ha impedito l’approvazione del testo. Già dall’apertura dei lavori dell’ultima sessione, il ministro delle Finanze tedesco, Christian Linder, ha voluto puntualizzare che la Germania non avrebbe firmato un documento privo di riferimenti alla questione geopolitica orientale. «Non possiamo sorvolare sul fatto che sia in atto una guerra contro l’Ucraina», ha detto Linder. L’attenzione tedesca a mantenere l’equilibrio nello scenario è massima e lo stesso cancelliere Olaf Scholz è intervenuto in serata annunciando che negherà l’invio di missili Taurus a lungo raggio all’Ucraina perché potrebbero essere usati per colpire Mosca. 

Che l’accordo fosse lontano lo aveva confermato anche il nostro ministro Giancarlo Giorgetti, aggiungendo che le resistenze non erano state espresse soltanto dai tedeschi. «Da quando è iniziata la guerra, ogni G20 diventa sempre più complicato quando si tratta di esprimere formule chiare e nette di condanna dell’aggressione russa in Ucraina», ha spiegato Giorgetti.

Il presidente del G20 ha comunque pubblicato sul sito una dichiarazione, non ufficiale, in nove punti, che elenca le intese raggiunte da ministri e governatori delle Banche centrali sui temi più strettamente finanziari.

L’essenza è che il G20 sceglie di muoversi verso un nuovo impegno sulla tassazione delle aziende multinazionali. La questione riguarda il completamento dell’Inclusive framework, a guida Ocse e pilotato politicamente dal G20. Due i pilastri dell’impegno: il primo, che presenta ancora svariate lacune, riguarda la riallocazione dei diritti di tassazione delle multinazionali nei Paesi in cui si generano i profitti, e non più dove si trova la loro sede legale.

Proseguire su questa strada significherebbe nuove entrate per i Paesi, e più fondi per la lotta alla fame e alle diseguaglianze, istanza molto sentita dal Brasile. L’impegno ora è firmare la convenzione entro fine giugno.

Il secondo pilastro riguarda invece la tassazione minima delle multinazionali al 15 per cento, già concordata e sulla quale l’Unione europea ha emanato una direttiva che gli Stati membri sono chiamati ad attuare nel 2024.

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