Nato per difenderciL’ipocrisia del dibattito italiano sulla guerra russa all’Europa

Mentre Mosca bombarda città, civili, grandi magazzini (e soffoca la Georgia), l’Alleanza atlantica indica le responsabilità del Cremlino e gli stolti leader del nostro paese guardano il dito

LaPresse

La Russia continua a radere al suolo l’Ucraina, a lanciare missili su un grande magazzino di sabato pomeriggio, in modo da massimizzare il numero delle vittime civili, e poi su un parco cittadino, e poco prima anche sulla principale tipografia del paese, colpevole evidentemente di stampare libri in lingua ucraina, e poi a tempestare la notte di Kharkiv con quattordici missili e trentuno droni armati di fabbricazione iraniana, costringendo l’intera popolazione di una delle più grandi città europee a rifugiarsi nei sotterranei, per terrorizzarla e obbligarla ad abbandonare l’antica capitale ucraina alla furia distruttrice e criminale dell’armata russa. 

Mentre succede tutto ciò, con decine di morti civili e molti feriti in sole ventiquattr’ore, a leggere i giornali italiani sembra che l’infigarda Nato abbia attaccato di nascosto la povera e pacifica Russia, che tanto vorrebbe la pace come da racconto di quattro fonti anonime russe alla Reuters, e non importa che poi siano state smentite formalmente dal Cremlino sia a parole sia appunto con i missili e i droni di cui sopra, perché per noi, per il miserabile dibattito  pubblico italiano, conta solo il pensiero di sfangarla in vista dell’apericena. 

La Russia uccide e distrugge e noi ce la prendiamo con la leadership della Nato che, peraltro in ritardo, dice che non si può più andare avanti così e che gli ucraini dovrebbero poter essere in grado di colpire le basi russe da cui partono gli attacchi missilistici contro i civili, contro i centri commerciali, contro le case, contro i parchi, contro le tipografie, contro le biblioteche, contro i teatri, contro le scuole, contro gli ospedali, contro chi sta in fila per il pane. 

Niente di tutto questo fa notizia, la notizia diventa l’indignazione italiana nei confronti di chi vorrebbe aiutare gli ucraini a difendersi e provare a fermare l’imperialismo sanguinario russo.

Il discorso politico italiano è aggrappato dall’inizio della guerra alla fantasia di una Russia pronta a fermarsi se solo gli ucraini la smettessero di difendersi e si consegnassero ai loro carnefici, gli stessi carnefici che da tre secoli provano a sottometterli e a cancellarli come con l’Holodomor e a Bucha, senza peraltro considerare che non fare niente, provando così ad accontentare le mire espansionistiche russe, è esattamente quello che abbiamo fatto dieci anni fa quando Putin ha occupato illegalmente la Crimea e due regioni ucraine orientali, solo che il risultato non è stata la fine della guerra, ma l’invasione su larga scala e la morte di centinaia di migliaia di persone, la distruzione di intere città, la creazione di campi di tortura e di fosse comuni nel continente europeo, settanta anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. 

Il dibattito italiano è particolarmente stravagante, perché c’è una parte della opposizione che quando stava al governo fece sfilare l’esercito russo lungo le strade della Italia chiusa per Covid, aprendo le porte del nostro paese a una delle più palesi operazioni di spionaggio militare della storia europea, e un’altra parte dell’opposizione, quella responsabile del Partito democratico, che ha scelto come capilista alle Europee candidati sedicenti pacifisti che – come diceva Christopher Hitchens – in realtà non vogliono la pace, ma sono a favore della guerra e tifano per gli avversari.

Poi ci sono i partiti di governo che ci tengono a far sapere che loro mai e poi mai autorizzerebbero un’azione militare ucraina contro obiettivi militari in Russia. Il dibattito è ridicolo già di per sé, e non solo perché è condotto da personaggi da operetta, alcuni dei quali politicamente alleati col macellaio di Mosca e altri pronti a riprostrarsi al Cremlino nel caso il 5 novembre 2024 Trump dovesse vincere in America. Ma è un dibattito soprattutto insensato perché accompagnato, almeno da parte di chi sostiene che l’Ucraina abbia il diritto a difendersi e sia nostro interesse che sopravviva, da distinguo e tartufismi che rendono inefficienti gli aiuti all’Ucraina ed efficaci gli attacchi russi. 

La cosa ancora più sconcertante è che siamo a due settimane dal rinnovo delle istituzioni dell’Unione che dovranno affrontare l’attacco russo all’Europa, non solo in Ucraina, ma anche in Moldavia e in Georgia, un paese che ieri ha festeggiato il giorno della sua indipendenza e che da settimane sfila per  strada dietro uno striscione che dice l’unica cosa che davvero importa alle popolazioni un tempo sottomesse ai russi, e ora finalmente libere di esprimere il proprio desiderio di vivere come noi: «Non riuscirete a russificare questo paese», uno slogan georgiano che andrebbe rivolto anche ai Cinquestelle, alla Lega, ai candidati pacifisti ma guerrafondai del Pd, e alle cloache massime chiamate talk show che inquinano il discorso pubblico ospitando saltimbanchi, buffoni, burattini e mangiatori di fuoco per ottenere un punto di inverecondia televisiva in più. 

La campagna elettorale per le europee, invece, finge che la guerra russa al sistema liberal democratico europeo e occidentale, cioè a noi, non esista (e, in parte, la responsabilità è anche della timidezza delle formazioni liberal democratiche che si rifanno a Renew Europe di Macron, ma che tendono a non affrontare con adeguata solennità l’argomento). 

Parlare di guerra è evidente che non porta voti, ma la guerra c’è, e i voti ai partiti che provano a nasconderla o che la vorrebbero chiudere alle condizioni di Putin porteranno molta più guerra.  

La politica italiana avrebbe potuto scegliere fra l’oscenità della narrazione russa e fermare la guerra di aggressione all’Ucraina, ma ha scelto l’oscenità russa e otterrà l’allargamento della guerra.

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