Il caso ScuratiMeloni, il pauperismo dei populisti e gli inutili intelligentissimi a sinistra

È deprimente dover sempre constatare come all’ondata di insulti sollevata contro il bersaglio di turno dai populisti al potere, non manchino mai di aggiungersi quelli che sentono il bisogno di gridare al mondo che erano stati censurati o perseguitati pure loro, prima e meglio della vittima di oggi, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

(La Presse)

Di tutto il caso suscitato dalla mancata partecipazione di Antonio Scurati in Rai, l’aspetto che mi ha più colpito è l’argomento utilizzato da Giorgia Meloni sulla questione del suo compenso: «1800 euro (lo stipendio mensile di molti dipendenti) per un minuto di monologo». Tralascio le obiezioni sull’entità della cifra e anche del minutaggio. Il punto è che la presidente del Consiglio, preceduta e seguita dall’intera stampa di area, sembra credere, o voler dare a intendere, che Scurati sia stato pagato quella cifra per un minuto di lavoro, ed è evidente che, se così fosse, qualsiasi cifra risulterebbe sproporzionata.

Non so quanto Meloni abbia pagato i due minuti di lavoro che saranno stati necessari a elaborare una simile dichiarazione – augurandomi di tutto cuore che non sia solo farina del suo sacco – ma trovo piuttosto deprimente l’idea che nell’Italia di oggi si debba davvero spiegare, a presidenti del Consiglio e direttori di giornale, non a bambini dell’asilo, che un monologo di due minuti non corrisponde a due minuti di lavoro, che a scrivere un testo non ci vuole il tempo sufficiente a leggerlo ad alta voce e che il suo valore non si misura certo in questo modo, così come il valore di una canzone non dipende dalla sua durata (raramente superiore ai 4 minuti).

Nulla di tutto questo, però, è deprimente quanto il dover sempre sempre sempre constatare come alla prevedibile ondata di insulti e insinuazioni sollevata contro il bersaglio di turno dai populisti al potere (ben rappresentati dalla prima pagina di Libero col titolo sull’«uomo di M.»), non manchino mai di aggiungersi, da sinistra, quelli che chiamerei gli inutili intelligentissimi. Quelli cioè cui tutto questo susciterebbe anche una naturale indignazione, se non fosse subito soffocata dall’urgenza di gridare al mondo che erano stati censurati o comunque perseguitati pure loro, prima e meglio della vittima di oggi, e dunque protestano perché di loro non si è parlato abbastanza.

O quelli che riescono a trovare geniale e brillantissimo persino il post di Meloni su Facebook, non perché siano sinceri ammiratori della presidente del Consiglio, e nemmeno per convenienza, ma solo perché il censurato di oggi sta loro meno simpatico del presunto censurato di ieri, o perché uno dei due li invita a cena e l’altro no, o semplicemente perché, essendo di sinistra, non c’è questione di principio, di diritto, di interesse nazionale, politico o geopolitico che venga prima della loro insopprimibile necessità di rompere sempre i coglioni.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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