Sfida euromediterraneaLa crisi del Mar Rosso non ha ancora danneggiato il porto di Gioia Tauro

A cinquant’anni dalla costruzione di una delle infrastrutture più importanti del Mezzogiorno, Giuseppe Soriero propone un’edizione aggiornata di “Andata in porto” (Rubbettino) sullo scalo chiave per gli scambi commerciali che oggi fa i conti con le direttive europee sul controllo delle emissioni e la minaccia rappresentata dagli Houthi

Adriana Sapone/Lapresse

Anche agli albori del 2024 restano intatte le caratteristiche del primato del porto di Gioia Tauro, potente leva di sviluppo regionale e nazionale, che dà lavoro a 2mila persone e in questi ultimi anni si è confermato come lo scalo marittimo italiano ad aver assunto il maggior rilievo internazionale. Il raffronto tra i dati a fine 2022 e a fine 2023 mostra che lo scalo calabrese ha avuto un aumento dei traffici dei container del 2,5%, mentre tutti gli altri porti italiani, del Nord e del Sud, hanno registrato un calo della movimentazione. Il porto di Gioia Tauro, alla fine del 2023, ha addirittura sorpassato lo storico record raggiunto nel 2008 quando furono movimentati 3,47 milioni di Teus.

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Primato che regge nonostante i rischi che si stanno addensando all’orizzonte sullo scenario nazionale, europeo e internazionale. Innanzitutto, un potenziale ridimensionamento del grande porto transhipment calabrese a causa delle restrizioni in materia ambientale disposte con una recente direttiva dell’Unione europea, che ha imposto la riduzione delle emissioni in atmosfera anche in ambito marittimo. Guardiamo con attenzione al governo italiano che si è impegnato anche recentemente a difendere in sede europea le ragioni e le specificità di Gioia Tauro, partendo dalla considerazione che, se applicata tout court, la direttiva favorirebbe operazioni di dumping commerciale, in quanto le navi, attraccando nei porti mediterranei extraeuropei del Nord Africa, non solo eluderebbero quest’obbligo, ma addirittura potrebbero aumentare le emissioni nocive in atmosfera, dovendo percorrere un maggior numero di miglia marine. E ciò creerebbe inevitabilmente una concorrenza sleale nei confronti degli scali della Ue, a partire proprio da Gioia Tauro. La sacrosanta difesa dell’ambiente di fronte ai cambiamenti climatici in corso non può e non deve danneggiare alcuni e avvantaggiare altri.

Conforta in questa battaglia la presa di posizione netta assunta dal presidente del gruppo armatoriale MSC, Cavalier Gianluigi Aponte, il quale, proprio a Gioia Tauro a novembre scorso, ha assicurato che in ogni caso manterrà tutti gli impegni assunti. L’aver tenuto a battesimo, presso il Medcenter Container Terminal dello scalo calabrese, la MSC Celestino Maresca, la più grande nave mai attraccata a Gioia Tauro e tra le più sostenibili al mondo, vale certamente più di tante parole.

