Alla derivaIl delirio paranoide del regime russo e la stampa italiana

È inquietante la facilità con cui nei giornali italiani vengono accettate e diffuse le teorie del complotto prive di fondamento propagate dal Cremlino. Il segno di un distacco ormai definitivo dalla realtà, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

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Dalle ultime dichiarazioni dei vertici del regime russo sugli attentati di Mosca emerge un quadro piuttosto chiaro. Il capo del Consiglio di sicurezza, Nikolai Patrushev, ha detto che dietro c’è «certamente l’Ucraina». I servizi segreti (Fsb) hanno assicurato che a compiere l’attacco sono stati terroristi dell’Isis, ma addestrati in Ucraina, e pure con l’aiuto di Stati Uniti e Regno Unito, aggiungendo inoltre che la pista sarebbe stata confermata dalle «informazioni iniziali ricevute dagli arrestati». E questo almeno non è difficile crederlo, viste le condizioni in cui li hanno ridotti.

Quanto all’idea che un presidente ebreo come Volodymyr Zelensky possa essere il manovratore di un’organizzazione jihadista, nessun problema: il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha spiegato che «è un ebreo un po’ particolare», sensibile allo «spirito nazionalista del suo regime». Del resto, se un presidente ebreo può essere a capo di un regime nazista, come la Russia sostiene da anni, non si vede perché non potrebbe anche occupare il tempo libero ad addestrare terroristi islamisti in Medio Oriente. Come scrive sulla Stampa Anna Zafesova, «nella nuova tragedia russa, quello che forse colpisce di più è proprio questo: il distacco ormai definitivo dalla realtà, e lo sfoggio compiaciuto della violenza». Sul Foglio, Giuliano Ferrara parla giustamente di «disturbo paranoide di personalità».

D’altra parte, simili derive psicotiche appartengono, se così si può dire, alla fisiologia dei regimi autoritari, e l’elenco dei grandi paranoici che nella storia si sono trovati al loro vertice sarebbe lunghissimo, e dovrebbe cominciare proprio con Stalin. Motivo per cui mi sorprende e mi spaventa di più che tali assurdità, come la tesi del regime nazista guidato da un ebreo in combutta con americani e terroristi islamici, siano continuamente rilanciate dalla stampa e dalla televisione italiana. Come conferma l’incredibile editoriale di Pino Arlacchi pubblicato oggi sul Fatto quotidiano: «3 piste (una più probabile) sull’attentato a Mosca».

Le tre piste sarebbero 1) «La matrice islamica autonoma»; 2) «L’Isis al servizio del terrorismo di Stato ucraino»; 3) «Il governo ucraino su input Cia». E indovinate qual è quella più probabile? Ma è ovvio: «La più plausibile delle interpretazioni, purtroppo, è la terza, ma è anche quella che ha meno forza predittiva, nel senso che i mandanti della strage hanno pochissime chance di conseguire i loro obiettivi. Siamo di fronte a un azzardo concepito da menti di seconda categoria come quelle dei capi dell’intelligence Usa…». Questo perché, naturalmente, a Putin non la si fa.

Ed eccoci dunque al gran finale: «Il presidente russo ha evitato di cadere nella trappola di chi voleva imporgli una condotta della guerra all’insegna della escalation anti-Nato. Putin ha preferito proseguire lungo la strada di un conflitto già largamente vinto, incassando la bastonata del Crocus e lasciando com’erano i rapporti con l’Occidente. Delegando poi ai suoi subordinati, come il capo dell’Fsb e altri, il compito di prefigurare rappresaglie al di fuori del campo di battaglia. Tutto ciò avvalora la logica della terza ipotesi che ho presentato». Ora andate a rileggere le parole di Zafesova qui sopra sul «distacco ormai definitivo dalla realtà» e ditemi se si attagliano meglio alla Russia o all’Italia.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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