Renew EuropeAzione dovrebbe far parte della lista “Stati Uniti d’Europa”, dice Luigi Marattin

Il deputato di Italia Viva lancia un appello a Carlo Calenda per unirsi finalmente alla lista unitaria dei liberaldemocratici: «Sulle scelte cruciali dell’Unione europea non esiste neanche una virgola su cui Azione e i soggetti che stanno dando vita a questo progetto politico la pensino diversamente»

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Alle elezioni europee ci sarà la lista “Stati Uniti d’Europa”. L’accordo con Italia Viva, i Libdem di Andrea Marcucci, i socialisti di Enzo Maraio e Volt è stata approvato domenica dalla assemblea di PiùEuropa con settanta voti favorevoli. E così dei partiti riformisti italiani è rimasto fuori solo Azione e il suo leader Carlo Calenda che per la prima volta, però, ha aperto timidamente a un possibile incontro con Riccardo Magi, segretario di PiùEuropa, per trovare un accordo dell’ultimo minuto. Alcuni critici sostengono che si tratti dell’ennesima giravolta, ma secondo Luigi Marattin, deputato di Italia viva, i riformatori devono far di tutto pur di presentarsi uniti alle elezioni europee.

Diversi mesi fa, Marattin aveva spiegato proprio a Linkiesta che per riparare i cocci del Terzo Polo bisognava intanto riunire i riformisti. Quell’appello non fu ascoltato, questo potrebbe avere più fortuna. «Negli ultimi giorni sia Carlo che gli amici di Azione non si sono profusi in particolari dimostrazioni di affetto nei confronti della comunità di Italia Viva e dei suoi esponenti, a cui sono state rivolte accuse di essere al soldo di dittatori, di essere putiniani e addirittura, diciamo così, di non essere pienamente genuini nella lotta alla mafia. Ma sebbene un po’ disgustato da questo modo di fare, preferisco star fuori dalla lotta nel fango che, purtroppo, da un anno imperversa in questo cruciale spazio politico. E preferisco guardare alla politica». 

Ecco, guardiamo alla politica. Qual è l’obiettivo della vostra lista “Stati Uniti d’Europa”?
Uno solo: alla vigilia di una legislatura europea cruciale per l’avanzamento del processo di integrazione e per il ruolo della Ue nel mondo, vogliamo portare nel Parlamento europeo una pattuglia più ampia possibile di persone che la pensano allo stesso modo su cosa serva all’Europa nei prossimi anni e su quanto siano sbagliate le ricette di populisti, sovranisti e conservatori. Dalle riforme dell’architettura istituzionale a quelle economiche, passando per il processo di devoluzione progressivo di materie dagli Stati nazionali al livello comunitario. Non è una cosa da poco. 

Alcuni vi hanno accusato di aver creato una lista di scopo. 
Non condivido. Massimizzare la presenza dei liberal-democratici nelle istituzioni europee non è uno scherzo: l’integrazione o la ridefinizione delle culture politiche, probabilmente, nel prossimo futuro verrà proprio dal livello Ue, che sta acquisendo sempre più rilevanza man mano che passano gli anni. Sulle scelte cruciali dell’Unione europea non esiste neanche una virgola su cui Azione e i soggetti che stanno dando vita alla lista “Stati Uniti d’Europa” la pensino diversamente. Pertanto, non vedo ragioni politiche per cui Azione non debba farne parte, magari chiedendo contestualmente maggiore chiarezza su alcune scelte che si ritiene, a torto o a ragione, possano appannare la chiarezza politica del progetto.

Nell’intervista di oggi al Corriere della Sera, Calenda sostiene che la Lista Stati Uniti d’Europa si disperderà in diversi gruppi al Parlamento europeo il giorno dopo il voto e che Renzi e Bonino sono finiti a cercare i Mastella d’Italia. Dopo questa frase ci sono le condizioni politiche per un riavvicinamento?
Le condizioni politiche non sono esogene, ma si creano. Se esiste la volontà politica di guardare la luna e non il dito o l’unghia. Come dicevo, se Azione dovesse chiedere maggiore omogeneità culturale e politica nel momento in cui partecipa alla lista, personalmente non ci vedrei nulla di scandaloso. Sempre salvaguardando però il rispetto per le persone. E a volte anche per la logica, visto che mi pare che si sia creato uno scandalo per la presunta presenza nella lista di un signore che pochi mesi fa era stato invitato con tutti gli onori a una conferenza stampa proprio di Azione.

