Prove di estinzione“Missitalia” di Claudia Durastanti tra la Lucania, la Luna e Roma

Edito per La nave di Teseo, è un libro temerario e ambizioso, che dentro di sé ha tre generi, tre romanzi e un filo conduttore: la scarsità di risorse materiali e intellettuali. Le protagoniste sono le donne

(Unsplash)

“Missitalia”, il nuovo romanzo di Claudia Durastanti edito per La nave di Teseo, è un libro temerario e ambizioso. Strutturato in tre parti, ha dentro di sé tre generi, tre romanzi, tre storie e un filo conduttore: la scarsità di risorse materiali e intellettuali. Tre secoli e tre terre: La Lucania, Roma e la Luna. Tre terre che iniziano a consumarsi e a esaurirsi nelle loro risorse, il petrolio e non solo. Qui si consumano le relazioni umane, le comunità e le famiglie. Ma si consumano anche le idee, le parole e le identità che si rimpiccioliscono, le protagoniste sono infatti prima Amalia Spada, poi Ada e infine solamente A.

In “Missitalia” le protagoniste sono donne temerarie e indipendenti, immerse nel loro tempo ma evocatrici di futuro, lo vedono prima, lo sentono arrivare e lo annunciano, hanno uno sguardo tagliente e preciso, sono le vere sciamane delle nostre epoche come fino a oggi non ci siamo mai accorti.

Il mondo che descrive Claudia Durastanti, con una lingua camaleontica e affilata, è un mondo che si trasforma dall’arrivo della fabbrica in poi, che si attorciglia nella sua spirale consumistica senza fine e senza scopo, che consuma tutto perfino le parole fino al punto di non poterne usare più alcune, perdendo di fatto la possibilità di costruire nuove realtà.

Non esistono persone più decise, ma solo persone in cui la coordinazione dell’esclusione è più veloce.

Se ti dico ti lascio, quali parole sto escludendo?

Facciamo così: se metto una fine alla nostra storia, dimmi tu quali altri inizi sto cancellando.

Mischiando coraggiosamente tre generi (storico, romanzo del dopoguerra e fantascienza), Durastanti costruisce un romanzo politico in cui emerge non solo l’estinzione della terra e del territorio, ma anche l’estinzione delle comunità. La conquista capitalistica distrugge e desertifica, così la fabbrica in Lucania, la corsa al futuro nell’Italia del dopoguerra e la conquista dello spazio nel nostro prossimo futuro.

«Miss» di “Missitalia” è la parola più importante del libro. Stiamo perdendo tutto: la comunità e le nostre idee, dice Durastanti, «cosa succede quando si esaurisce il raccontabile? Cosa rimane se si esaurisce l’immaginazione?».

Con una narrazione che trova le radici tra De Cespedes, Pasolini e De Martino, Durastanti ricrea il deserto del progresso capitalistico degli ultimi due secoli e indica la Luna per evocare la nostra fine come specie. Davvero vogliamo estinguerci da soli, senza nome e senza identità?

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