Leader NatoMark Rutte sarà il nuovo segretario generale dell’Alleanza Atlantica

Il 2 ottobre il premier uscente olandese prenderà il posto di Jens Stoltenberg alla guida dell’organizzazione militare dei paesi occidentali

LaPresse

Il primo ministro uscente dei Paesi Bassi Mark Rutte  sarà il prossimo segretario generale della Nato, dopo che tutti e trentadue i membri dell’alleanza atlantica hanno concordato la sua nomina. Nonostante le critiche ricevute per il suo sostegno passato al progetto del gasdotto Nord Stream 2 e per non aver raggiunto il target di spesa per la difesa della Nato durante i suoi quattordici anni di mandato, Rutte è riuscito a ottenere il sostegno necessario, anche grazie al ritiro di Iohannis, che aveva ottenuto solo il sostegno del premier ungherese Viktor Orbán.

In questi anni il liberaldemocratico Rutte si è costruito la reputazione di pragmatico e abile negoziatore, capace di interagire efficacemente con i leader europei e mondiali.  Il suo mandato inizierà ufficialmente il 2 ottobre quando prenderà il testimone dall’attuale segretario Jens Stoltenberg. La cerimonia avverrà appena un mese prima delle elezioni presidenziali statunitensi del cinque novembre, le quali potrebbero influenzare significativamente il futuro dell’alleanza. L’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump è il favorito nei sondaggi e ha minacciato di ridurre gli aiuti militari all’Ucraina se rieletto. Uno scenario che potrebbe complicare una futura adesione di Kyjiv alla Nato. 

Sebbene un numero record di alleati abbia finalmente raggiunto l’obiettivo di spendere il due per cento del Prodotto interno lordo nella difesa, come richiesto per anni dal segretario Stoltenberg (e da Donald Trump), un terzo dell’alleanza è ancora lontano da questo traguardo, compresa l’Italia. Inoltre i paesi dell’Europa orientale hanno lamentato una scarsa rappresentanza nei ruoli di vertice della Nato, nonostante l’appoggio indefesso all’Alleanza atlantica, soprattutto dopo l’invasione russa in Ucraina. Per questo alcuni analisti hanno previsto una compensazione per il ritiro della candidatura del rumeno Iohannis, con unn’equa distribuzione dei ruoli chiave all’interno dei vertici Nato. 

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