Basic Income 4 Farmers Nel Regno Unito i contadini chiedono il reddito di base

Un gruppo di lavoratori, ricercatori e attivisti si sono alleati per ottenere interventi di sostegno a favore del settore agricolo

Credits Basic Income For Farmers

Quando si riguarda il conto del ristorante o anche banalmente lo scontrino del supermercato, si pensa mai al costo di produzione delle materie prime? E a quanto guadagnano le persone che lavorano la terra e producono il cibo che ogni giorno mangiamo? Nel Regno Unito un gruppo di contadini, ricercatori e attivisti si sono alleati per lanciare la campagna di sensibilizzazione Basic Income for Farmers (BI4Farmers) e far arrivare al governo un messaggio forte e chiaro: è arrivato il momento di istituire un reddito di base universale per tutti gli agricoltori e le agricoltrici del Paese, perché tra corsa al prezzo più basso e cambiamento climatico, produrre cibo oggi in United Kingdom (ma forse non solo) sta diventando economicamente insostenibile.

La Brexit è stata la miccia che ha fatto esplodere una questione latente: se già prima gli agricoltori erano sostanzialmente tenuti a galla dai fondi della Politica agricola europea (PAC), da quando il Regno Unito è uscito dell’Unione europea rischiano di fallire del tutto, perché il sistema nazionale di sussidi all’agricoltura non sta funzionando. E non si tratta solo di un problema di categoria: se gli agricoltori affondano, cola a picco anche il sistema agroalimentare della quinta potenza economica mondiale.

Già adesso, solo il 17 per cento della frutta e il 55 per cento della verdura consumati in Uk vengono prodotti entro i confini nazionali, come ha rivelato il Food Security Index. Mentre in un articolo uscito sul Guardian si legge che quest’anno l’autosufficienza del Paese potrebbe diminuire dell’8 per cento.

Ad aprile 2024, a sostegno della campagna, è stato pubblicato il report “Sowing the seeds of stability” (piantare i semi della stabilità). Sessanta pagine di dati, analisi e testimonianze per costruire le basi di una proposta che non rimanga solo teorica ma che possa mettere radici in Scozia, nel Galles, in Irlanda del Nord e in Inghilterra. Il rapporto si basa sia sulle esperienze dirette di agricoltori e coltivatori che su ricerche sul reddito di base e sul settore agricolo nazionale.

@Basic Income For Farmers

«Gli agricoltori si trovano ad affrontare una significativa volatilità del reddito dovuta a fattori quali il clima, le fluttuazioni del mercato e i fallimenti dei raccolti. Un reddito di base pagato ai lavoratori agricoli allevia la pressione sul modello di business consentendogli di concentrarsi sugli aspetti fondamentali: produrre cibo per le proprie comunità e prendersi cura della terra». Questo è il fil rouge del ragionamento di chi promuove la campagna BI4Farmers.

Un apprendista agricoltore scozzese tratteggia con queste parole il quadro instabile dentro cui ci si muove: «Molte aziende agricole su piccola scala non sono in grado di pagare adeguatamente il proprio personale, e non perché non vogliano. È solo che il sistema alimentare è impostato in modo tale che i titolari riescono a malapena a pagare sé stessi. Magari c’è chi, come me, può fare un tirocinio e accettare una piccola riduzione di stipendio o trasferirsi a vivere in una roulotte, ma molte altre persone non se lo possono permettere. C’è una disuguaglianza che perpetua la disuguaglianza».

Il costo reale del cibo sarebbe sufficiente a sostenere le aziende agricole e a garantire un sostentamento dignitoso agli agricoltori, se non fosse che le pressioni per abbassare i prezzi hanno reso le catene di approvvigionamento precarie e gli appalti imprevedibili. Di questo ne risentono la salute mentale e il benessere dei contadini.

I prezzi alimentari bassi non sono poi sinonimo di accesso garantito al cibo, tantomeno sano. E infatti il Regno Unito ha i livelli di insicurezza alimentare più alti d’Europa. Un altro grosso problema è la carenza di manodopera. Un numero sempre maggiore di agricoltori si sta avvicinando alla pensione mentre i giovani non trovano attraente questo settore, disincentivati proprio dai redditi troppo bassi.

«Il reddito base fa la differenza tra essere continuamente stressati da pensieri come: “Riuscirò a mangiare questa settimana? Ce la farò a pagare la bolletta del telefono? Dovrò chiudere questo mese perché non sono riuscito a vendere abbastanza?”, dicevo fa la differenza tra vivere e sopravvivere, specialmente all’inizio». Queste parole arrivano dal Galles.

@Basic Income For Farmers

Ecco che «sulla base del lavoro svolto finora, sembra che parte della soluzione potrebbe essere un reddito di base per gli agricoltori». Che tradotto, significa fornire sicurezza finanziaria a chi coltiva la terra direttamente e sotto forma di un pagamento regolare, incondizionato e individuale.

Questo avrebbe come ricaduta positiva il miglioramento della salute e del benessere mentale dei produttori e dei braccianti. Un reddito di base per gli agricoltori potrebbe rendere più accessibili le ferie e avere orari di lavoro ragionevoli, rendendo la carriera agricola più appetibile per le nuove generazioni.

Infine la questione ambientale è parte di un quadro certamente più ampio, ma se l’agricoltura diventasse un mezzo di sostentamento sostenibile, anche la strada verso una transizione ecologica giusta risulterebbe più percorribile.

«Il Regno Unito si ritrova con agricoltori oberati di lavoro e sottopagati. Se vogliamo costruire sistemi alimentari adatti a resistere al cambiamento del panorama politico con la Brexit, utilizzando pratiche agricole che rispettino adeguatamente l’ambiente e che inizino ad affrontare veramente l’insicurezza alimentare, dobbiamo rendere l’agricoltura una carriera praticabile», si legge ancora nel report.

Il reddito di base dovrà essere in contanti (no voucher), regolare (non una tantum), individuale, incondizionato (si deve basare sulla fiducia, sulla solidarietà e sulla convinzione che le persone sappiano meglio di chiunque altro di cosa hanno più bisogno) e universale. Questi i punti fermi messi a terra dopo mesi di lavoro. Alcuni effetti di questa misura, se venisse attuata, sarebbero immediati, altri a medio e altri ancora a lungo termine.

La campagna si sta rivelando un utile strumento di pressione. Ma è ancora work in progress. Il percorso di riflessione è iniziato nel 2023 e tra gli scopi c’era quello di rendere protagonisti gli stessi agricoltori, braccianti e produttori incoraggiandoli a discutere le possibili soluzioni agli ostacoli finanziari che devono quotidianamente affrontare.

Oggi, dopo l’uscita del rapporto, è stato creato uno spazio di dialogo per raccogliere e accogliere suggerimenti, punti di vista, critiche e valutazioni. Il primo momento di confronto si è svolto online il 9 maggio. Il prossimo è previsto per il 13 novembre 2024.

In Italia una proposta simile è stata avanzata, ma non in maniera così strutturata. L’idea è di Famiano Crucianelli, presidente del biodistretto della via Amerina e delle Forre, che ha scritto un libro dal titolo “Reddito di contadinanza”. Per Crucianelli «oggi, e non domani» sono necessarie iniziative che incidano sul settore agricolo. Al contrario il destino è la decadenza del settore stesso. E il primo passo «è dare un salario minimo ai contadini che intendono assumersi la responsabilità di garantire cibo sano e sostenibilità ambientale e avviare così una nuova relazione tra le attività umane e la natura».

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