Disfatta a BruxellesLe due maschere di Meloni e quer pasticciaccio brutto sulla von der Leyen

La leader sovranista si trova in un paradosso politico: come capo dei Conservatori europei è rimasta fuori dai giochi delle nomine e non può far votare a favore della presidente della Commissione Ue, ma come presidente del Consiglio non può permettersi un voto contrario, come una Vannacci qualsiasi

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C’è una commedia di Pirandello intitolata “La signora Morli uno e due”. Se al nome “Morli” sostituiamo “Meloni” abbiamo la fotografia della penosa situazione in cui si trova la presidente del Consiglio italiana a una settimana dalla votazione del Parlamento europeo per la conferma di Ursula von der Leyen come presidente della Commissione europea. 

Meloni ha costruito un bel pasticcio con la formazione del gruppo dei Conservatori che non è minimamente riuscito a entrare nel grande gioco europeo, rimasto saldamente nelle mani dei vincitori delle elezioni di giugno, popolari, socialisti e comunque liberali. Caso mai, nella partita stanno entrando i Verdi – un po’ di voti in più a Ursula, terrorizzata dai franchi tiratori, servono come il pane – che hanno posto, come in precedenza aveva fatto Renew Europe, un aut aut recepito dalle tre grandi famiglie: se entriamo noi non ci dovrà essere nessun rapporto con i Conservatori. 

Dunque il gruppo meloniano, tra l’altro umiliato dai “Patrioti” parafascisti capitanati da Viktor Orbàn con madame Le Pen e Matteo Salvini al seguito, è tenuto ai margini dal grande accordo europeo per la semplice ragione che non si è staccato dalla destra nella quale peraltro è in minoranza. L’operazione dei Conservatori pertanto è risultata come una scorciatoia trasformistica che le tre grandi famiglie democratiche non hanno avuto difficoltà a smascherare, così che il cordone sanitario è scattato anche per loro.

In questa situazione, “Meloni uno” come leader di Fratelli d’Italia non può votare a favore di Ursula, ma “Meloni due” in quanto capo del governo italiano non può nemmeno votarle contro come se fosse un Roberto Vannacci qualsiasi. Conclusione: gli europarlamentari di Fratelli d’Italia avranno libertà di scelta, cioè una scappatoia penosa per sfuggire alla micidiale contraddizione in cui la presidente del Consiglio italiana li ha ficcati. 

Insomma, dal punto di vista strategico la vicenda europea per Meloni è stata una débacle. Con  la prospettiva non esaltante di essere totalmente ininfluente nelle dinamiche reali di Bruxelles oppure di subire il cannoneggiamento dei populisti di Orbàn-Salvini e dei nazisti a guida Adf (“Europa delle nazioni sovrane”) ogniqualvolta tentasse di avvicinarsi alla nuova maggioranza che si appresta a confermare Ursula von der Leyen alla guida della Commissione europea. Un capolavoro pirandelliano, quello di Giorgia Meloni, solo che qui non siamo a teatro.

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