Quesiti linguisticiSi può dire «deplastificazione» degli oceani? Risponde l’Accademia della Crusca

Niente vieta di “decoltellizzare” una cucina, in previsione di una festa di bambini o perfino di “degiannizzare” la propria vita se il fidanzato con quel nome cominciava a comportarsi in modo troppo ingombrante. Quello che si fa in questi casi è coniare di volta in volta un derivato transitorio

(Unsplash)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Una lettrice lamenta l’assenza del termine deplastificazione dai dizionari, e si domanda se sia lecito usarlo, ad esempio per esprimere il proprio desiderio di eliminare la plastica che affligge gli oceani (e in verità molti altri luoghi).

Risposta
Possiamo rassicurare la lettrice: per usare un termine, non sempre occorre che questo sia recepito dai dizionari. Soprattutto quando si tratta di parole derivate da termini già esistenti, vi è una certa libertà di formarle in maniera “volatile”, anche senza la garanzia che diventino usuali nella lingua di tutti. Si intende, seguendo le regole di formazione delle parole italiane. Ad esempio, niente vieta di “decoltellizzare” una cucina, in previsione di una festa di bambini che con i coltelli potrebbero farsi male; di “destrabicizzare” un volto a cui si erano disegnati per errore gli occhi storti; o di “dematriarcalizzare” una vacanza dove comandano troppo le donne; o perfino di “degiannizzare” la propria vita se il fidanzato con quel nome cominciava a comportarsi in modo troppo ingombrante: quello che si fa in questi casi è coniare di volta in volta un derivato di natura transitoria, agendo di propria iniziativa, ma sul modello dei consolidati e usuali derattizzare, depoliticizzare, depenalizzare, demedicalizzare, defiscalizzare.

In italiano il verbo denominale plastificare (dall’aggettivo plastico, connesso a plastica, basandosi sul francese plastifier) è entrato nell’uso almeno dal 1954 (fonti: DISC, GRADIT), con il senso di ‘rivestire (un oggetto) di plastica’. La realtà in cui viviamo ha fatto sì che un suo derivato mediante il prefisso de- di senso privativo (deplastificare, appunto) non serva tanto ad esprimere l’idea di eliminare la plastica che riveste un oggetto, quanto l’idea di eliminare la plastica che affligge la superficie terrestre; ma nella morfologia dell’italiano la formazione rimane del tutto legittima: partendo da plastificare, il verbo di senso privativo deplastificare e il sostantivo ulteriormente derivato deplastificazione si inseriscono perfettamente in serie già consolidate come umidificare – deumidificare – deumidificazione, qualificare – dequalificare – dequalificazione, gassificare – degassificare – degassificazione, o mistificare – demistificare – demistificazione.

Si può osservare che nei processi di derivazione sono sempre possibili diversi slittamenti di significato (cfr. Claudio Iacobini, Prefissazione, in Grossman-Rainer 2004, pp. 109-110, 126-128 e Maria Grossmann, Verbi denominali, ibid. pp. 452 e sgg., Verbi deaggettivali, pp. 461 e sgg.). Ad esempio, mentre ondeggiare parte dall’idea di ‘onda’ per esprimere quella di muoversi in modo simile a essa, borseggiare parte da ‘borsa’ per esprimere l’atto di rubarne una o più, schiaffeggiare significa dare schiaffi, frescheggiare significa stare al fresco; e potremmo continuare a dare esempi di come la derivazione mediante lo stesso suffisso determini ogni volta un rapporto un po’ diverso fra il significato del nome di partenza e quello del verbo derivato. In particolare per quanto riguarda il prefisso de- (Claudio Iacobini, cit., pp. 137, 141, 145, 146), in italiano esso può aggiungere alla sua base significati abbastanza diversi. Ad esempio, decaffeinare significa ‘togliere la caffeina’, decentrare significa ‘allontanare dal centro’ e declassare significa ‘portare su una classe inferiore’. Se aggiunto a verbi in -ficare, il prefisso de- ha essenzialmente senso privativo, quindi dequalificare significa ‘privare di una qualifica’ e degassificare significa ‘privare del gas’, ma già più complesso è il senso di decodificare, che significa piuttosto ‘interpretare un testo in codice’ (anche se in ultima analisi si parte dall’idea di ‘sciogliere, eliminare la codifica’). Tutto questo comunque ci mostra che quello fra i sensi di eliminare la plastica da un oggetto e da un luogo rimane uno slittamento di poco conto.

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