L’Europa a TbilisiScrivete Georgia, non Giorgia, e altri consigli antifascisti per le Europee

La campagna elettorale si preannuncia pessima, molti si riempiono la bocca di Liberazione e di Resistenza, ma quasi nessuno si occupa del fascismo russo, contemporaneo, reale, pericoloso e presente che incombe sul nostro continente. Votiamo per chi si impegna ad aiutare i partigiani ucraini, i favolosi georgiani in piazza, e noi

LaPresse

Scrivete Georgia, non Giorgia, o se volete scrivete Sakartvelo, il nome originale del piccolo e tenace paese del Caucaso meridionale, la Georgia appunto, che da giorni scende in piazza con le bandiere europee contro l’ingerenza russa, in una riedizione caucasica della rivoluzione della dignità ucraina di EuroMaidan. 

Tra poco più di un mese si voterà per il rinnovo del Parlamento europeo con il rischio di inquinamento da fake news russe e la minaccia dei missili di Putin, ma la politica italiana discute di tutto tranne che di questioni europee. Una metà dei partiti del nostro arco costituzionale ha votato contro la risoluzione europea che invitava a tenere alta la guardia contro la disinformazione russa. Le liste elettorali sono occupate da putiniani a cinque stellette e da sedicenti pacifisti, ma in realtà guerrafondai schierati con gli avversari della libertà e della democrazia. I manifesti elettorali invocano meno Europa e cambiamenti reazionari dell’Unione, mentre la premier, i ministri e i leader di opposizione si candidano all’Europarlamento pur non avendo alcuna intenzione di andarci (tranne Renzi che ha detto che andrà a Bruxelles, se eletto), ma col solo obiettivo di infinocchiare gli elettori in seguito a una farneticazione egotica e ducesca che un tempo avremmo definito “deriva plebiscitaria”, ma che oggi porta la Meloni a invitare gli elettori a scrivere sulla scheda solo «Giorgia», come se fosse nostra cugina o la cantante. 

In quei posti malfamati chiamati talk show televisivi discutiamo soltanto di sciocchezze, mai di questioni europee: a proposito, sapete che a metà aprile l’Unione Europea ha regolamentato i servizi pubblici radiotelevisivi e ora la Rai così com’è è diventata fuorilegge? Ovvio che no, c’è da discutere di Giorgia e di Elly, da battere le mani a Vladimir, da diffamare Zelensky, da popolare le curve (e le grottesche chat caviar) a proposito del fascismo storico, ma mai che ci si occupi del fascismo contemporaneo che non è (ancora) quello immaginario dei campi hobbit di Giorgia né quello da merlo maschio di Ignazio, ma un fascismo reale, presente e pericoloso a firma di Vladimir Putin, esercitato da due decenni giorno per giorno sul popolo russo e su tutte le minoranze della cosiddetta “Federazione russa” colonizzate un secolo fa.

Ma Putin non si ferma lì. Il fascismo reale, presente e pericoloso è già alle porte dell’Europa, uccide quotidianamente gli ucraini, ovvero gli unici antifascisti in carne e ossa di questo secolo disperato, i soli partigiani e resistenti della nostra epoca maledetta.

Il fascismo reale della Russia minaccia il resto dell’Europa, pianifica di sabotare le elezioni nazionali e le istituzioni europee con azioni dirette e indirette di disinformazione e non solo, così come ha già fatto con la Brexit e con l’aiutino a Trump. La Russia occupa la Cecenia, la Bielorussia, parte dell’Ucraina, della Moldavia, della Georgia, della Siria, dell’Africa e la quasi totalità dei talk show politici della tv italiana. 

Invece di concentrarsi su questo, la campagna elettorale europea si interessa d’altro. Nessuno parla della commovente fiumana filo europea di Tbilisi di questi giorni, coraggiosamente in piazza per difendere la democrazia georgiana e il futuro europeo dall’imperialismo culturale e militare russo.

La Georgia, come l’Ucraina, siamo noi. Loro sono europei come noi, più di noi che ce ne lamentiamo senza capire che l’Europa è pace, progresso e prosperità, come invece sanno benissimo tutti i paesi dell’ex area sovietica che appena hanno avuto l’occasione si sono allontanati dalle catene russe e si sono avvicinati alla democrazia liberale europea. Ci siamo mai chiesti davvero perché nessuna delle ex repubbliche dell’Unione sovietica e nessuno degli ex paesi del Patto di Varsavia vuole avere a che fare con Mosca, anzi più vicino sta alla Russia più vuole essere europeo? 

La campagna elettorale dell’8 e del 9 giugno si annuncia pessima, perché non solo non affronta questi temi, ma perché sarà dominata da tre o quattro partiti che in questa battaglia epocale per la sopravvivenza della democrazia e dello stato di diritto stanno, stavano, o ristaranno con Mosca. 

C’è, inoltre, un partito che fin qui ha tenuto dritta la rotta democratica del nostro paese, e che nelle sue liste può vantare fior di antifascisti contemporanei come Giorgio Gori e Pina Picierno, ma che alle elezioni europee presenta come capilista (e quindi consiglia agli elettori) personaggi sottratti ai Cinquestelle che, se eletti a Bruxelles, voteranno contro il popolo ucraino, un popolo di resistenti che evidentemente vogliono domato, occupato e sottomesso dai russi, sempre che qualcuno rimarrà vivo in caso di successo del No “pacifista”, ma in realtà guerrafondaio, alla difesa delle città ucraine dai missili russi e dai droni degli ayatollah. 

Alle elezioni dell’8 e del 9 giugno, avrà senso prendere in considerazione soltanto i partiti, e i candidati, che parleranno del fascismo contemporaneo e della lotta di liberazione europea dei nostri fratelli resistenti ucraini e georgiani, anziché far finta di niente. Scrivete Ucraina e Georgia, non Giorgia. 

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