Attimi scomponibili Le Olimpiadi sono una celebrazione corale del fenomeno del tempo

La competizione sportiva più famosa al mondo è alle porte. Da Los Angeles a Parigi, gli strumenti di misurazione e diffusione delle performance degli atleti sono diventati via via più precisi e tecnologici. Così, Omega ripercorre i suoi traguardi di quasi un secolo

courtesy of Omega

Il tempo è un concetto relativo solo finché non riguarda lo sport. Forse è per questo che alle attività sportive e più in generale agli atleti, anzi, diciamo pure all’atletismo in generale, oggi è dedicata tanta attenzione. Una tale affezione può essere spiegata anche in virtù del fatto che si tratta di un’area, di uno spazio esistenziale in cui il tempo si può misurare. Diventa tutto a un tratto misurabile. Scomponibile in millesimi di secondo, anzi, il millesimo di secondo non è affatto una struttura arbitraria in questo caso, perché esercita una fondamentale componente, decide un record, una vittoria o una sconfitta.

Lo sport è un segmento della vita in cui perfino i millesimi di secondo sono valorizzati. Questo reca un’illusione di controllo che è difficilmente reperibile altrove. Potremmo dire che le Olimpiadi sono una immensa celebrazione corale del fenomeno del tempo. Le case di orologi battono in anticipo, in anticipo sul ticchettio sempre più insistente delle lancette, che questa estate conduce direttamente a Parigi, per i Giochi olimpici del 2024 (26 luglio-11 agosto). Una tradizione celebrata con sistemi di misurazione sempre più tecnologici, sofisticati, all’avanguardia. Basti pensare che Omega partecipa dal 1932, quando la kermesse sportiva fu organizzata a Los Angeles.

Olympic timekeeping, courtesy of Omega

Non era ancora neppure scoppiata la seconda guerra mondiale, non era stata inventata la bomba atomica, Einstein aveva da poco messo a punto la teoria della relatività. Il tempo viveva ancora di codici unanimi, sospesi, lenti, più lenti di quelli di oggi. Che cosa accade poi? Nel 1948, quando già aveva subito un’accelerazione in avanti e procedeva al doppio della velocità, Omega introduce il cronometraggio, uno strumento che supera la capacità fisica dell’occhio umano. È l’esordio ufficiale dell’era elettronica. Individuando le posizioni degli atleti in gara, fermandosi non appena questi tagliano il traguardo.

Progressi scientifici del genere non hanno influenzato soltanto lo sport, dando inizio a una transizione epocale che altera, cambia, modifica tutti gli ambienti. Fermando e memorizzando in tempo reale ciò che avviene, l’occhio ormai sostituito e potenziato da marchingegni ad altissima potenza, la stampa segue a ruota. Così l’informazione. La storia si trasforma in cronaca. La cronaca diventa brevissima e rapidissima. Si trasforma a sua volta in notizia. La notizia si frantuma via via assumendo le vesti di una notifica. E così fino ad arrivare ad oggi, in flash discontinui e ininterrotti.

courtesy of Omega

A Innsbruck, nel 1964, Omega lancia il primo Omegascope e così anche l’esperienza visiva dell’attività sportiva – e non solo – altera la sua natura: la cronaca si trasferisce sullo schermo, si rivolge agli spettatori anche fuori dagli spalti, dentro i locali, raccolti di fronte alle televisioni o intorno alle radio. Tutto si svolge contemporaneamente, il tempo del racconto sportivo e quello della vita reale si sovrappongono: è il potere della diretta. In diretta avviene presto anche il nuoto con l’introduzione del primo Swim Eight-O-Matic, timer semiautomatico e dei touchpad, dispositivi orientati a reagire al minimo tocco, così che quando un atleta raggiungeva il traguardo era capace di fermare il tempo con le proprie mani.

A Montreal nel 1976 Omega mostra tempi, punteggi e graduatorie trasmettendo informazioni all’intero stadio. E a Seoul, nel 1988, istituisce per la prima volta il cronometraggio computerizzato, ossia l’archivio di informazioni digitali: è il coronamento di un nuovo modo di intendere l’esistenza. Tutto presenta un deposito di conoscenze: ogni cosa si può approfondire istantaneamente ed è accessibile a chiunque. L’obiettivo è allora rendere i nuovi strumenti di elaborazione della realtà via via più precisi; ad esempio, il Quantum Timer di Omega a Londra nel 2012 ha segnato l’inizio di una nuova generazione di prodotti di cronometraggio, cento volte maggiore rispetto ai precedenti.

courtesy of Omega

Adesso le prestazioni di ogni atleta sono misurate al millimetro, al millesimo di ogni secondo. Ecco che torna il tempo, frammentato, sezionato in ogni suo aspetto: ogni sua manifestazione è rallentabile, fermata, un fotogramma diffuso migliaia di volte, sugli schermi dello stadio, su quelli televisivi, su quelli minuscoli dei cellulari. È successo a Pechino nel 2018. A Parigi, questa estate, la Scan’O’Vision MYRIA verrà sostituita con la Scan’O’ Vision Ultimate, in grado di scattare quarantamila immagini al secondo.

Cosa ci attende in futuro? Il sociologo Jean Baudrillard sosteneva, ancora nel Novecento, che le immagini avrebbero condotto all’uccisione del reale. Una tesi ripresa dal filosofo Paulo Barone, il quale sostiene che a seguito del suo essere stato sgranato e continuamente rifinito, il reale sia scomparso, raggiunto in tutti i suoi punti da una lente d’ingrandimento in grado di renderlo accecante. Viviamo un presente all’insegna della precarietà, frammentato e scomposto. Per questo la natura stessa di queste immense riunioni sportive, dove il tempo riacquisisce senso, vive di spunti condivisibili e condivisi da tutti, impossibili da mettere in discussione, vibra a frequenze ancora più alte, anzi, più sintonizzate.

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