Ricostruzione zeroIl governo si è disinteressato dell’Emilia-Romagna dopo l’alluvione

Poco dopo il disastro idrogeologico, Meloni non ha più parlato del problema. «Le risorse stanziate per le imprese sono insufficienti. Danni per milioni e il contributo può arrivare al massimo a quarantamila euro», dice a Linkiesta il sindaco di Ravenna Michele De Pascale

Forlì, maggio 2023, qualche giorno dopo la grande alluvione (Federico Baldoni/LaPresse)

Il 16 e 17 maggio di un anno fa, la Romagna e il nord delle Marche sono state travolte da una delle più grandi alluvioni della storia recente del nostro Paese. Il tremendo bilancio di una catastrofe atmosferica che ha coinvolto un territorio molto vasto è stato di diciassette morti e otto miliardi e mezzo di euro di danni calcolati.

Danni ai privati, alle infrastrutture, alle imprese, al settore agricolo. Decine di migliaia gli sfollati. In diciassette giorni (due settimane prima, il 2 e 3 maggio, un altro evento simile aveva colpito la stessa zona) sono caduti trecentocinquanta milioni di metri cubi d’acqua che hanno fatto esondare ventitré fiumi. Un evento senza precedenti nella storia dell’Emilia-Romagna da quando si raccolgono i dati idrologici.

«Risarciremo il cento per cento a chi è stato danneggiato», si era affrettata a promettere, pochi giorni dopo l’alluvione, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mentre si trovava nei territori colpiti insieme alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

A distanza di un anno da quelle dichiarazioni, abbiamo chiesto a Michele De Pascale, sindaco di Ravenna e presidente della Provincia più colpita insieme a quella di Forlì, di raccontare a Linkiesta a che punto sono i progetti di messa in sicurezza del territorio e i risarcimenti alle imprese e ai cittadini: «Il mio è un giudizio molto negativo, l’atteggiamento del governo è stato di disinteresse e superficialità. Si è perso tanto tempo e già in una prima fase ci veniva contestata la quantificazione dei danni, che poi fortunatamente è stata confermata da Bruxelles. Meloni dopo le due visite con von der Leyen non ha mai più pronunciato la parola “alluvione”, a differenza del presidente Sergio Mattarella che non perde occasione per farci sentire la sua vicinanza».

La scarsa attenzione si traduce, purtroppo, in fatti: le risorse stanziate insufficienti e una burocrazia molto pesante hanno limitato notevolmente la platea di cittadini e imprese che hanno potuto beneficiare dei risarcimenti. Anche i comuni si sono trovati in grossa difficoltà.

Nella gestione di questa emergenza c’è stata poi da parte del governo una certa diffidenza nei confronti di Regione ed enti locali. La questione della quantificazione dei danni, come già sottolineato a Linkiesta da Stefano Bonaccini qualche mese fa, ne è l’esempio principale. Ma anche la scelta del commissario straordinario, al netto delle ottime capacità dimostrate dal Generale Francesco Paolo Figliuolo nella gestione del Covid-19, è sembrata più che altro una decisione politica.

De Pascale individua tre capitoli principali sui quali ritiene prioritario intervenire: maggiori risorse umane per la gestione di progetti e cantieri, risarcimenti a privati e imprese e messa in sicurezza del territorio. «Il primo tema fondamentale è quello della riparazione di ciò che è stato distrutto su suolo pubblico. A luglio 2023 sono stati stanziati 2,2 miliardi in tre anni per la messa in sicurezza del territorio, a cui si sono aggiunti 1,5 miliardi dal Pnrr che saranno però difficilmente utilizzabili. Questa previsione ha poi un grosso limite: la gestione è tutta in capo agli enti locali che in molti casi non hanno personale a sufficienza. Non parlo di Ravenna, che ha già una struttura diversa, ma penso a Comuni con cinque o diecimila abitanti che si trovano a dover gestire in loco le risorse e la messa in sicurezza di un territorio colpito da migliaia di frane».

Una situazione paradossale che ostacola in maniera seria la possibilità di utilizzare quantomeno i fondi stanziati. «Per il terremoto in Emilia del 2012 – prosegue il Sindaco – era stato possibile assumere mille persone negli enti locali. I piccoli Comuni si trovano in grande difficoltà, occorre mettere a disposizione delle amministrazioni risorse economiche e umane. Inizialmente non c’era fiducia nei confronti degli enti locali, ora è stata delegata loro tutta la partita».

La situazione non migliora parlando dei risarcimenti ad aziende e cittadini. La maggior parte delle imprese, non potendo contare su risorse pubbliche, ha riaperto con le proprie forze ma i fatturati sono ben lontani da quelli pre-alluvione, anche a causa di una marcata riduzione del potere d’acquisto delle famiglie. «Le risorse stanziate sono insufficienti – continua De Pascale – parliamo di circa seicento milioni, non abbastanza. Per le imprese il contributo può arrivare ad un massimo di quarantamila euro, quando ci sono attività che hanno subito danni per decine di milioni. E anche in questo caso le procedure sono molto complesse. Spero poi che il Governo emani al più presto un decreto che consenta di indennizzare anche i beni mobili, che per tanti cittadini alluvionati rappresentano una parte molto significativa dei danni. Aspettiamo questa misura da tempo». Magari arriverà prima delle prossime elezioni europee (o delle regionali) con un coup de théâtre elettorale. «L’importante è che le risorse arrivino» conclude il primo cittadino di Ravenna.

Come si è visto in questi giorni in Lombardia e nella stessa Emilia-Romagna, con fenomeni di questo tipo bisognerà, purtroppo, imparare a convivere. Per questo diventa fondamentale la messa in sicurezza del territorio. Anche in questo caso il Sindaco chiede di agire in fretta: «I romagnoli temono che ad ogni forte pioggia possa riproporsi la situazione del 2023. Il piano speciale per la sicurezza dovrebbe essere pronto entro giugno, ma temo che per allora avremo solo i titoli delle opere da realizzare. In questo momento la messa in sicurezza dev’essere prioritaria per evitare che si verifichino situazioni pericolose».

Dopo un anno, quindi, c’è ancora tanto lavoro da fare. Con le elezioni Europee alle porte (e con le regionali subito dopo) non è da escludere che Palazzo Chigi presenti nuove misure in prossimità del voto. La messa in sicurezza del territorio dovrà essere in cima alla lista delle priorità insieme ai risarcimenti di aziende e cittadini, a seguito di un evento che ha sommerso di acqua e di fango intere città. Sono misure fondamentali che la Romagna aspetta da un anno. Ma a Roma, evidentemente, non hanno la stessa fretta.

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