Un giudice all’AiaBreve riepilogo per curare l’analfabetismo giudiziario dei commentatori anti Israele

No, la Corte Internazionale di Giustizia non ha ritenuto «plausibile» il presunto genocidio dell’esercito israeliano, come invece sostengono alcuni giornalisti, analisti geopolitici e sedicenti avvocate dell’Onu. Parola della presidente della Corte (e anche nostra)

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Il 26 gennaio scorso la Corte Internazionale di Giustizia, su istanza della Repubblica del Sud Africa, disponeva misure cautelari a carico di Israele: in buona sostanza, certi obblighi – positivi o di astensione – nelle operazioni militari nella Striscia di Gaza e nell’assicurazione degli approvvigionamenti umanitari. Dal pomeriggio di quel giorno di gennaio, senza sosta e sino a oggi, il sistema dell’informazione alla carlona e la propaganda anti-israeliana, antisemita e filoterrorista hanno spacciato che la Corte avrebbe emesso quelle misure ritenendo «plausibile» che Israele stesse commettendo un genocidio.

Come scrivemmo qui, la Corte, con quella decisione, non poteva né doveva pronunciarsi sulla fondatezza o no delle accuse di genocidio: e lo spiegava. Non poteva né doveva neppure (questione addirittura a monte) pronunciarsi sul fatto che avesse competenza per decidere in argomento: e lo spiegava. Spiegava, cioè, che l’emissione di quelle misure cautelari non implicava né il riconoscimento della propria competenza a decidere nel merito l’accusa sudafricana né, tanto meno, un qualsiasi riconoscimento della fondatezza dell’accusa. Serviva l’incommensurabile ignoranza del giornalista medio e quella solo più sussiegosa dell’analista coi fiocchi, l’una e l’altra irrobustite da una malafede da truffatori di anziani, per far dire alla Corte e per ripetere che era «plausibile» l’esistenza del genocidio denunciata dal Sud Africa. 

Una sedicente avvocata, la signora Francesca Albanese, stimatissima dal segretario generale dell’Onu secondo cui il 7 ottobre non veniva dal nulla, arrivava a dichiarare che la Corte avrebbe «statuito» che Israele stava «probabilmente» commettendo un genocidio. La stessa signora che, successivamente, compilerà un rapporto intitolato “Anatomia di un genocidio”. Un rapporto rivolto a istigare gli Stati membri a sostenere la guerra processuale del Sud Africa e ad adottare misure che la Corte Internazionale di Giustizia respingerà con decisione del 28 marzo scorso. Un rapporto che la fogna del web e il Porcaio Unico Televisivo magnificavano e rinfacciavano allo Stato terrorista, Israele, omettendo rigorosamente di citare la decisione giudiziaria rispetto al quale esso interferiva e che, appunto, rigettava le analoghe istanze sudafricane intese a coinvolgere gli Stati in attività di embargo e sanzionatorie nei confronti di Israele e dei suoi “complici”.

In questo quadro, Il genocidio è dunque diventato «plausibile» in forza di una sporca menzogna, impastata con quell’ignoranza sconsolante: è diventato plausibile perché la Corte l’avrebbe definito tale. Ma questo non è mai successo. E bastava leggere la decisione, per saperlo. Bastava leggere a che cosa fosse riferito quel termine, «plausibile»: non al genocidio, ma all’esistenza, in capo alla popolazione interessata, dei diritti protetti dalla Convenzione contro il genocidio. Era «plausibile», per la Corte, che le operazioni israeliane coinvolgessero un «Gruppo» (la popolazione palestinese) per il quale potesse essere invocata l’esistenza, «plausibile», dei diritti protetti dalla Convenzione; ed era «plausibile» che nell’assenza delle misure provvisorie quei diritti potessero essere esposti a compromissione.

Questa banale constatazione, che destituiva di verità tre mesi di fesserie e bugie sulla «plausibilità» del genocidio, risuonava l’altro giorno nelle parole della presidente della Corte, Joan E. Donoghue. La quale, l’altro giorno, in una intervista alla Bbc ha spiegato ciò che nemmeno sarebbe stato necessario spiegare: la Corte non ha detto che l’accusa di genocidio era fondata («it didn’t decide that the claim of genocide was plausible»). E cioè  ha spiegato quel che c’è scritto nella decisione del 26 gennaio. Quel che chiunque vi legge, se la legge. Quel che chiunque ne capisce, se capisce qualcosa. Vale a dire che la Corte non ha ritenuto «plausibile» il presunto genocidio. E ripeto: per saperlo e per capirlo non serviva che lo spiegasse chi presiedeva la Corte. Serviva non essere analfabeti, non essere volgari propagandisti. Serviva una plausibile decenza.

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