Lo zar divide il governoMeloni resta isolata in Europa dopo le parole di Salvini su Putin

La premier ad “Agorà” parla di «una maggioranza molto coesa». Ma i retroscena la descrivono come «furiosa», soprattutto in vista del Consiglio Ue di giovedì, di cui riferirà oggi in Parlamento sostenendo l’Ucraina

Mauro Scrobogna /LaPresse

Commentando le elezioni farsa in Russia, il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini ha dichiarato che «quando il popolo vota ha sempre ragione». Parole pesanti che fanno rumore e dividono il governo guidato da Giorgia Meloni, che aveva affidato invece alla Farnesina la linea dell’esecutivo sulla rielezione non democratica di Vladimir Putin al Cremlino.

E invece Salvini plaude alle elezioni russe, sconfessando il ministro degli Esteri Antonio Tajani. E l’agenzia di stampa Reuters in inglese rilancia le parole di Salvini: «Il vice primo ministro italiano ha preso le distanze dalla risposta critica dei leader occidentali alla schiacciante vittoria di Putin, affermando che il verdetto degli elettori deve essere accettato». Un disastro per il governo.

Diversi giornali, da Repubblica al Corriere, parlano di una premier «furiosa» che, per giunta, oggi in Parlamento dovrà anche sostenere l’Ucraina in vista del Consiglio europeo di giovedì, dove la attenderà lo sconcerto dei partner europei. Proprio nell’anno di presidenza italiana del G7. Meloni ieri ha chiesto con vigore a Tajani di ribadire la linea dell’esecutivo, in modo da bilanciare la figuraccia internazionale. Da Palazzo Chigi poi contattano lo staff di Salvini, pretendendo un cambio di rotta. Alla fine, arriva una timida e contorta rettifica.

Secondo il Corriere, quella che va ad aprirsi con le uscite putiniane di Salvini è una crepa nel governo. Per questo Meloni, nell’intervista registrata per Agorà, parla di «maggioranza coesa» in politica estera. «La posizione del governo è molto chiara, il centrodestra è una maggioranza molto coesa, come si dimostra nell’unico modo in cui si può dimostrare la coesione di una maggioranza, e cioè nella velocità di attuazione e nella chiarezza di attuazione della linea di un governo», dice. «Quello che noi abbiamo fatto in questo anno e mezzo con la velocità con cui lo abbiamo fatto, e la chiarezza che abbiamo dimostrato in politica estera, tutto questo racconta di una maggioranza coesa». Perché, è il ragionamento, le parole davanti ai giornalisti sono solo parole. I fatti concreti dicono che il governo è schierato.

Ma del vicepremier Salvini si parla anche nelle chat interne della Lega. La Stampa racconta che l’imbarazzo è sempre più palpabile. E gli esperti di comunicazione notano che sotto il post del Capitano sulle elezioni in Russia un commento su tre è negativo. I leghisti moderati parlano di uno scenario in cui un Salvini sempre più isolato combatte una battaglia per la sopravvivenza anche all’interno del Carroccio.

Per la premier, spiega Repubblica, è la conferma di quanto va sostenendo in privato ormai da settimane: Salvini, completamente esautorato sul dossier dei migranti, continuerà a metterci in difficoltà sulla guerra perché è l’ultimo argomento rimasto per mobilitare l’elettorato di estrema destra. Una ritorsione contro l’alleata, insomma. Lucida, pianificata. Necessaria per sopravvivere. Il leghista prevede una vittoria di Donald Trump, fattore capace di trasformare la percezione dell’opinione pubblica rispetto alla guerra. Lasciando Meloni al fianco di Zelensky.

Meloni intanto deve gestire lo stupore di Washington e Bruxelles, ma anche la distanza che in questo modo la divide dal trio di Weimar che si è impegnato a sostenere l’Ucraina a ogni costo.

E le parole del vicepremier leghista stridono anche con i messaggi espressi finora dal Quirinale. E infatti il Colle ieri ha scelto di non congratularsi con il rieletto presidente russo, come invece avviene per consuetudine dopo le elezioni negli altri Paesi.

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