Sulle labbra delle case La storia del patio conservato dentro il MoMa di New York

A meno di due mesi dal Met Gala 2024 (6 maggio), un gioiello architettonico cela una avventurosa vicenda artistica. Tra i fasti ottocenteschi degli Stati Uniti, la depressione economica e filantropi illuminati

courtesy of Velez Blanco

Ogni anno, a inizio maggio, i riflettori di tutto il mondo sono puntati sullo scalone del Metropolitan Museum, luogo ambito e temuto da celebrities, stilisti e personalità internazionali. Evento glamour per i più, raccolta fondi tra le più importanti a livello mondiale, per gli addetti ai lavori. Certamente un evento dall’impatto mediatico che con l’avvento dei social media ha raggiunto livelli di notorietà incredibili. Su quella scala nel corso degli anni sono stati immortalate Billie Eilish, Kim Kardashian, Emma Chamberlain, Katy Perry in look chandelier, Madonna in versione punk. Mentre quest’anno sono già stati annunciati Bad Bunny, Zendaya, Jennifer Karol G, dai quali tutti si aspettano i look più stravaganti, ispirati ogni anno al tema della mostra, curata ormai da molte edizioni da Andrew Bolton. Il Met Gala è stato creato nel 1948 dalla giornalista di moda Eleanor Lambert e da allora è un appuntamento atteso tanto quanto gli Oscar o i Grammy.

Il tema di quest’anno sarà The garden of time, mentre il titolo della mostra sarà Sleeping Beauties: Reawakening Fashion: per la prima volta sarà incentrata sui temi della terra, del mare e del cielo, e verranno introdotte l’intelligenza artificiale e la Computer-generated imagery. Le celebrità, una volta dentro il museo, si ritrovano nell’adiacente sezione dedicata alle arti decorative europee, accanto al book shop. Qui, troviamo la libreria Thomas J. Watson, situata in un magnifico cortile in stile rinascimentale spagnolo, che riflette l’amore per l’arte e la filantropia che dalla Spagna ci trasporta al cuore di Manhattan. Il patio di Velez Blanco, vero gioiello architettonico del Metropolitan Museum of Art, si distingue per la sua eleganza sobria e tradizionale. Dopo gli anni del proibizionismo, divenne parte di una casa nel cuore di New York, assumendo un ruolo diverso nella storia, ma mantenendo intatta la sua maestosità e il suo fascino. Durante gli anni Trenta, un’epoca segnata dalla Grande depressione negli Stati Uniti, emergono figure di filantropi intraprendenti come George e Florence Blumenthal.

courtesy of Velez Blanco

Insieme, George e Florence trasformarono la loro dimora a Park Avenue in un autentico castello rinascimentale francese, mantenendo l’intimità dei piccoli appartamenti di un castello reale francese. Ma all’inizio del diciannovesimo secolo, dopo decenni di disordini politici, il castello fu abbandonato e all’inizio del ventesimo secolo i suoi proprietari vendettero il patio intatto a Jean Goldberg, un commerciante parigino. Goldberg acquistò il patio e lo smontò pezzo per pezzo.

Nel 1913, il miliardario George Blumenthal acquistò il castello dopo che era stato smontato da Goldberg. George e Florence hanno anche comprato sei statue, tra cui una figura di Lombardo conosciuta come “Giovane Guerriero”, che hanno inserito nel patio. La visione di Florence Blumenthal di trasformare l’edificio di Park Avenue in un castello rinascimentale francese portò alla sua progettazione da parte dello studio di architettura Hunt & Hunt. Il patio è il cuore di questo progetto.

George Blumenthal e sua moglie integrarono il castello nel portico della loro dimora a Manhattan, situata a Park Avenue. In passato, questa architettura simboleggiava la storia di Almeria e della Spagna, rappresentando il potere del monarca quando il castello, commissionato da Pedro Fajardo y Chacón e appartenente al duca di Medina Sidonia, celebrava la grandezza regale.

courtesy of Velez Blanco

La sua facciata è impreziosita da due polifore con balconi, posizionate al primo e al secondo piano dell’edificio, conferendo un’aura di classicismo senza tempo, rivelando a pieno la sua matrice gotico rinascimentale. Esso si distingue per il suo trionfo di luce e oscurità, con richiami all’elemento gotico attraverso la tromperie. Olga Raggio, una figura emblematica nel campo dell’arte e della curatela, ha contribuito in modo significativo alla storia del Metropolitan Museum di New York e alla valorizzazione dell’arte rinascimentale.

Negli anni Cinquanta e Sessanta Olga si occupò di rinnovare la sezione di cultura europea al Metropolitan Museum di New York. In quel periodo, Olga si impegnò con determinazione nel recupero e nella ricostruzione del patio del museo. Nonostante le sfide e le pressioni del governo spagnolo, il progetto avanzò costantemente e nel 1964 il patio finalmente aprì al pubblico nella sede attuale della Biblioteca Thomas J. Watson, diventando parte integrante dell’esperienza museale del Metropolitan Museum. Olga ha lasciato un’impronta indelebile sul Met e ha incarnato un punto di riferimento per le generazioni future di studiosi e appassionati d’arte. Nel presente, le celebrità si ergono davanti al patio, dove l’eco del passato si fa ancora sentire, unendo passato e presente in un’unica visione. Come confessioni sulle labbra delle case, per citare George Rodenbach, il patio simboleggia un racconto di passione artistica e vicende sepolte nel tempo.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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