Questo mese il Media Freedom Rapid Response (Mfrr) ha pubblicato il suo report semestrale dedicato agli attacchi alla libertà di stampa in Europa. Questi i dati più significativi. Nel primo semestre del 2024 ci sono stati settecentocinquantasei attacchi alla libertà di stampa in Europa, che hanno colpito un totale di milleduecentododici giornalisti o media attivi nei trentacinque paesi monitorati.
Gli attacchi più comuni sono stati: intimidazioni o minacce; ostacolo all’attività giornalistica; delegittimazione, persecuzione, insulti e “bullizzazione” (bullying, nel report). In breve, nella maggior parte dei casi i giornalisti si sono trovati in situazioni che hanno reso difficile svolgere il proprio lavoro, a causa di pressioni di persone comuni o soggetti con una qualche forma di potere. Hanno avuto difficoltà a recarsi nei luoghi dove raccogliere informazioni, a ottenere dati da fonti ufficiali e a diffondere i propri prodotti giornalistici.
Nell’Unione europea sono diminuiti gli attacchi fisici ai giornalisti, ma sono aumentati quelli verbali e online, così come le forme di censura e interferenze sulla linea editoriale dei giornali. La maggioranza delle azioni sono state commessi da privati cittadini, ma si è registrato un aumento degli attacchi da parte di politici e pubblici ufficiali.
L’Italia è il paese dove sono stati censiti più attacchi (novantasei), seguita da Turchia (settantasei) e Germania (settantadue). Considerando che delle settecentocinquantasei violazioni registrate, quattrocentosettantaquattro sono avvenute in paesi dell’Unione europea, quasi un quinto delle violazioni totali osservate nell’Unione è accaduto in Italia.
Il report dedica tre approfondimenti tematici a tre situazioni specifiche legate alla salute della libertà della stampa in Europa: le leggi “anti-media”, lo spoofing (la diffusione di informazioni false a nome di una persona che non ne è consapevole, per esempio tramite i deep fake) e le elezioni.
Un numero crescente di governi illiberali europei ha iniziato ad adottare leggi a difesa della sovranità nazionale per sanzionare i giornali indipendenti come agenti esterni. È accaduto in Ungheria, Slovacchia. Georgia. Il copione ormai è collaudato e prevede tre stadi.
Primo, il governo smette di destinare investimenti pubblicitari statali ai media critici e fa pressione sui soggetti privati per spingerli a fare lo stesso, pena la perdita di remunerative commesse pubbliche.
Secondo, ritrovandosi senza una quota ingente di ricavi derivanti dalla pubblicità (statale o private) e a fronte di una scarsa disponibilità di lettori e lettrici a sottoscrivere un abbonamento, i media colpiti si rivolgono a donatori esterni, come enti privati o istituzioni europee, per far quadrare i conti.
Terzo, i governi illiberali approvano leggi per punire come agenti esterni i giornali beneficiari di questo tipo di finanziamenti, che spesso sono Ong giornalistiche senza scopo di lucro: a loro si applicano quindi le stesse norme sanzionatorie pensate per le altre Ong. A quel punto, queste testate possono scegliere tra due opzioni: piegarsi alla linea del governo o rischiare la bancarotta.
Lo spoofing rappresenta invece l’ultima frontiera della delegittimazione dei giornalisti e dei media troppo critici verso le autorità. In estrema sintesi, con spoofing si intende tutto quell’insieme di tecniche che permettono di assumere l’identità di un’altra persona o di un’entità (in questo caso: una testata) senza che questa ne sia consapevole – qui una definizione più completa.
Anche rubare le password di accesso a un account social e postare a nome del proprietario di quell’account può classificarsi come spoofing. Le moderne tecnologie, come l’intelligenza artificiale generativa, rendono molto facile spacciarsi per qualcun altro – in questo caso, un reporter o un commentatore inviso al governo – diffondendo informazioni false, fuorvianti o decontestualizzate a suo nome.
I deepfake, per esempio, stanno iniziando a venir utilizzati per diffondere video falsi dove si vedono giornalisti più o meno noti dire frasi sconvenienti o prendere posizioni divisive. Prima che la vittima se ne accorga e rettifichi le informazioni false che le sono state attribuite, quel video può esser già stato condiviso e visto decine di migliaia di volte, come è accaduto nel caso della nota giornalista slovacca Monika Tódová.
Un’altra forma di spoofing sempre più frequente è la creazione di siti che richiamano la grafica e i contenuti di testate famose, ma hanno un dominio lievemente diverso (es. larepubblica.it al posto di repubblica.it). Su questi siti fake vengono diffuse informazioni false, confondendo i lettori meno attenti. Lo scorso anno hacker russi hanno lanciato online versioni false dei giornali francesi 20 minutes, Le Monde, Le Parisien e Le Figaro.
Nel primo semestre del 2024, infine, si sono tenute circa venti elezioni, tra tornate europee, nazionali, regionali e locali. Nei periodi di campagna elettorale, secondo il Mfrr, si sono intensificati gli attacchi a giornalisti e media critici.
Mentre la parte iniziale del report offre una prospettiva paneuropea, la seconda si concentra su dieci paesi specifici, sei membri dell’Unione europea e quattro candidati: Croazia, Francia, Germania, Italia, Ungheria, Slovacchia, Serbia, Albania, Ucraina e Georgia.
I casi più gravi di attacco alla libertà dei media registrati in Italia hanno riguardato l’indipendenza del servizio pubblico, la Rai. Sono stati osservati undici casi di interfenza editoriale, a cui vanno aggiunte la modifica della legge sulla par condicio e la cancellazione del monologo antifascista dello scrittore Antonio Scurati.
Anche la potenziale vendita dell’agenzia di stampa Agi al deputato leghista Antonio Angelucci e il licenziamento dei caporedattori del Messaggero, dell’Espresso e della Svolta sono stati indicati come segni di un generale deterioramento della libertà di stampa in Italia.
Stando ai dati raccolti dal Mfrr, tra gli elementi più visibili di questo trend negativo ci sono stati gli attacchi (fisici, verbali e legali) subiti da giornalisti e media indipendenti italiani: quattro giornalisti sono stati picchiati mentre svolgevano il proprio lavoro; alcune redazioni sono state vandalizzate da attivisti no vax; vari esponenti del governo, tra cui la premier Giorgia Meloni, hanno attaccato giornali indipendenti come Domani o Fanpage.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto, inoltre, ha citato in giudizio lo stesso Domani per diffamazione, un caso che può classificarsi come Slapp, ovvero una denuncia infondata che mira a far tacere il giornalista o il giornale denunciato e – di riflesso – le altre voci critiche dell’operato del governo e dei suoi membri. Per quanto riguarda la libertà dei media, l’Italia sembra assomigliare sempre più alle avanguardie oggi della “cattura dei media” in Unione europea: Ungheria e Slovacchia, oggetto della prima puntata di Illiberalia.