AdattamentoLa teoria del camaleonte

Tempi di attesa e prezzi diversi da quelli ai quali eravamo abituati, pianificazione delle uscite, e della spesa, formule di servizio più smart. Anche nella ristorazione, the times they are a-changin’

Foto di Ante Hamersmit su Unsplash

Se frequentate abitualmente ristoranti e locali, avrete sicuramente notato che le cose sono cambiate, e che l’esperienza alla quale eravate abituati non è più la stessa di qualche tempo fa. I motivi del cambiamento sono molteplici, e dipendono da nostri atteggiamenti sbagliati, dalle circostanze, dall’economia globale e dalle conseguenze della pandemia.

Quello che dobbiamo imparare a fare noi, è adattarci alla nuova condizione, perché da qui – pare evidente – non si torna indietro.

Aspettare
Avete notato che da quando vi sedete a quando ordinate a quando vi arriva il cibo passa sempre più tempo? Non capita ogni tanto, non è più un’impressione. E dopo aver abbandonato il tavolo per servizio fuori tempo massimo un paio di volte, abbiamo dovuto semplicemente capire che queste sono le nuove tempistiche: lente. Manca personale, o quello che c’è è poco abile: noi aspettiamo, e ci godiamo la compagnia a tavola. Oppure ci annoiamo nell’attesa.

Pagare di più
L’aumento del costo degli ingredienti, degli affitti, del costo del lavoro, dell’energia e del personale portano necessariamente a un adeguamento del costo totale del nostro conto. Anche qui, è un dato di fatto, e comporterà scelte diverse per noi e per chi ci offre il servizio. Sceglieremo con maggiore attenzione, perché dovremo fare più i conti. Forse, riusciremo a dare il valore che merita a tutta la filiera di produzione, e capiremo che dobbiamo imparare a scegliere i ristoranti in base alle scelte di base che fanno a monte. Saremo disposti a investire, ma solo su chi ci offre autentica qualità. Sempre che sapremo riconoscerla.

Prenotare per tempo
E non solo ristoranti, ma anche pane o verdura. Succede moltissimo nelle grandi città, ma ormai senza una programmazione certosina nutrirsi fuori casa e procacciarsi cibo di qualità (o molto instagrammato!) è un’avventura che necessita pianificazione. Scegliere sull’onda dell’entusiasmo, entrare in un locale perché ci piace, scoprire posti nuovi semplicemente passeggiando sarà sempre più raro. Così come trovare il nostro pane preferito nel panettiere à la page senza averlo prima prenotato su WhatsApp.

Mangiare più velocemente
Soprattutto nei giorni più affollati e richiesti, soprattutto nelle grandi città o nei luoghi turistici, sempre più spesso la prenotazione comporta uno slot orario. Arrivare in ritardo vuol dire avere meno tempo per mangiare, le chiacchiere a fine pasto si vanno a fare altrove. Quella meravigliosa sensazione di “stare a tavola” anche oltre il caffè è un bel ricordo. Forse abbiamo approfittato troppo della cortesia e dell’accoglienza dei ristoratori, con troppi no show e troppe ore a occupare tavoli senza consumare, ma oggi non c’è dubbio che ce la stiano facendo pagare.

Andare al ristorante in giorni stabiliti
A ogni viaggio a Parigi ci stupivamo delle chiusure forzate dei ristoranti nel fine settimana: ma come, chiudi quando dovresti lavorare? Ci stiamo avvicinando a questa situazione anche da noi. E spesso, quando consigliamo un luogo, la prima cosa da verificare è quando è aperto. Se prima il lunedì era la giornata nera per le cene, oggi serve un file Excel per incrociare i dati. Sempre che i giorni di chiusura e apertura siano segnalati da qualche parte (ma questa è un’altra storia, e tiriamo le orecchie ai ristoratori che ci raccontano la loro filosofia di cucina ma si dimenticano di mettere su siti e account social le informazioni determinanti).

Avere meno “servizio”
È un dato di fatto assodato, ne abbiamo già parlato: meno personale, e meno formato, significa un servizio più snello. Vincono le formule più smart, che prevedono cose che dobbiamo fare da soli. E se una volta ordinare al banco e poi sedersi e rialzarsi per prendere il cibo era appannaggio dei fast food, oggi è una necessità anche nel bistrot o nelle gastronomie con cucina. Ci piace? No, ma ci adeguiamo, come un camaleonte che deve sopravvivere.

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