Francia a destraL’harakiri di Macron apre il gioco delle desistenze per il secondo turno

Il Rassemblement National ha vinto al primo turno delle elezioni legislative francesi con il 33,2 per cento dei voti, seguito dalla sinistra unita nel Nuovo Fronte Popolare con il 28,1 per cento dei consensi. Il presidente francese ha perso il suo azzardo e ora si troverà comunque con le mani legate

Jordan Bardella (La Presse)

Marine Le Pen (33,2 per cento) cavalca trionfante l’ondata di disincanto definitivo dell’elettorato francese nei confronti di Emmanuel Macron, il clamoroso sconfitto di questo voto. La sinistra, apparentemente unita ma in realtà radicalmente divisa, fa un buon risultato, il 28,1%, ma fallisce in pieno il tentativo di presentarsi come forza di governo. È e sarà solo una “forza di blocco” contro l’estrema destra, si vedrà con quale successo.

Questa la sintesi del totalmente inedito risultato del primo turno elettorale in Francia, che certifica col 21 per cento il più che dimezzamento dei parlamentari del presidente della Repubblica, da 250 a un centinaio e poco più e quindi e soprattutto il rigetto popolare non solo delle specifiche scelte legislative, ma addirittura dell’intero progetto politico di Macron. Il centro politico francese d’ora in poi diventa infatti ininfluente con i macronisti, così come i neogollisti (10 per cento) ai margini di un gioco politico, di maggioranze che si costruiscono e si costruiranno tutte alle estreme.

Fallisce così la strategia di Emmanuel Macron, che apparve trionfante con la sua prima elezione nel 2017, di vincere il voto e il consenso popolare con un nuovo, grande centro, che attinge spregiudicatamente al riformismo socialista come a quello neogollista, con “homines novi”, tecnocrati, a partire dallo stesso presidente, forgiati dalla migliore e più efficiente burocrazia dell’Europa. Fallisce nel rigetto, nell’impopolarità di un Emmanuel Macron accusato non più dai media, ma dal responso delle urne, di non essere in sintonia col Paese, isolato nel Palazzo. Una incapacità di “sentire” il suo popolo, una “hubris” che infatti lo ha portato a indire, senza che nessuno glielo chiedesse, un’ora dopo il risultato pessimo delle europee, queste elezioni anticipate che assomigliano molto a un harakiri.

Riemerge dunque in Francia un bipolarismo secco che però è anomalo, perché vede una destra-destra compatta e con quasi certezza maggioritaria in Parlamento, contrapposta però a una sinistra del Front Populaire  che consegue sì un eccellente risultato elettorale ma che in realtà è totalmente disunita. L’alleanza tra i socialisti, i seguaci di Raphaël Glucksmann e la France Insoumise di Jean Luc Mélenchon è infatti del tutto opportunista, imposta di forza dalla legge elettorale maggioritaria e totalmente disomogenea, del tutto incapace di proporsi come forza unitaria di governo. Per di più moralmente minata dall’antisemitismo islamo-gauchista di Jean Luc Mélenchon.

Si apre ora il complesso gioco delle desistenze per un secondo turno nel quale in circa duecento collegi il ballottaggio non è a due, ma a tre. Concorre infatti chi ha ottenuto il 12,5 per cento degli aventi diritto al voto (circa il 20 per cento dei voti espressi). Emmanuel Macron ha subito fatto appello a un fronte di blocco contro la destra. Jean Luc Mélenchon ha di fatto aderito annunciando il ritiro del proprio candidato a fronte di un macronista o neogollista meglio posizionato. Così Èduard Philippe e molti altri dirigenti del campo anti Rassemblement National .

Dunque, la polarizzazione è massima, il “tutti contro Le Pen” è corale. Ma, per la prima volta dopo il 2002, la prima sfida tra Jacques Chirac e Jean Marie Le Pen alle presidenziali, non è detto che domenica prossima funzioni. Se si confermeranno i risultati del primo turno, come è probabile, il Rassemblement National con i neogollisti di Èric Ciotti supererà infatti i 289 seggi e Jordan Bardella potrà chiedere di essere nominato primo ministro a capo di una maggioranza netta.

Se così non sarà, per un capovolgimento netto della dinamica del voto, dato che la Costituzione impedisce elezioni prima di dodici mesi, Emmanuel Macron sarà costretto a nominare premier un qualche notabile in grado di governare con i voti del Rassemblement National e di quei neogollisti che non hanno seguito Èric Ciotti nell’alleanza elettorale con Marine Le Pen.

In ogni caso, a fronte di questo primo turno che ha visto il Rassemblement National superare l’exploit delle europee, Emmanuel Macron, con la sua pattuglia parlamentare più che dimezzata, avrà le mani legate.

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