Ruote sgonfieConte perde terreno, e per Schlein è arrivato il momento di lasciarselo alle spalle

In caso di risultato negativo alle elezioni, il capo populista potrebbe smettere di contestare alla segretaria del Pd il ruolo di leader dell’opposizione, oppure potrebbe buttarla in caciara come fa sempre

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La partita Schlein-Conte è tra le più importanti del “campionato europeo” del voto di giugno. Come si sta mettendo questa tenzone? A giudicare dalle campagna dei due leader non c’è paragone. Piaccia o non piaccia, la segretaria del Partito democratico gira come una trottola per tutto il Paese e i suoi candidati sono stra-mobilitati con due frecce al loro arco: lo stato sociale (salario minimo e sanità) e l’argine alla destra del “vota Giorgia” e del premierato. Mentre il leader del Movimento 5 stelle, anche lui molto in giro, appare un uomo solo al comando di una vetturetta che non si capisce dove stia andando.

Non è facile leggere la campagna di Conte, al di là del fatto che palleggia bene («Facciamo goal in Europa»: ma che vuol dire?), e che ogni sera ha i suoi dieci secondi per non dire alcunché di nuovo: «pace» è troppo generico. Certo, lui ha il solito seguito al Sud sfruttando l’abbrivio del vecchio (e sepolto) reddito di cittadinanza, che però con l’Europa non c’entra nulla, ed è questa rendita di posizione che nella circoscrizione meridionale gli consentirà di gareggiare con Meloni per il primo posto.

Nel resto d’Italia però il Movimento corre con le ruote sgonfie, soprattutto al Nord, dove le bubbole se le bevono meno. Non è riuscito, l’avvocato, a formare una squadra decente, nessun nome a effetto (da Pasquale Tridico ci si aspettava di più), tantomeno a trovare sponde europee, perché se tutti i partiti hanno una casa, lui no, mentre la totale evanescenza organizzativa del Movimento appare ormai un dato strutturale e, a quanto sembra, immodificabile.

La grancassa sulla questione morale non ha dato grandi frutti, nemmeno nella Liguria dove un tempo Beppe Grillo avrebbe scatenato l’inferno; e le performance nelle varie elezioni regionali sono state disastrose. La Rai non farà il duello tra le due leader donne che l’avvocato temeva molto perché avrebbe reso plastica la sua relativa marginalità: ma più di tanto l’amico Gian Marco Chiocci non può fare. Resta il vecchio Marco Travaglio ma non è esattamente una novità: e quanto sposta, poi?

In questa situazione di obiettiva marginalità non sembra facile confermare il diciassette per cento delle europee 2019. Anzi non è affatto dato per scontato che il Movimento riesca a rimanere sopra la soglia del quindici. Basta questo per dire che il sogno di “Giuseppi” di superare il Partito democratico, o quantomeno avvicinarlo molto, è destinato a sfumare. Soprattutto se si dovessero confermare non tanto il trend dei sondaggi ma le aspettative dei dirigenti dem più esperti che abbiamo sentito in questi giorni: confidano in un 21-22 per cento.

Se le cose stessero davvero così, se cioè il partito di Schlein, senza peraltro aver mosso un dito, dovesse rifilare a Conte sette-otto punti di svantaggio, la domanda che si porrebbe è la seguente: l’avvocato verrebbe a più miti consigli accettando la leadership dell’opposizione di Elly Schlein o viceversa esaspererebbe il suo gioco di interdizione? Insomma, il famoso “campo” sarebbe più tranquillo o diventerebbe ancora più pieno di buche e di fango? Dopo le elezioni sarà la risposta a questa domanda a modificare in un senso o nell’altro lo scenario politico. Per il momento, l’avvocato insegue. E sembra perdere terreno.

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