Sciarpette rosse La nuova The World’s 50 Best Restaurants sta arrivando

Tra poche ore a Las Vegas sarà rivelata la parte alta della classifica che premia il meglio della ristorazione mondiale. Nell’attesa ecco un riassunto della puntata precedente e qualche previsione per quanto riguarda i ristoratori italiani

The World’s 50 Best Restaurants 2023 Group shot, photo credits David Holbrook

Mancano poche ore e a Las Vegas verrà svelata la classifica The World’s 50 Best Restaurants, considerata l’Oscar mondiale della gastronomia. E cresce l’attesa per il risultato degli italiani, che hanno vinto soltanto in due edizioni, sempre con Massimo Bottura dell’Osteria Francescana di Modena, nel 2016 e nel 2018. Lo chef emiliano però in base alle nuove regole non potrà tentare il tris, visto che i vecchi vincitori del premio sono stati confinati in una riserva dorata che è una specie di hall of fame, Best of the Best, e non possono essere votati dai 1.080 tra giornalisti, chef, ristoratori ed esperti che costituiscono la giuria.

Quello che ha più speranze di ben figurare è Riccardo Camanini, di Lido 84 a Gardone Riviera, che l’anno scorso era al settimo posto dopo Virgilio Martinez di Central di Lima, il tris spagnolo Disfrutar (Barcellona), Diverxo (Madrid) e Asador Etxebarri (Atxondo), l’Alchemist di Rasmus Munk a Copenaghen e il Maido ancora a Lima.

Camanini rappresenta una vera anomalia, perché in realtà ha soltanto una stella Michelin, ma nel mondo è amato e riconosciuto come il più bravo di tutti nel nostro Paese e questo non può non sollevare interrogativi sulle lampanti differenze tra i criteri di valutazione dei 50 Best e la guida rossa francese. Comunque un ulteriore avanzamento dello chef di Lido 84 lo proietterebbe nell’empireo assoluto.

Gli altri quattro chef che nel 2023 figuravano nella top cinquanta sono Niko Romito con il suo Reale di Castel di Sangro (sedicesima posizione), Mauro Uliassi di Uliassi a Senigallia (trentaquattresima posizione), Massimiliano Alajmo di Le Calandre di Rubano (quarantunesima posizione) ed Enrico Crippa di Piazza Duomo ad Alba (quarantaduesima posizione).

In realtà di Alajmo già si sa che ha perso terreno, occupa la prima posizione, la cinquantunesima, della lista 51/100 che come ogni anno viene svelata con qualche settimana di anticipo rispetto alla celebrazione.

In questa “lista di attesa” figura anche, appena dietro Alajmo, al numero 52, l’Atelier Moessmer di Norbert Niederkofler a Brunico, che l’anno scorso non figurava in classifica perché quando i giudici erano stati chiamati a votare il locale altoatesino non era ancora aperto.

Nei secondi cento non figura nemmeno Enrico Bartolini, che lo scorso anno figurava al numero 85 e questo può avere due sole spiegazioni: che lo chef toscano recordman di stelle sia uscito dal radar dei votanti del 50 Best oppure che sia passato nella parte sinistra della classifica. E naturalmente tutti noi ci auguriamo che sia la seconda che abbiamo detto.

In ogni caso il vero boom per gli chef italiani è atteso per l’anno prossimo, il 2025, quando la manifestazione dovrebbe tenersi a Torino o comunque in Piemonte. Il condizionale si spiega con il fatto che la notizia non è ancora certa e verrà ufficializzata nelle prossime settimane. Ma quasi sempre il Paese che ospita trae beneficio dalle votazioni degli esperti. Non a caso l’anno scorso il 50 Best si tenne a Valencia e la Spagna piazzò tre ristoranti nei primi quattro. E quest’anno ci si attendono grandi cose dall’Atomix di New York del coreano Yunghyun Park.

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