Eccoli, il Capitano e il Generale al Tempio di Adriano. Il disperato leghista, che rischia di perdere la segreteria del partito, e il papa straniero, che con la sua candidatura alle europee dovrebbe salvare il Carroccio dalla sconfitta, evitando il sorpasso di Forza Italia. Tutto da verificare nelle urne. Un lettore del libro autopubblicato da Roberto Vannacci (“L’Italia al contrario”) non si trasforma automaticamente in un elettore. Secondo questa logica allora il flop del secondo libro (“Il coraggio vince”), avrebbe dovuto sconsigliare a Salvini di candidare il generale. Non bastano neanche tutte le comparsate televisive dell’incursore con le stellette e il gran parlare delle sue castronerie sulla normalità degli omosessuali, sugli italiani di stirpe bianca, sulle classi separate per i disabili.
Dovrebbe invece contare il messaggio politico che il capo leghista vuole portare in Europa. E infatti al Tempio di Adriano, dove ha presentato il suo libro fresco di inchiostro (“Controvento, l’Italia che non si arrende”), Salvini ha inviato il suo sparring partner a parlare di quale orizzonte per il Vecchio Continente, di «guerra e pace». Perché, ha spiegato lungimirante, chi meglio di un generale è in grado di parlarne nel Parlamento europeo dopo le elezioni del 9 giugno? Chi meglio di Vannacci può contrastare la deriva bellicista (leggi Emmanuel Macron) che vuole mandare «i nostri ragazzi a morire fuori dei nostri confini»? Cioè in Ucraina.
Giusto, chi? Allora il pubblico (la maggior parte giornalisti, centottanta accreditati) si è sistemata bene sulle sedie: non vedeva l’ora di sentire Vannacci sull’occupazione russa dell’Ucraina, sullo scenario militare, sulla capacità di Mosca di vincere il conflitto. Generale, cosa dovrebbero fare l’Europa e gli Stati Uniti per difendere l’Occidente da chi vuole dividerlo e sottomettere? Magari una parolina anche sul Medio Oriente, su Gaza, sul Libano dove suoi colleghi stanno lì tra milizie di Hezbollah foraggiati dall’Iran e le truppe israeliane. Insomma, un po’ di geopolitica militare: chi meglio di lui è competente con quel curriculum. Comandante del nono Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin”, della Brigata paracadutisti “Folgore”, del contingente italiano in Iraq e della Task Force 45 durante la Guerra in Afghanistan. Oltre a essere stato, attenzione, addetto militare all’ambasciata italiana a Mosca dove ha potuto notare e apprezzare l’ordine e la disciplina diffusa.
Il generale invece, non solo non ha parlato di guerra e pace, ma l’ha presa alla larga. Dice che l’Europa non ha un’identità e «non c’è dubbio che un mondo senza identità è un mondo al contrario. Stanno togliendo tutti i simboli identitari. Hanno tolto pure il crocifisso dai manifesti olimpici di Parigi (leggi sempre quel cattivo e laico di Macron, ndr). Hanno tolto pure le campane, hanno annacquato tutto, l’Europa deve sembrare una paccottiglia dove tutti vengono inclusi». Senza identità cristiana, per il candidato di punta della Lega, come si fa a essere fieri, orgogliosi di morire per Europa?
E vabbè, filosofia. Ma tutti si aspettavano che il Salvatore della patria leghista tirasse fuori l’asso dalla manica parlando di difesa comune, della necessità di dotare l’Europa di strumenti per la propria sicurezza con tutto quello che sta combinando Putin. Macché, ma quale difesa comune: questa, secondo lui, è possibile quando c’è un riconoscimento identitario dell’Unione europea come avviene negli Stati Uniti dove i vertici militari rispondono a unico comando. In Europa invece chi comanda, chi dà ordini, chi decidere di mandare gli «ascari» (usa proprio questo termine) a morire in prima linea. La difesa deve essere nazionale perché sai che identità stai difendo. Non si può inquinare la difesa nazionale con quella comunitaria. Infine la chicca della contraddizione: l’Europa deve essere sovrana ma senza cancellare le sovranità nazionali che anzi vanno esaltate. Salvini ha annuito. Ha aggiunto di volere più Italia perché più Europa significa far mangiare pane e marmellata a un diabetico.
È proprio vero che Dio li fa e poi li accoppia. In questo caso però il leader leghista manda avanti Vannacci perché non gli viene da ridere ma da piangere. Se dovesse uscire dalle urne con le ossa rotte, sarebbe prima commissariato e poi sostituito. Il più papabile è Massimiliano Fedriga, il governatore del Friuli Venezia Giulia che ha messo agli atti che voterà solo un leghista doc della sua regione. Come molti altri leghisti di rango che considerano Vannacci un pallone gonfiato. A soffiarci dentro c’è Salvini. Vedremo quanti altri patrioti dalla mascella squadrata.
La sua Lega nazionale, che lo aveva portato alle europee del 2019 al 34,3 per cento, franerà. Hai voglia a mettere Vannacci in prima linea. Ieri sono stati depositate le liste del Carroccio e il generalissimo tutto Dio, patria, famiglia e Russia compare ultimo nella lista nel nord occidentale e penultimo in quella orientale. È invece capolista nell’Italia centrale e meridionale, e al secondo posto nelle Isole.