Fili narrativiIl ricamo come simbolo di artigianalità e amplificatore di storie

“Made in Prada: Impossible Embroideries” è il progetto della maison per la primavera-estate 2024, dove la sapienza delle mani tesse la collezione. L’ago e il filo passano dalla moda al design e danno vita a un linguaggio per creare trame narrative

Courtesy of Prada

Essere trasformati in un ragno per invidia. É quello che è capitato alla giovane Aracne, tanto abile nel tessere da aver sfidato la dea Atena. Se però si fosse trovata dinnanzi alla complessa lavorazione della collezione estiva di Prada, probabilmente la ragazza avrebbe desistito.  La maison ha infatti inaugurato una nuova stagione creativa con il progetto “Made in Prada: Impossible Embroideries”. Lo scopo è celebrare l’artigianalità e l’alta sartoria, sperimentando nuove tecniche tessili. Il movimento della silhouette umana è evidenziato tramite una lavorazione atipica dei capi che osa mettere in discussione i principi della sartorialità classica.

Courtesy of Prada

A partire dal processo produttivo, i singoli ricami sono realizzati manualmente sulle frange del capo e per ciascuno sono richieste ore (se non giorni) di lavorazione. In particolare, la gonna è impreziosita con i passavela su fibre di fili mobili, applicati attraverso una pressa. Sarà proprio quella fluidità delle frange ad alleggerire la figura in movimento, mentre i passavela, dettagli distintivi dei capi Prada, donano alla gonna un tocco modernista. L’azzardo arriva al culmine con l’abito di frange su cui sono cuciti 16 fiori, fissati uno a uno ad ago e realizzati con una catena metallica di strass e micro-coppette. L’abito diventa altresì un esempio di savoir faire dal momento che ogni fiore richiede dalle nove alle dieci ore di lavorazione. La luminosità dei fiori, “built like jewelry” come li definisce Raf Simons, alternata alla fluidità delle frange in movimento, rimanda agli abiti da ballo dei ruggenti anni Venti, ma con uno spirito più contemporaneo.

Courtesy of Prada

A cedere al fascino del ricamo, però, non sono soltanto i designer di moda, ma anche gli artisti che l’hanno utilizzato in maniera eclettica per ideare o completare le loro opere. Sospese tra design, disegno, pittura e moda sono per esempio: le opere di Sonia Terk. Tra le sue creazioni più significative ci sono gli abiti sui quali sono cuciti i testi e le poesie d’autore come i versi Dada del poeta Tristan Tzara e quelli surrealisti dello scrittore Philippe Soupault.

Anche Alighiero Boetti (1940-1994), esponente dell’Arte Povera, usa il tessuto come tabula rasa da ornare con frasi, motti e date. Nel suo caso specifico, i caratteri bold e in maiuscolo sono utilizzati con colori vividi e sono disposti dentro griglie, lasciando trasparire sempre un sottile velo di ironia con accenti pop. In particolare, il suo primo ricamo, realizzato quando compra un albergo in Afghanistan, si compone di due pezze di stoffa con due date, 16 dicembre 2040 e 11 luglio 2023: rispettivamente il centenario dalla sua data di nascita e quella presunta per la sua morte.

Alla stessa stregua, l’artista sarda Maria Lai si serve del ricamo per narrare emozioni e rapporti umani. Con l’opera Legarsi alla montagna del 1981 affida, infatti, un ruolo performativo al filo per unire storie, leggende e tradizioni del suo luogo natio. L’idea era quella di usare un nastro che passasse tra le abitazioni del suo paese natale, per portare agli abitanti una speranza contro odio e avversità. Alla fine Maria Lai ha fatto transitare ben ventisette chilometri di filo e il tutto fu documentato dal servizio fotografico di Piero Berengo Gardin.

Meno performativo e più sensoriale è, invece, il lavoro di Erica Fascendini, giovane e talentuosa designer italiana. Attraverso la ricerca di tessuti di origine naturale ha sperimentato diversi modi di abbellire gli abiti: cuciture irregolari, materiali misti e ricami in rilievo. Questi ultimi, secondo la stilista, offrono un «valore aggiunto oltre a quello decorativo» come «la realizzazione e il richiamo all’artigianalità, legata al pezzo unico e al lavoro certosino su ogni pezzo. I lunghi tempi di realizzazione, poi, conferiscono valore e longevità al capo». Il risultato è un’estetica caotica dove manualità e ricerca dei materiali rendono uniche le sue creazioni.

A coltivare lo stretto legame tra moda e decorazione artigianale c’è anche cc-tapis fondata da Nelcya Chamszadeh e Fabrizio Cantoni, famosa per i suoi tappeti di design annodati a mano da artigiani tibetani. cc-tapis collabora con le eccellenze del mondo del design internazionale, ma anche con brand di moda come Sunnei. Per quest’ultimo, in occasione della sfilata autunno – inverno 2024, cc-tapis ha realizzato tappeti colorati a righe – in linea con l’estetica del brand – creati con filati di nylon (Econyl®) rigenerati. I pezzi unici possono essere così riciclati e trasformati in un nuovo filato. Il frutto di questa nuova collaborazione tra Sunnei e cc-tapis, è esposta alla Design Week 2024 fino al 21 aprile, presso lo spazio Convey.

Courtesy of Office Strategic Footprints

E se il ricamo, oltre a decorare, fosse utilizzato per trattare temi sociali e politici? C’è chi lo fa come Francesco Vezzoli, artista bresciano che ama definirsi un «regista ricamatore». Infatti, combina le produzioni audio-visive all’arte del ricamo per narrare i lati più esposti della fama e la crudezza della notorietà. In particolare, in Embroidered Trilogy  il cucito è il fil rouge e, allo stesso tempo l’ossessione di tre personaggi famosi protagonisti dei tre video. Con questo progetto Vezzoli svela che ago e filo rappresentano una passione di molti divi e registi – soggetti di interesse per la sua ricerca artistica –  che si rifugiano in questo passatempo per alienarsi dal mondo patinato dello spettacolo. C’è tempo fino al 24 novembre, per scoprire il filo come decoro critico nelle opere di Francesco Vezzoli grazie alla mostra Musei delle Lacrime realizzata per la Quadreria del Museo Correr a Venezia. L’esposizione ripercorre gli esordi dell’artista bresciano nel periodo in cui i decori, ossia le lacrime cucite sulle opere d’arte, non sono soltanto orpelli ma diventano azioni irriverenti.

Courtesy of PCM Studio

Che sia un’opera d’arte o un abito, il filo è in grado di unire elementi eterogenei, a volte antitetici o addirittura simili, e vi riesce grazie al sapiente lavoro interpretativo di chi decide di servirsene: il risultato finale preciso e attento che si ottiene è in grado di costruire storie da cui è difficile districarsi, ma in cui è piacevole perdersi.

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