Sulle noteLa semplice complessità della musica

Quale assonanza ci può essere tra la pizza e un concerto? Abbiamo provato a capirlo con il Maestro Diego Basso, che ci ha spiegato cosa significa dirigere un’orchestra e quanto lavoro c’è dietro. Proprio come nel caso di una pizza ben fatta

Gli elementi di qualità, il ritmo, l’esecuzione, l’interpretazione, un leader. I dettagli che compongono un’orchestra sono imprescindibili per un’ottima riuscita di un concerto e si concentrano su un obiettivo: la perfezione. Se ci è capitato qualche volta di andare a teatro, nelle nostre menti sarà vivo il ricordo delle sensazioni, di quella tensione artistica ed emotiva che dal palco arriva in platea. È un qualcosa di unico, una sorta di magia che si crea tra quelle mura e un legame intrinseco che si stabilisce tra il maestro, i musicisti e il pubblico. E ad ascoltarla, la musica sembra qualcosa di estremamente semplice, di immediato, di spontaneo e naturale. Sembra, perché in realtà si tratta di un lavoro matto e disperato, di ore di prove, di attenzione e di affidamento cieco nei confronti di chi guida il gruppo. 

Questo è sicuramente quello che è emerso dalla chiacchierata fatta tra Anna Prandoni e Giambattista Marchetto con il Maestro Diego Basso, tra i tavoli della pizzeria di Luca Brancati, pizzaiolo di Cuore Napoletano a Marano Vicentino. Una preparazione immensa, uno studio metodico, una passione sempre connessa al cervello: ecco quello che serve per portare sul palco un prodotto perfetto, insieme ovviamente a una leadership che è protagonista. È questo il centro di tutto: un maestro che sa come far smuovere l’interpretazione dei suoi orchestrali. Sia che si tratti di un’opera lirica sia quando si suona una musica un po’ più pop. Il Maestro Diego Basso si sposta infatti tra le note di Verdi e quelle de Il Volo, che ha saputo portare la lirica a un pubblico diverso. Le regole del gioco non cambiano: ciò che conta è la capacità di portare il gruppo verso una stessa direzione, dove non è consentito sbagliare, ma ci si può solo affidare alla competenza di colui che guida e sa qual è la ricetta perfetta per emozionare il pubblico. 

È un po’ lo stesso discorso che possiamo fare quando parliamo di pizza. Sembra qualcosa di semplice, qualcosa di diverso rispetto alla cucina gastronomica, dove le cose sono già di per sé un po’ impostate. Una pizza è una pizza: ci arriva nel piatto in pochi minuti, con quel suo impasto di farine e acqua, gli ingredienti posati quasi per caso e in pochi morsi la magia è consumata. Se ci ragioniamo un po’ su, però le cose non sono poi differenti rispetto a un’orchestra che suona un pezzo in modo magistrale. Le note magari sono quelle, suonate e risuonate più volte, ma gli ingredienti, gli archi, i fiati, gli ottoni, le percussioni, o il pomodoro, la mozzarella, il basilico, si uniscono e si sposano in una sinfonia o in una ricetta che diventa unica e irripetibile, «Ci sono persone che vengono a dieci, a dodici date dello stesso concerto perché sanno che ogni sera hanno un’emozione diversa: è la stessa musica, le stesse luci, Però stasera ho sentito delle cose diverse, mi dicono». È l’interpretazione, è l’emozione che ogni artista, come persona, muta al variare del giorno, delle cose che capitano nella vita quotidiana. Lo è per un maestro, lo è per un’orchestra, lo è anche per un pizzaiolo e la sua squadra. Può sembrare davvero folle cercare di unire i punti tra la pizzeria e la musica, ma in fondo entrambe le cose non sono poi arte? 

Sono tante le assonanze che colpiscono sentendo parlare il Maestro Basso. La necessità di avere sempre e comunque da una parte ingredienti di qualità, dall’altra gli elementi dell’orchestra: «Se lavori con i migliori, avrai un risultato migliore» dice. Non è forse la stessa cosa che capita con una pizza? Una Margherita può essere una Margherita con una mozzarella del discount o con quella artigianale che arriva da Caserta: si avrà sempre una Margherita, ma quale sarà la migliore? Non è necessario rispondere a voce alta, è scontato. Così come è scontato che se una brigata ha un leader da seguire riuscirà ad arrivare più lontano, perché quel leader saprà quale strada seguire per raggiungere l’obiettivo della pizza perfetta, secondo l’indicazione del maestro. Raccontata così potrebbe apparire un mondo quasi senza emotività, dove uno decide e gli altri eseguono. E invece è tutta lì l’esplosione dei sentimenti che si trasformano nel morso perfetto. Nel saper veicolare la propria interpretazione in un lavoro di squadra pensato e diretto da chi conosce la direzione da prendere. E allora le cose si fanno un po’ più in discesa. Diventa più agevole anche dare nuova vita a dei classici, come la Marinara rivista da Luca Brancati o i pezzi dei Pooh rivisti dal Maestro Basso, È davvero questa l’alchimia creata dalla musica e dalla pizza: la capacità di riportare il complesso all’immediato. Non si deve percepire la fatica, il procedimento: si deve solamente capirne l’essenza e goderne. «Che pizza è la musica, Maestro?» «Una Margherita». Più semplice di così. 

 

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Questo articolo fa parte di “A Spicchi”, il progetto di  Petra Molino Quaglia. Qui il link per l’iscrizione alla newsletter mensile, da condividere con gli appassionati della pizza.

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