I cavalieri di PutinUno sciopero della fame per revocare le onorificenze italiane a 18 amici del Cremlino

I radicali Igor Boni e Silvja Manzi chiedono al governo Meloni di prendere una posizione sugli esponenti dell’inner circle di Putin che hanno ricevuto importanti titoli onorifici nel nostro paese

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Come Linkiesta ha più volte raccontato, le relazioni pericolose tra l’Italia e la Russia sono state negli anni suggellate dal conferimento delle massime onorificenze della Repubblica all’inner circle del regime putinano, in particolare durante il governo Conte II, ma non solo. Alcune di queste sono state revocate «per indegnità» dopo il 24 febbraio 2022 da parte del governo Draghi; di altre invece hanno continuato a fregiarsi personaggi che nella guerra terrorista di Putin hanno ruolo tutt’altro che marginale. Da almeno due anni un gruppo di attivisti radicali documenta puntualmente questo fenomeno, chiedendo di completare un lavoro rimasto incomprensibilmente a metà. 

Di fronte a un silenzio durato troppo a lungo, sul fronte sia governativo sia parlamentare, da una settimana Igor Boni e Silvja Manzi, rispettivamente ex presidente ed ex segretaria di Radicali italiani, hanno iniziato uno sciopero della fame per chiedere una parola e una decisione chiara su una vicenda che «diventa sempre più incresciosa perché sempre meno giustificabile» e «dimostra un atteggiamento intollerabilmente equivoco da parte delle istituzioni italiane».

A rimanere cavalieri e commendatori della Repubblica italiana non sono figure minori della Russia di Putin. Tra loro spicca, hanno spiegato ieri Boni e Manzi in una conferenza stampa convocata nel giorno del settimo anniversario della firma del patto di amicizia tra Lega e Russia Unita, quello di Dmitrij Peskov, «il megafono, anzi l’altoparlante di una aggressione che ha già causato centinaia di migliaia di morti, intere città distrutte e milioni di profughi».

Poco prima della conferenza stampa è arrivato un primo riscontro parlamentare alla loro iniziativa, con l’interrogazione presentata alla Camera dal deputato di Più Europa Benedetto Della Vedova, dopo il quale Boni e Manzi hanno deciso di sospendere, ma non concludere, lo sciopero della fame, in attesa della calendarizzazione della risposta del Governo.

Risultano ancora insigniti di onorificenze della Repubblica i seguenti cittadini russi, coinvolti a vario titolo con il regime di Putin: Alekseev (Alekseyev) Mikhail (due onorificenze); Berezkin Gregory (due onorificenze); Dynkin Alexander; Karimova Inga; Kazikaev Valery; Kijko Mikhail; Korolev Oleg; Galitsky Sergey; Mikhelson Leonid (due onorificenze); Paramonov Aleksej (due onorificenze); Peskov Dmitry; Sechin Igor; Sedykh Anatoly; Shlenkina Elena; Tinkov Oleg; Torkunov Anatoly; Trotsenko Roman; Usmanov Alisher; Verozub Mikhail (due onorificenze). 

Fra chi compare nell’elenco – hanno spiegato Boni e Manzi – soltanto l’imprenditore Oleg Tinkov si è espresso pubblicamente contro l’aggressione russa all’Ucraina e merita di conservare l’onorificenza. Ora la parola passa al Governo, che malgrado qualche timido segnale lasciato filtrare negli scorsi mesi, al momento non ha dato nessun cenno di attenzione a questa iniziativa, né fatto trasparire il proprio orientamento.

 

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