Dopo le rotture del passato Italia Viva è ancora disposta a fare una lista con Azione?
Da parte di Italia Viva non c’è mai stato alcun veto, nei confronti di chiunque. Nei giorni scorsi verso Calenda ho visto un po’ di sfottò in serie, del tipo “scommettiamo che anche stavolta cambierai idea, ah ah”. Atteggiamenti che non penso servano ad altro se non a dileggiare e forse a scongiurare questa eventualità. Io invece, come detto, credo genuinamente che Azione dovrebbe farne parte. Sempre parlando di politica però, e lasciando da parte considerazioni di altra natura. E la politica ci dice che, dopo aver fatto il miracolo di riunire Più Europa, LibDem e Italia Viva, non c’è alcuna ragione vera per non completare il cerchio liberal-democratico e riformatore.

E pensare che un anno fa, proprio a metà aprile del 2022, finì l’esperienza del Terzo Polo.
Non penso di esagerare quando dico che quel fallimento ha rappresentato una sliding door di natura storica per la politica italiana. Quell’esperienza politica, costruita in pochi giorni nella calura ferragostana, riuscì comunque a ottenere circa l’otto per cento dei voti su base nazionale, una percentuale che nella parte più produttiva del paese è stata sempre a due cifre, e in alcune zone addirittura superiore al venti per cento. E per giunta in uno scenario politico altamente bipolarizzato, in cui quindi non era semplice far avanzare l’ipotesi di una “terza via”. Se quel progetto fosse proseguito, oggi noi avremmo un partito liberal-democratico contendibile e di dimensione sufficiente (sicuramente a doppia cifra abbondante) ad attrarre davvero coloro che, in entrambi i poli, non si vogliono rassegnare a fare i camerieri dei sovranisti e dei populisti. Da allora, da quella sera di dodici mesi fa, è la fiera dell’assurdo. Rottura dei gruppi parlamentari, querele tra esponenti di primo piano, insulti e risse sui social. Eppure questa follia irrazionale dovrà finire prima o poi. O comunque, per parafrasare De Gregori, “questa notte passerà. O la faremo passare”.

In quella canzone De Gregori cantava anche: “Tu che non credi ai miracoli, ma li sai fare”. Secondo lei ormai è passata la stagione politica per riunire davvero i riformisti anche oltre le elezioni europee?
Io penso che la strada per i riformatori (preferisco chiamarli così) liberal-democratici sia obbligata: costituirsi come forza autonoma, in un partito strutturato e contendibile, al quale ci si iscrive non perché si crede in una persona ma perché si crede nell’ idea di società che quel partito veicola. Un partito per questo secolo, e non per quello precedente. Ma che sappia comprendere tutti e quattro gli elementi di cui è fatto un progetto politico: leadership, classe dirigente (compresi i meccanismi per formarla e garantire il ricambio), visione di società e organizzazione. 

Quindi non accasarsi a destra o a sinistra dello schieramento?
Non servirebbe a nulla. Abbiamo già avuto sufficiente prova del fatto che i due schieramenti del bipolarismo sono troppo eterogenei, e l’identità culturale liberal-democratica finirebbe tritata nei rapporti di forza a oggi prevalenti, nei confronti del sindacal-populismo a sinistra e del populismo sovranista a destra. In quanto alla tempistica, dal giorno dopo le europee mancheranno tre anni alle prossime elezioni politiche. Un periodo sufficiente per preparare un progetto politico a tutto tondo.

Teme che questa divisione nei liberaldemocratici abbia definitivamente spazientito una volta per tutte l’elettorato o c’è margine per rimarginare questa cicatrice?
Col fallimento del Terzo Polo abbiamo sicuramente, purtroppo, dato una bella botta all’entusiasmo e all’unità della domanda politica liberal-democratica che esiste in Italia (ed esiste in una misura che forse non è neanche chiara persino a qualcuno dei protagonisti del dibattito). Ma io penso che siamo ancora in tempo a offrire loro una speranza nuova. Se non lo fossi, non farei ancora due iniziative al mese con Enrico Costa in tutto il paese, per dimostrare che si può stare insieme senza invidie e senza litigare. Trovando dappertutto, da Nord a Sud, ancora tanto entusiasmo tra la gente.

 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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