Malan e i No VaxL’antipolitica della competenza, uguale e contraria all’uno vale uno

Il tweet del senatore di Fratelli d’Italia mostra quella politica populista che continua a fare il doppio gioco mostrandosi come forza di governo responsabile ma lanciando anche segnali opposti. Servirebbe però una terza via per parlare con i cittadini impauriti, oltre le lezioncine e gli insulti, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

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Il tweet del senatore Lucio Malan sul malore che ha colpito un calciatore della Roma non meriterebbe di per sé molte più parole di quelle che gli ha dedicato Roberto Burioni, accusandolo di alimentare e diffondere paure infondate e diffidenza nei confronti della scienza. Se non fosse per due aspetti. Il primo è che Malan è il capogruppo in Senato di Fratelli d’Italia, uno degli esponenti di maggiore peso dentro il partito, non l’ultimo arrivato, e non è nuovo a questo genere di messaggi, più o meno in codice. Questo infatti il testo del tweet, scritto nel tipico linguaggio biforcuto dell’insinuazione e dell’allusione, che accompagnava il video della partita: «Le drammatiche immagini del malore di Evan #N’Dicka. A lui auguri di rapida e completa guarigione. Questi episodi sono troppo frequenti e va fatta chiarezza sulle dimensioni numeriche e sulle cause». Il secondo aspetto degno di nota è che il suo partito, su questo come su molti dei temi con cui ha conquistato l’elettorato populista creato dal Movimento 5 stelle, poi imitato dalla Lega e infine ereditato da Giorgia Meloni, continua a fare il doppio gioco, da un lato cercando di accreditarsi come forza di governo responsabile e rinnovata, dall’altro lanciando ripetuti segnali alla sua base in direzione diametralmente opposta. La tragedia del bipopulismo italiano è tutta qui: che molti si contendono questo genere di sostenitori e nessuno li combatte, nessuno si pone seriamente il problema di come contrastare e riassorbire la fuga di una parte crescente dei nostri concittadini nell’irrazionalità e nell’autolesionismo, alla mercè di tutti i manipolatori nazionali e internazionali in circolazione (e sono parecchi, di questi tempi).

Il problema è che combattere questo fenomeno non è affatto semplice. E non si fa con le lezioncine né con gli insulti. Esiste anche un’antipolitica della competenza, uguale e contraria all’antipolitica dell’onestà, dell’incompetenza e dell’uno vale uno. Non è quello che ci serve. Un politico incompetente è chi danneggia la cosa pubblica senza volerlo, un politico disonesto è chi lo fa di proposito: il risultato, alla fine, non cambia. Onestà e competenza dovrebbero essere semmai prerequisiti (anche se la competenza meriterebbe un discorso a parte, perché il mestiere del politico non è quello del tecnico).

La sacrosanta indignazione davanti a chi specula sulle paure dei cittadini e soffia sul fuoco delle peggiori paranoie non esaurisce dunque il problema, politico e sociale, rappresentato da milioni di persone che in Italia come in tante altre parti del mondo diffidano sempre più della scienza e della politica, sentendosi accerchiate, braccate e disprezzate per le proprie idee, in una spirale diabolica di risentimento, autoemarginazione e desiderio di rivalsa. Trovare un modo di ristabilire un contatto con queste persone, una terza via tra la vile acquiescenza e l’aperto disprezzo, è forse una delle principali sfide che stanno davanti a qualsiasi forma di politica democratica per il prossimo futuro.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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