Indubbiamente lo scenario geopolitico internazionale pesa sull’Italia, e segnatamente sul porto di Gioia Tauro. Da un lato, il conflitto in corso tra Israele e Hamas, dall’altro, l’abbandono della Via della Seta concordato con la Cina da parte dell’attuale governo italiano, rischiano di ridurre i traffici commerciali. Mentre un nuovo attore si è aggiunto alla scena del conflitto: inizialmente sottotraccia, poi sempre più vistosamente, gruppi armati filoiraniani radicali dello Yemen, dalla metà di novembre hanno intensificato i loro attacchi a base di droni e motovedette contro le navi commerciali che attraversano il Mar Rosso. Alcuni dei colossi del commercio sul mare, tra cui Bp, Maersk ed Msc, hanno, perciò, deciso di cambiare rotta e di circumnavigare l’Africa, allungando il viaggio da e verso l’Europa di circa due settimane e tagliando fuori dalle rotte dei traffici il Mediterraneo. I tempi di consegna si sono pertanto dilatati e i costi sono aumentati di circa il 400%. Il tutto nel quadro di una crescente escalation in Medio Oriente. Tutto ciò non può non destare preoccupazione in quanti ritengono che il Mare Nostrum debba restare un’area di pace, di progresso e di sviluppo per tutti i popoli che si affacciano sulle sue sponde, e non certo trasformarsi in un Mare Morto se diventa pericoloso l’attraversamento del Mar Rosso. La parziale, quasi totale, interruzione della navigazione attraverso il Mar Rosso ha indotto diverse compagnie di navigazione ad attivare nuovi servizi di linea per il trasporto di container fra il Mediterraneo il Mar Rosso evitando ovviamente il transito attraverso lo stretto di Bab El Mandeb a rischio attacco da parte dei miliziani Houthi. Uno di questi nuovi collegamenti approderà al Medcenter Container Terminal di Gioia Tauro, come si apprende dall’ultimo rapporto di DynaLiners Weekly.

Ecco perché, ora più che mai, è indispensabile una forte ed efficiente sinergia tra pubblico e privato, così come viene perseguita nella politica europea delle infrastrutture, per continuare ad affermare in tutte le sedi la centralità e strategicità del porto calabrese. Su Gioia Tauro hanno scommesso le due maggiori compagnie armatoriali private non solo italiane ma tra le prime al mondo, Msc e gruppo Grimaldi, che stanno investendo massicciamente nello scalo. I terminalisti negli ultimi dieci anni hanno già investito oltre 230 milioni e continueranno a farlo ancora quest’anno e i successivi. Lo stesso fara l’Autorità di Sistema portuale con il programma recentemente approvato, che prevede lo stanziamento di poco meno di mezzo miliardo e la creazione di un bacino di carenaggio. Il porto di Gioia Tauro e una ricchezza per l’intero territorio, ha ribadito in più di un’occasione il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, secondo il quale la battaglia che sta conducendo il Governo a Bruxelles per una deroga per alcuni porti, tra cui quest’ultimo e Malta, apre un interessante spiraglio per il futuro dell’infrastruttura. Trovando il modo per sospendere gli effetti della direttiva sui porti europei, come richiesto all’unanimità dal Consiglio Regionale e da diverse interrogazioni parlamentari, lo scalo calabrese diventi fondamentale non solo per il transhipment, in quanto deve essere un porto dove le merci vengono anche scaricate e lavorate, creando ricchezza per il territorio. In particolare, alla luce delle decisioni di Msc e di Automar di investire ulteriormente nell’infrastruttura.

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All’emergenza pandemica si è unita quella energetica e alimentare senza precedenti, ma è dai momenti più difficili che spesso emerge la forza di costruire il futuro. Ancora tanto è il lavoro da fare per ribaltare vecchi schemi di gestione delle risorse pubbliche e per consolidare un nuovo profilo della Calabria produttiva e democratica. Il Sud è già protagonista di un notevole processo evolutivo, da Napoli a Palermo, dalla Puglia alla Basilicata; la Calabria è attualmente in bilico tra vecchi poteri e nuove identità. Espone da Gioia Tauro una dirompente prospettiva di sviluppo nazionale, ma non è del tutto padrona della propria storia; è ancora dipendente da flussi esterni, da progetti pensati altrove, da centri di decisione occulta che, scavalcando le istituzioni democratiche, impongono a volte interessi distorti. Come incidere su questo “meccanismo obliquo”? Le tante energie positive affiorate e cresciute nel governo locale, nell’università e nell’informazione, nei sindacati, nelle imprese e nel volontariato, hanno il sacrosanto diritto d’affermarsi nella loro potenzialità di sviluppo e innovazione.

 

Tratto da “Andata in porto. Gioia Tauro nella sfida euromediterranea” (Rubbettino) di Giuseppe Soriero, pp.300, 17,10€

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