Il padre della grappa Morto a novant’anni Benito Nonino

L’uomo che ha trasformato la bevanda da prodotto da osteria in distillato di qualità si è spento nella sua casa a Percoto

Alambicchi della Distilleria Nonino, @FotoCiol

Ogni volta che sorseggiamo una grappa monovitigno® ci ricorderemo di lui. Benito Nonino, l’uomo che ha dato una nuova, elegante identità alla grappa, si è spento nella sua casa-azienda a Percoto, in provincia di Udine. Aveva novant’anni, e la sua straordinaria vita è stata dedicata al distillato italiano per antonomasia.

I Nonino sono una famiglia di distillatori dal 1897. Il Friuli è parte di quel territorio in cui la grappa è nata: il Triveneto e, dall’altra parte, il Piemonte. In queste zone la grappa è parte della cultura. Ma negli anni Settanta Benito, insieme alla moglie Giannola, ha realizzato che a questo prodotto non veniva accordata la giusta considerazione: bevanda “da osteria”, la grappa non veniva bevuta dalle donne né dagli “intenditori”. Così iniziano ricerche ed esperimenti, per dimostrare che la grappa è veramente buona e che nulla ha da invidiare ai vari distillati internazionali, come Cognac o Whisky.

E così nell’annata 1973-1974 i Nonino arrivano a distillare la prima grappa monovitigno®. Lavorando le uve Picolit singolarmente, Giannola e Benito ottengono un distillato che conserva le caratteristiche del vitigno di origine. È una rivoluzione per tutto il settore: è logico immaginare che precedentemente a qualcuno fosse capitato di distillare una partita di uve di un determinato tipo separatamente dalle altre, ma per caso.

Una volta le vinacce venivano raccolte e tenute in disparte per lungo tempo. Fu Benito Nonino a intuire che per ottenere grappe di carattere bisognava lavorare vinacce fresche. Ne nacque un metodo che tuttora è in uso alla Nonino, azienda che lavora al cento per cento con metodo artigianale, usando il metodo di distillazione a vapore discontinuo: cinque distillerie artigianali consentono di distillare contemporaneamente alla vendemmia. Le vinacce, appena raccolte, vengono immesse in tini d’acciaio per la fermentazione che dura dai tre ai sei giorni; la raccolta avviene lo stesso giorno della vendemmia.

Da ricordare anche il Premio Nonino, istituito nel 1975 da Benito e Giannola per valorizzare la permanente attualità della civiltà contadina. Quell’anno i coniugi Nonino scoprirono che alcuni vitigni tipicamente friulani, Schioppettino, Ribolla Gialla, Pignolo e Tezzelenghe, stavano scomparendo. Infatti non erano compresi nell’elenco dei vitigni autorizzati. Così Giannola e Benito istituirono un premio per i viticoltori che coltivassero queste uve.

Alla fine nel 1978 i vitigni vengono riconosciuti. E nel 1984 vengono definiti vitigni raccomandati. E al Premio Nonino Risit d’Aur (barbatella d’oro), nato con l’intento di premiare il vignaiolo che più si fosse distinto nella cura e nella promozione dei vitigni autoctoni friulani, si affiancò il premio Nonino Letteratura, dedicato ad autori che promuovessero l’attualità della cultura contadina come veicolo di valori.

Alla guida della prima giuria Mario Soldati. Ma non basta, tra i premiati, nel corso degli anni, si contano sei personalità che poi avrebbero ricevuto il Nobel, per la letteratura, per la pace o per la fisica: Rigoberta Menchù (Premio Nonino 1988, Premio Nobel 1993), V.S. Naipaul (Premio Nonino 1993, Premio Nobel 2001), Tomas Tranströmer (Premio Nonino 2004, Premio Nobel 2011), Mo Yan (Premio Nonino 2005, Premio Nobel 2012), Peter Higgs (Premio Nonino 2013, Premio Nobel 2013), Giorgio Parisi (Premio Nonino 2005, Premio Nobel 2021)

L’eredità di passione, cultura e amore per la qualità lasciata da Benito è oggi retaggio delle tre figlie Antonella, Cristina ed Elisabetta, tutte parte attiva dell’azienda, accompagnate dalla madre Giannola e affiancate dalla generazione successiva, le nipoti di Benito.

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