Il fattore SIl triumvirato della Lega è pronto a sostituire Salvini dopo le elezioni europee

Attilio Fontana, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga potrebbero accordarsi per nominare il presidente del Friuli Venezia Giulia come nuovo segretario del Carroccio. Il ministro dei Trasporti è sempre più isolato

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Sotto la direzione di Matteo Salvini, la Lega è progressivamente mutata da partito vero a partito personale: «Salvini premier» è nel simbolo. È ovvio che fintanto che la figura del leader brilla tutto va bene, ma quando questa si appanna sono guai: «La Lega vede ridotta la sua ambizione nazionale per la minore attrattività del leader», scrive infatti l’Istituto Cattaneo nella sua analisi dei flussi elettorali in Abruzzo. E non a caso c’è chi chiede che alle elezioni europee il nome venga tolto. Impossibile, per l’ex Capitano. 

Dunque la Lega starebbe scontando un “fattore S” che d’altronde ormai è sotto gli occhi di tutti, pur essendosi domenica scorsa la Lega salvata in qualche modo dal tracollo. Ma è tuttavia un risultato impietoso quello uscito dalle urne delle regionali in Abruzzo, un 7,4 che brucia ancora di più di fronte al tredici per cento degli alleati di Forza Italia (che in due anni sono cresciuti di due punti) e al ventiquattro di Fratelli d’Italia. Altro che junior partner

Rispetto alle elezioni regionali abruzzesi del 2019 stravinte dalla Lega, il partito ha perso qualcosa come centoventiduemila voti: come una città. Sembra quindi che il tanto agognato (dal ministro delle Infrastrutture) risultato a due cifre a giugno sia ormai da considerarsi utopistico, così che adesso ha fissato un’altra, penosa, asticella: superare il Movimento 5 stelle, il cugino che se la passa male anche lui. Una guerra tra poveri che non ha alcun senso politico. Superare Giuseppe Conte non significa niente.

La verità è che la profezia del vecchio ministro leghista Roberto Castelli («Alle europee la Lega prenderà il sette per cento») rischia di peccare per ottimismo. E sotto il sette per cento è più che probabile che parta una clamorosa de-salvinizzazione con l’avanzata dei tre governatori, il triumvirato Zaia-Fedriga-Fontana che dovrebbe insignire come leader il presidente del Friuli Venezia Giulia Fedriga, con gli altri due a garantirlo da eventuali riscosse salviniane. 

Il problema è come sta reagendo Salvini. Cioè, male. «Ormai non parla più con nessuno se non con due-tre persone fidatissime», è il lamento della maggior parte dei parlamentari, la stragrande maggioranza dei quali è, o era, salviniana. Segno che siamo vicini al si salvi chi può. 

Sempre l’Istituto Cattaneo mette in evidenza il fenomeno della «fuoriuscita del ceto politico» che visti i chiari di luna soprattutto al Sud sceglie chi può riciclarlo, cioè Fratelli d’Italia e Forza Italia. Come sta avvenendo sul territorio dove, un po’ inaspettatamente, è spesso Forza Italia la casa più accogliente per i transfughi leghisti. 

Lui, Salvini, va avanti a casaccio. Crede che Roberto Vannacci lo possa salvare, confondendo le copie vendute di un libraccio con i voti dei cittadini, e la cosa non è nemmeno sicurissima. Ha siglato un accordo con l’Udc di Lorenzo Cesa, cosa che ai tempi di Umberto Bossi e Roberto Maroni sarebbe stata un’assurdità, che poi è stato congelato. Più concreta pare l’intesa con Raffaele Lombardo in Sicilia, ma chi può dire che si rivelerà utile? 

Il capo leghista cerca disperatamente pezzi di piccolo ceto politico sbandato per arraffare un po’ di voti in quel Mezzogiorno dove gli altri due partiti del centrodestra la fanno da padrone, mentre in Veneto siamo quasi alla rivolta. Tutto questo simboleggia il crepuscolo di un leader che non ha più un Papeete da sparare nel cielo della politica, «non ha più amici, non ha più fans».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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