Effetto spugnaRestituire la terra al mare per combattere le esondazioni

Per gli scienziati era «un grande esperimento», per gli agricoltori «vandalismo ambientalista», per i politici conservatori «un piano ridicolo». Alla fine, un progetto nato per rendere più sicura una piccola penisola del Somerset, in Inghilterra, sembra aver portato a successi incoraggianti, che potrebbero segnare la via per altre zone d’Europa e del mondo

Matt Poole/USFWS (via Flickr)

«Io lo chiamo vandalismo ambientalista. Non torno più da quelle parti perché altrimenti mi sento depresso». Era stato questo il commento rilasciato dall’agricoltore inglese Robert Pocock nel 2014, quando gli abitanti del Somerset avevano finalmente potuto vedere il risultato di un investimento da venti milioni di sterline (circa ventisei milioni di dollari) sul loro territorio. In quell’occasione, per la prima volta dopo secoli le acque del mare avevano invaso di nuovo le zone umide della piccola penisola di Steart, nella costa sudoccidentale dell’Inghilterra. Ora, dieci anni dopo, si può provare a tirare le somme sui risultati dell’intervento, come ha fatto qualche giorno fa il New York Times in un lungo articolo firmato da Rory Smith

Il progetto, portato avanti dalla Environment agency nazionale insieme alla charity Wildfowl and Wetlands Trust, nasceva con un doppio proposito. Innanzitutto, ingegneri, scienziati e ambientalisti volevano ricreare un habitat sempre più raro in tutta Europa, quello delle “salt marsh”, le paludi salmastre. Come dimostrato da un articolo uscito su Nature nel 2022, si stima che negli ultimi trecento anni più del cinquanta per cento delle zone umide europee siano andate perse, con conseguenze incalcolabili per la biodiversità, visto che molte specie proprio in queste aree si riproducono e cercano riparo. L’Inghilterra intanto, dal 1860 ad oggi, ha perso l’ottantacinque per cento delle sue paludi salmastre. 

Ma non solo: l’intento era anche quello di proteggere i centri abitati più interni dalle esondazioni, sfruttando la funzione di “spugna” tipica delle aree umide costiere. Queste aree lagunari, di confine tra terra e mare e attraversate da centinaia di canali, sono infatti naturalmente soggette ad allagamenti ciclici, anche se l’intervento dell’uomo ha provato, nel tempo, a renderle produttive o abitabili. In Italia, questo processo è avvenuto ad esempio nel Delta del Po e lungo i fiumi più grandi, che in condizioni non antropizzate modificano lentamente il proprio corso. 

Inizialmente, l’idea radicale di restituire parte della costa alle acque dell’Atlantico è stata accolta con molto scetticismo. Chi coltivava le terre destinate alla nuova palude ha ricevuto cinquemila sterline per ogni acro di terreno perso, ma in molti casi non si è ritenuto soddisfatto. Gli agricoltori hanno accusato l’Environment agency di utilizzare i soldi pubblici per costruire una “Disneyland per uccelli”, mentre Ian Liddel-Grainger, politico del Partito conservatore ed ex membro del parlamento, si è opposto fermamente all’iniziativa. 

«In questo momento l’Environmente Agency sta portando avanti un piano stravagante e ridicolo per inondare la penisola di Steart al fine di creare un “meraviglioso” habitat per la fauna selvatica. Dimostrerà anche ai ficcanaso di Bruxelles che stiamo facendo tutto il possibile per soddisfare gli obiettivi dell’Unione, per rendere la vita più confortevole agli usignoli che vivono nei canneti». ha detto Ian Liddel-Grainger in un discorso di cui vale la pena riportare un estratto. Il riferimento all’Unione europea non era casuale. 

Alys Laver, la naturalista che fin dal principio monitora il progetto, ne ha parlato in passato come di un «grande esperimento», pensato anche per andare incontro a quelle che all’epoca erano le richieste comunitarie. Nonostante l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, la direzione era già quella indicata dall’attuale Restoration law, la nuova legge – parte del Green Deal – che pone obiettivi molto ambiziosi per tutti gli Stati membri, proprio a livello di ripristino e restauro degli habitat.

«Naturalmente tutto ciò è una sciocchezza e uno spreco di denaro – aveva proseguito Liddel-Grainger – stiamo spendendo trentuno milioni di sterline per scavare buche a Steart. Sono assolutamente a favore dei nostri amici pennuti, ma credo di essermi perso qualcosa. È possibile che una nuova direttiva europea metta gli uccelli davanti alle persone? Sto iniziando a chiedermelo». 

Eppure, alla fine sono innanzitutto i cittadini del Somerset ad aver beneficiato del progetto. Un esempio riportato dal New York Times è particolarmente significativo: lo scorso anno è stato il più piovoso della storia nella zona di Steart, ma il villaggio in cima alla penisola non è stato allagato, come sarebbe invece avvenuto dieci anni fa, e le strade sono rimaste praticabili. La zona umida, in altre parole, ha fatto da cuscinetto e protetto gli abitanti. Lo stesso risultato sarebbe stato impossibile affidandosi solo alle vecchie paratie, molto meno efficaci.

A questo successo si sommano gli impatti positivi in termini di tutela della biodiversità, attrattività a livello turistico della nuova palude salmastra e, soprattutto, assorbimento del carbonio. Nonostante la nostra attenzione sia solitamente rivolta ad alberi e foreste, le zone umide sono infatti tra gli ambienti più efficienti in assoluto nella riduzione dell’anidride carbonica atmosferica. 

Secondo Alys Laver, allo stato attuale ogni anno la penisola di Steart annulla le emissioni corrispondenti al riscaldamento di trentatremila abitazioni. In più, la popolazione sembra aver accolto la palude, rendendola parte della propria identità, e mettendo a disposizione il proprio tempo libero per attività di volontariato nella gestione del sito.

La speranza, per Laver, è che adesso questo circolo virtuoso possa essere replicato in tutte quelle zone del mondo in cui il cambiamento climatico sta portando allagamenti ed esondazioni. L’idea è quella di governare e anticipare il mutamento del territorio, riportando gradualmente l’acqua dove è sempre stata, prima che avvenga in modo improvviso, incontrollato e violento.

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