Un calciatore della prima divisione tedesca sarebbe stato messo fuori squadra per un commento omofobo. È successo al Wolfsburg, uno dei più noti club della Bundesliga, che nei giorni scorsi ha confermato l’episodio che ha coinvolto un suo attaccante, il trentatreenne Kevin Behrens. Si tratta di un giocatore abbastanza apprezzato in Germania, nonostante sia arrivato ai massimi livelli solo di recente e dopo una lunga gavetta, facendosi conoscere soprattutto con la maglia dell’Union Berlino e conquistando anche la sua prima (e finora unica) presenza in Nazionale nell’ottobre del 2023.
Il caso risale in realtà alla fine di settembre, ma è stato rivelato pubblicamente dai media tedeschi solo adesso. Il 9 ottobre la Bild ha infatti scritto che Behrens si era rifiutato di firmare una maglietta arcobaleno per un’iniziativa benefica, dicendo: «Non firmerò mai queste str*****e gay». Il Wolfsburg ha confermato alla testata quanto avvenuto, spiegando che l’attaccante aveva fatto dei commenti «non in linea con le posizioni della società». Lo stesso Behrens, sentito telefonicamente dalla Bild, aveva ammesso tutto e si era voluto scusare, aggiungendo di non voler commentare ulteriormente quanto accaduto. Molti siti hanno parlato di una sospensione del giocatore dalla squadra, ma la Bild ha precisato che non risultano attualmente sanzioni o provvedimenti ufficiali verso il giocatore. Va anche considerato che Behrens non era un titolare del Wolfsburg neppure prima di questo episodio, aveva giocato pochissimo e pare non rientrasse nei progetti tecnici dell’allenatore Ralph Hasenhüttl.
Non il primo caso al Wolfsburg
Su queste cose in Germania non si scherza. I club sono quasi tutti fortemente schierati in favori dei diritti delle minoranze, nella lotta al razzismo e all’omofobia, anche grazie al loro stretto rapporto con i tifosi. Quando Behrens ha ribadito più volte di non voler firmare la maglia, la questione è stata segnalata ai vertici del club, e il giocatore ha dovuto parlarne con il direttore sportivo Sebastian Schindzielorz, al quale avrebbe assicurato di non avere nulla contro la comunità omosessuale. La società ha quindi agito prontamente per risolvere internamente il problema: anche per questo, non è sicuro che ci saranno davvero conseguenze concrete per il giocatore, nonostante le polemiche.
Il Wolfsburg ha già avuto un precedente di questo tipo nell’estate del 2018, quando l’allora ventenne attaccante croato Josip Brekalo (in seguito visto in Italia con le maglie del Torino e della Fiorentina) dichiarò alla rivista Kicker che non avrebbe indossato mai una fascia da capitano arcobaleno, come invece previsto dal club. «Non posso sostenere completamente questa azione, perché contraddice la mia fede cristiana – aveva dichiarato –. Non ho problemi con le persone che vivono uno stile di vita diverso, ma non voglio indossare un simbolo che le rappresenti». Nonostante quelle dichiarazioni, già Brekalo non aveva subito alcuna sanzione da parte della società, anche per via del fatto che, non essendo il capitano della squadra, il suo rifiuto di indossare la fascia era di scarsa rilevanza.
Non è tutto oro quello che luccica
Pochi contesti sportivi sostengono la lotta contro l’omofobia quanto il calcio tedesco. Le società rivendicano continuamente la loro vicinanza al tema, organizzano iniziative sia interne che collegiali come Bundesliga, e spesso hanno anche gruppi di tifo esplicitamente Lgbtq+ (il più noto è il Queerpass Bayern, del Bayern Monaco). Qualcosa di simile avviene in Inghilterra, ma è molto più rara – se non proprio inesistente – in Italia, Spagna e Francia (dove ci sono state invece molte polemiche di recente proprio sul disinteresse delle società nel punire i non pochi calciatori omofobi).
Anche alcuni dei più noti calciatori tedeschi hanno ribadito la propria vicinanza alla comunità Lgbtq+, come il centrocampista del Bayern Monaco Leon Goretzka: dopo essersi espresso sull’argomento in varie interviste, durante gli Europei dell’estate 2021 celebrò un gol all’Ungheria facendo un gesto del cuore, un’implicita denuncia contro le leggi di Orbán e anche contro l’atteggiamento omofobo degli ultras magiari.
Ma non sempre i buoni propositi vanno di pari passo con le azioni concrete, anche in Germania. Del caso di Brekalo si è già scritto, ma non è stato l’unico caso in cui un club ha evitato di prendere provvedimenti contro un giocatore che aveva espresso posizioni omofobiche. All’inizio del 2023, il centrocampista Felix Nmecha condivideva su Instagram dei post di un fondamentalista cristiano statunitense che se la prendeva con la comunità trans e il pride, definendoli strumenti del demonio.
Anche Nmecha giocava al Wolfsburg e nemmeno in quel caso la società lo sanzionò; la polemica emerse con maggiore forza in estate, quando il giocatore si trasferì al Borussia Dortmund, un club con una delle tifoserie maggiormente sensibili al tema della diversità. I fan – con in prima fila il gruppo Lgbtq+ Rainbow Borussen – si opposero all’acquisto, ma il presidente Watzke decise di procedere ugualmente. Sotto una facciata inclusiva, quindi, pure in Germania si notano difficoltà nel sanzionare giocatori che sono di fatto risorse tecniche e finanziarie: anche nel calcio si fatica a conciliare idealismo e realpolitik.