In the name of hateL’inaccettabile odio antiebraico della comunità Lgbt

Il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto condanna il clima antisemita che ha portato l’associazione ebraica queer David Keshet a disertare il Pride di Roma e i successivi nazionali:«Le minoranze che chiedono tutela per sé stesse a maggior ragione non devono attaccare altre minoranze»

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L’organizzazione ebraica queer “David Keshet” ha deciso di non partecipare alle manifestazioni del Pride in tutta Italia, a partire da quello di Roma di domani, per timore di subire aggressioni dovute al clima di odio sviluppatosi intorno alla loro partecipazione. Nel silenzio generale, il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto ha preso pubblicamente una posizione radicale, criticando l’ipocrisia di una comunità che, pur essendo vittima da sempre di odio e discriminazione, perpetua questi stessi atteggiamenti verso una minoranza al proprio interno, a causa di stereotipi e pregiudizi legati alla politica del governo israeliano. «È assurdo che una minoranza che chiede a viva voce da anni una legge contro l’odio, non sia schierata in modo compatto e fermo contro ogni forma di discriminazione. Trovo assurdo che qualcuno possa pensare che esistano forme di odio accettabili, che si possa legittimamente trasformare una persona in un target per una sua caratteristica personale: se non lo accettiamo per l’orientamento sessuale e l’identità di genere non vedo come possiamo accettarlo sulla base della nazionalità o della appartenenza religiosa. Se combattiamo l’omobitransfobia non possiamo non combattere l’antisemitismo».

Senatore Scalfarotto, come si spiega questo clima di antisemitismo?
La crisi di Gaza. Dopo gli eventi del 7 ottobre gli episodi di antisemitismo si sono moltiplicati in tutto il mondo, compresa la pretesa che le università italiane non collaborassero più con Israele. Ormai ciò che fa il governo Netanyahu viene addebitato non solo a tutti gli israeliani ma a tutti gli ebrei del mondo. Un atteggiamento incomprensibile. Addirittura negli Stati Uniti un ragazzo è stato attaccato a un Pride perché sfilava con la stella di David sulla maglietta. 

Come giudica il fatto che una comunità discriminata come quella Lgbtq possa prendere di mira una minoranza al suo interno come quella ebraica?
Lo considero inaccettabile in generale, ma soprattutto al Pride, perché il Pride è proprio la celebrazione dell’inclusione, dell’uguaglianza. È una manifestazione pensata e attuata per essere contro qualsiasi forma di odio. Le minoranze che chiedono tutela per sé stesse a maggior ragione non devono attaccare altre minoranze. Trovo che sia veramente una follia e per questo annuncio che se l’associazione “David Keshet” non sfilerà al Pride non lo farò neanche io. Se invece decideranno di partecipare io sarò accanto a loro. Perché se il Pride non è sicuro per qualcuno, non è più sicuro per nessuno.

Anche il portavoce del Pride di Roma, Mario Colamarino ha affermato che è una sconfitta per tutti quanti.
Lo è. Non si possono colpevolizzare delle persone a prescindere per il comportamento altrui, specialmente se si tratta di un governo straniero. Queste persone discriminate sono italiane, non israeliane. E neanche tutti gli israeliani sono d’accordo col governo Netanyahu. Quindi vengono attaccate per la loro religione: una barbarie incredibile che ci riporta a tempi bui.

Si aspetta nelle prossime ore una azione inclusiva in solidarietà con l’associazione “David Keshet”?
Finché questi ragazzi non si sentiranno sicuri di sfilare, il problema resterà. Non basta la mia dichiarazione di solidarietà: è bene che ce ne siano delle altre. Però chi organizza il Pride, le associazioni e tutta la comunità Lgbt devono prendere una posizione netta e mandare via chiunque volesse far sentire questi ragazzi poco sicuri, aggredirli o anche semplicemente attaccarli verbalmente durante la parata. Non sentirsi sicuri al Pride è inammissibile: gli organizzatori devono garantire loro che non accadrà nulla, mandando un messaggio chiaro a tutti coloro che parteciperanno.

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