Dal resentin alla GrapparinhaNumeri e geolocalizzazione dei consumi di grappa

Il distillato che nasce dalle vinacce sta conquistando generazioni sempre più giovani, sia in purezza che in aggiunta a nuovi cocktail. Non ci sono sorprese invece sulle zone di maggior produzione

Foto di Matthias Böckel da Pixabay

Il trio di regioni in pole position non meraviglia – oltre l’ottanta per cento della grappa viene distillato nel Nord Italia – e il Trentino-Alto Adige, il Veneto, che ne è il primo produttore, e il Friuli-Venezia Giulia, con eccellenze come Nonino, hanno in proposito una seria tradizione e un amore dichiarato. È l’età dei consumatori, piuttosto, a sorprendere, ovvero la sua popolarità tra i giovani della Generazione Z: oltre quarantasei milioni di visualizzazioni di contenuti a tema grappa su TikTok e quasi 360.000 post su Instagram per l’hashtag #grappa. Con un nove per cento di acquisti online attribuibile soprattutto agli under trenta.

Se i dati raccolti con Google Trends non mentono, anche le dieci regioni dove la parola “grappa” è di tendenza non sono tutte così scontate. Alle prime tre seguono, nell’ordine: Valle D’Aosta, Calabria, Basilicata, Lazio, Lombardia, Puglia e Piemonte. Stupisce questo ultimo posto, dato che tra le sei regioni indicate nel 1989 dalla Comunità Europea come rappresentanti della produzione artigianale della grappa figurano appunto il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, il Trentino, l’Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia, oltre che la sottozona Barolo.

Che l’identikit del consumatore tipico – uomo over quaranta che vive al Nord – sia in evoluzione lo indicava già nei mesi scorsi un sondaggio AstraRicerche e Grappa Libarna, condotto su un campione di 1.000 persone tra i 18 e i 65 anni, elencando tra i principali consumatori  i Millennial: cinque su dieci la bevono di frequente o saltuariamente, soprattutto con gli amici.

Elementi che, nell’insieme, sembrano indicare nuovi modi e nuovi consumatori per uno dei distillati più caratteristicamente italiani, ma apprezzato anche all’estero, con una crescita di esportazioni del trentadue per cento tra il 2019 e il 2022 per un totale di sessanta milioni di euro.

La storia della grappa, infatti, da non confondere con l’acquavite, che si produce distillando l’uva intera fermentata e non solo la vinaccia, è, fino a un certo punto, quella di un rimedio popolare contro il freddo e la fatica, diffuso fin dal sedicesimo secolo tra i contadini piemontesi, veneti e trentini e consacrato dagli alpini durante la prima guerra mondiale. Solo nel secondo dopoguerra il suo status inizia a cambiare e il suo consumo a diffondersi tra la borghesia. Restando, tuttavia, un distillato “tradizionale”, legato a un certo tipo di pubblico e di consumo.

Ora si scopre che piace molto alle donne, soprattutto al Sud (49 per cento) rispetto al Nord-Ovest (38 per cento) o al Nord-Est (42 per cento), alle coppie (48 per cento) più che ai single (34 per cento), e incontra di più nelle città medie e grandi (47 per cento) rispetto ai piccoli centri (35 per cento).

E se si conferma, per sette italiani su dieci, il liquore preferito per il consumo casalingo, o in compagnia di amici e parenti, oltre il 65 per cento ama ordinarla anche al bar, in enoteca o al ristorante. Per le donne, soprattutto (52 per cento) significa prima di tutto convivialità (52 per cento) e solo secondariamente è un rito o una tradizione (39 per cento); mentre per gli uomini è un piacere (41 per cento), che per il venti per cento rappresenta anche un momento privato, da godersi in solitudine.

A usarla convivialmente sono i venticinque-trentaquattrenni (53 per cento), per i diciotto-ventiquattrenni è una tradizione (44 per cento), mentre tra i quarantacinque-cinquantaquattrenni diventa semplicemente un aiuto per la digestione (40 per cento).

Anche secondo un report elaborato da AssoDistil la grappa viene consumata dal trenta per cento degli italiani tra i 18 e i 65 anni, soprattutto fuori casa, un dato che sale al 43 per cento nelle fasce d’età più giovani.

Con il cambiare dei consumatori, cambia anche il modo di degustare la grappa; non più e non solo digestivo da fine pasto, o ammazzacaffè, ma anche come ingrediente per un cocktail. Un’ indagine del 2021 curata da Nomisma dava una piccola percentuale (tre per cento) di consumatori che avevano sperimentato cocktail a base di grappa, ma il trentacinque per cento di persone interessate a provarli, tra i quali rientrano soprattutto i giovani.

Quella della mixology quindi potrebbe essere la nuova frontiera della grappa, che ha già avuto successo in versione estiva ghiacciata e che viene sempre più prodotta con caratteristiche particolarmente aromatiche da abbinare a lime, succhi di frutta, o proposta in varianti dei classici Spritz, Negroni, e così via, come la Grapparinha o la Grappa Libre.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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