Ali di alianteLa cessione di Ita a Lufthansa è un’ottima notizia, ma la strada è ancora lunga

Il successo della operazione tanto attesa per l’ex compagnia di bandiera dipenderà dalla capacità dell’Italia di lasciare piena autonomia nella gestione e nella strategia della compagnia, senza interferenze politiche. L’editoriale dell’Istituto Bruno Leoni

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Alla fine, è arrivato il via libera della Commissione europea all’acquisizione di Ita da parte di Lufthansa: quando l’operazione sarà perfezionata, il vettore tedesco avrà acquisito il quarantuno per cento di quello italiano per la somma di trecentoventicinque milioni. Il resto rimarrà in pancia al Tesoro, ma gli accordi prevedono che dal 2025 Lufthansa potrà salire fino al novanta per cento per poi acquisire la totalità del capitale dell’ex Alitalia dopo il 2033.

Il disco verde dell’Antitrust europeo è arrivato dopo sette mesi di difficile negoziato, ed è subordinato alla cessione di alcuni slot sulle rotte in cui il merger avrebbe fatto venir meno qualunque alternativa. La rigidità della Commissione ha quasi rischiato di far fallire la trattativa, non considerando che i continui interventi pubblici per ripianare le perdite di Ita costituivano una distorsione della concorrenza molto maggiore di qualunque cosa avrebbe potuto verificarsi sulle singole tratte 

Tutto bene quel che finisce bene? Sì e no. Sicuramente si tratta di un passo importante: forse quello più importante in assoluto nella tormentata storia della compagnia di bandiera, coi suoi numerosi tentativi di privatizzazione nessuno dei quali si è rivelato risolutivo, e che infatti si sono tutti risolti con un ritorno allo Stato. Tutti i precedenti avevano in comune un diktat politico: mantenere Alitalia indipendente. Ma per le sue caratteristiche ciò non era economicamente sostenibile: Alitalia, nelle sue varie incarnazioni, era troppo grande per essere piccola e troppo piccola per essere grande.

Finalmente, se ne prende atto e la strategia per emancipare lo Stato da Alitalia (e viceversa) passa per l’inserimento all’interno di un gruppo di maggiori dimensioni. Questo probabilmente valorizzerà ulteriormente lo scalo di Fiumicino, che non si vedrà degradato a hub di una compagnia regionale ma che potrà crescere di importanza nei cieli europei.

Va dato atto a Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti di aver compreso questo fatto e di aver agito di conseguenza, superando le numerose resistenze politiche interne ed esterne. Sarebbe sbagliato, però, pensare che la questione sia ormai dietro le spalle.

L’operazione potrà dirsi conclusa solo se, e quando, Alitalia (o Ita che dir si voglia) sarà completamente uscita dal perimetro dello Stato. Ciò non potrà avvenire fino al 2033: abbiamo quindi davanti almeno un decennio e una strada lunga e complessa, in cui vi saranno fisiologici cambi di governo. Durante tale periodo Lufthansa testerà la serietà del nostro paese e soprattutto vorrà capire se l’acquisizione, vista dall’Italia, equivale a una cessione effettiva o se Roma vorrà continuare ad avere voce in capitolo sulle strategie industriali e commerciali. A novembre, col closing, avremo fatto una mossa decisiva nella direzione giusta. È importante che il percorso intrapreso venga portato fino in fondo.

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