Progressi nelle trattativeIsraele si ritira dal Sud della Striscia di Gaza, ma Rafah resta l’obiettivo

Tel Aviv ha ridotto la presenza delle sue truppe dalla città di Khan Younis. La decisione potrebbe facilitare i negoziati in Egitto con Hamas. Ma secondo il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, la mossa serve per preparare le truppe a una nuova offensiva contro Rafah

(La Presse)

A sei mesi dal massacro del 7 ottobre che ha segnato l’inizio della guerra a Gaza, Israele ha ritirato quasi tutte le truppe localizzate nella parte Sud della Striscia. Migliaia di sfollati palestinesi che vivevano nelle tende per strada a Rafah hanno già cominciato a ritornare nella città di Khan Yunis, trovando cumuli di macerie dove una una volta c’erano le loro case. Rimarrà nella zona soltanto la brigata Nahal.

Le truppe, secondo l’esercito, sono state riportate in territorio israeliano perché la fase di operazioni militari attive contro Hamas a Khan Yunis è terminata. Ma, come ha detto un portavoce dell’esercito israeliano a Bbc, «la guerra non è finita». Anzi, il governo israeliano intende ancora attaccare Rafah, l’ultima città della Striscia di Gaza non occupata dall’esercito, dove si sono rifugiati 1,3 milioni di palestinesi. È possibile che il ritiro di parte delle truppe da Khan Yunis abbia anche l’obiettivo di riportare in città le persone per svuotare almeno in parte Rafah in vista di un’offensiva.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che Israele è ancora determinato a «completare l’eliminazione di Hamas in tutta la Striscia di Gaza, compresa Rafah». Anche il ministro della Difesa Yoav Gallant ha collegato il ritiro da Khan Yunis con una successiva e imminente operazione a Rafah, dicendo che dopo le operazioni militari di questi mesi a «Khan Yunis Hamas ha smesso di essere un’organizzazione militare attiva». Gallant ha spiegato che l’esercito israeliano «sta lasciando la zona per prepararsi per le prossime missioni, compresa quella nell’area di Rafah».

La spiegazione ufficiale del ritiro da Sud, così come l’ha presentata il comandante in capo dell’Idf, porterebbe a un cambio di strategia. «Non aveva più senso rimanere lì, la 98esima divisione ha distrutto le brigate di Hamas a Khan Yunis uccidendo migliaia di terroristi. Hamas ha smesso di funzionare come organizzazione militare. Quel che bisognava fare l’abbiamo fatto, ma la guerra è lontana dall’essere terminata», ha detto il generale Herzi Halevi. «I leader si stanno ancora nascondendo, li andremo a prendere. Abbiamo un piano e lo attueremo al momento giusto».

Il piano allargherebbe quindi a tutto il territorio della Striscia quelle «operazioni mirate e circoscritte» che la Casa Bianca chiede da novembre e che l’Idf finora ha condotto solo nella parte Nord. Netanyahu starebbe così cedendo alle pressioni del presidente americano Joe Biden – come spiega Repubblica. Si è già visto sul tema degli aiuti, con il premier che per la prima volta ha annunciato che aprirà il valico di Erez, e lo si vede con il ritiro dei soldati dal Sud, che allenta la morsa sulla popolazione.

Due circostanze che potrebbero facilitare lo sblocco del negoziato in Egitto con Hamas per il rilascio dei circa 130 ostaggi ancora nelle mani dei miliziani. Una fonte egiziana ha rivelato all’emittente statale Al Qahera che i negoziati su Gaza al Cairo hanno registrato «grandi progressi» e che le trattative continueranno nelle prossime 48 ore.

Tra l’altro, le proteste di piazza a Tel Aviv e Gerusalemme per il ritorno a casa degli ostaggi e per elezioni anticipate si sono fatte più partecipate e calde. Netanyahu deve quindi occuparsi anche della tenuta interna del Paese.

L’esercito di Israele, intanto, afferma che si sta «preparando a passare dalla difesa all’attacco» nelle operazioni sul confine settentrionale con il Libano. «Negli ultimi giorni è stata completata un’altra fase dei preparativi per la guerra del Comando Nor»”, spiegano le Forze di difesa israeliane in un comunicato.

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