EndorsementHarris ha già il numero di delegati sufficienti per ottenere la nomination del Partito Democratico

Secondo Cnn e Politico la vice presidente degli Stati Uniti avrebbe raggiunto l’appoggio di almeno millenovecentosettantasei "pledged delegates" necessari per ottenere la nomina alla convention di Chicago del 19-22 agosto

LaPresse

Kamala Harris ha ottenuto il sostegno necessario per diventare la candidata democratica alla presidenza degli Stati Uniti. Con il voto virtuale di oltre trecento delegati del suo stato, la California, Harris ha superato la soglia dei millenovecentosettantasei delegati necessari per la nomination, un risultato confermato da fonti autorevoli come Politico e Cnn. Oltre alla California Harris ha ricevuto un pubblico endorsement anche dalle delegazioni di New York, Louisiana, Maryland, Kentucky, Tennessee, North Carolina, South Carolina, Wisconsin, Maine, Massachusetts, Utah, Iowa, South Dakota, Nevada, New Jersey e Texas

«Stasera sono orgogliosa di essermi assicurata l’ampio sostegno necessario per diventare la candidata del nostro partito e, in quanto figlia della California, sono fiera che la delegazione del mio Stato abbia contribuito a portare la nostra campagna in alto. Non vedo l’ora di accettare formalmente la candidatura al più presto. Nei prossimi mesi viaggerò in tutto il Paese per parlare agli americani di tutto ciò che è in ballo. Ho tutta l’intenzione di unire il nostro partito, unire la nostra nazione e sconfiggere Donald Trump a novembre», ha dichiarato la vice presidente degli Stati Uniti in una nota diramata dal suo staff. 

Alla Convention nazionale del Partito democratico che si terrà a Chicago dal 19 al 22 agosto, Harris dovrebbe quindi ottenere la nomination grazie al sostegno della maggioranza assoluta (la metà più uno) dei pledged delegates, ovvero i delegati assegnati proporzionalmente in base ai voti ottenuti nei distretti congressuali o nei distretti legislativi statali da Joe Biden durante le primarie. Se a sorpresa nessun candidato raggiungerà almeno la maggioranza assoluta di millenovecentosettantasei delegati al primo scrutinio, si procederà con ulteriori scrutini fino a quando uno dei candidati ottiene la maggioranza. 

A votare alla Convention ci saranno anche i delegati unpledged, noti anche come superdelegati, svincolati dai risultati delle primarie e dei caucus, possono sostenere qualsiasi candidato di loro scelta alla convention. In tutto dovrebbero essere oltre settecento e comprendono membri del Comitato Nazionale Democratico, governatori democratici, membri democratici del Congresso, e altri leader del partito. 

La prima tappa elettorale di Harris sarà in Wisconsin, uno stato chiave del Midwest che sarà decisivo in vista delle elezioni del 5 novembre contro Donald Trump, assieme al Michigan e la Pennsylvania. Biden ha faticato in questi Stati che sono considerati essenziali, ma la vice presidente degli Stati Uniti ha l’opportunità di invertire la tendenza, specialmente tra gli elettori afroamericani e giovani. 

Un altro segnale positivo per Harris è la notevole raccolta fondi che in pochi giorni ha raccolto già ottantuno milioni di dollari, poco meno dei novantacinque che Biden aveva alla fine di giugno. Questi nuovi fondi provengono in parte anche dal sostegno di cantanti e attori di Hollywood tra cui Shonda Rhimes, Jamie Lee Curtis e Cardi B. 

Data quasi come certa la nomina di Harris, ora si apre la partita per scoprire chi sarà il suo (o la sua) candidata vicepresidente. Tra i nomi in ballo ci sono il governatore del Kentucky Andy Beshear, il segretario ai trasporti Pete Buttigieg, il governatore della Carolina del Nord Roy Cooper, il senatore dell’Arizona Mark Kelly, il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro, il governatore dell’Illinois J.B. Pritzker e la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer.

 

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