Mentre il mondo è concentrato sul conflitto in Medio Oriente e le elezioni statunitensi si avvicinano con molte incognite, la Russia, nonostante il suo coinvolgimento militare in Europa, continua a portare avanti con costanza la sua strategia di penetrazione geo-strategica nel «backyard» latino di Washington. E cerca di approfittare della convulsa congiuntura internazionale per attirare il meno possibile l’attenzione verso i suoi interessi in Centroamerica, dove il Cremlino è già riuscito, silenziosamente, a costruire e consolidare in Nicaragua uno dei più grandi centri di cyber-sorveglianza fuori dal territorio nazionale grazie all’alleanza con il governo autoritario di Daniel Ortega, sin da quando è tornato al potere nel 2007.
La Russia, che da quasi vent’anni ha un seggio nella Conferenza delle forze armate centroamericane (Cfac) da quasi un ventennio e che dal 2015 è partner nella Banca Centroamericana per l’Integrazione Economica (Cabei) attraverso un accordo di finanziamento commerciale della Banca Interkommerz, ha fatto da pochi giorni ingresso ufficiale anche nel parlamento centroamericano (Parlacen) come Paese osservatore. La decisione, approvata dalla maggioranza, ha incontrato solo qualche debole critica da parte di Panama e Guatemala, che non ha tuttavia trovato un appoggio in El Salvador, Honduras e Repubblica Dominicana, gli altri membri del Parlacen.
Un anno prima, ad agosto del 2023, la maggioranza dei centoventisei deputati aveva sancito anche l’ingresso della Cina con lo stesso status, in un movimento che aveva permesso a Pechino di scippare la poltrona che fino a quel momento era stata di Taiwan. L’ingresso delle grandi potenze asiatiche nel Parlacen per «rafforzare i legami di amicizia e cooperazione» aumenta l’influenza anti-Usa nella regione dove contano principalmente sull’allineamento di Cuba, Venezuela e Nicaragua. Eppure, nel caso della Russia, potrebbe esserci dell’altro.
La sorveglianza russa in America latina
Nello studio “Come la tecnologia di sorveglianza russa sta rimodellando l’America latina” pubblicato a fine settembre dall’Università internazionale della Florida, il ricercatore Doug Farah evidenzia infatti come nell’ultimo decennio, la Russia abbia condotto con successo «una campagna di guerra irregolare e poco notata per fornire ai suoi alleati latinoamericani di sofisticate tecnologie di sorveglianza e strutture informatiche progettate dallo stato russo e spesso gestite da funzionari dell’intelligence russa». Queste strutture sarebbero «fondamentali per la sopravvivenza dei regimi repressivi di Nicolás Maduro in Venezuela, Daniel Ortega in Nicaragua, Miguel Díaz-Canel a Cuba» e al contempo potenzialmente capaci di «indebolire la democrazia e minacciare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti».
A Washington ne sono consapevoli, al punto che il Comando meridionale degli Stati Uniti (Southcom) ha riconosciuto, nella dichiarazione strategica del 2024 del generale Laura Richardson, che «la Russia conduce una serie di azioni maligne, tra attività informatiche, campagne di disinformazione e proiezioni di forza militare» nella regione, attraverso cui «cerca di destabilizzare le democrazie prendendo di mira istituzioni pubbliche e quadri governativi sensibili, interrompendo infrastrutture critiche e rubando informazioni».Tra le numerose ramificazioni della rete informativa russa nella regione, a generare maggiori preoccupazioni è certamente quella che si articola nel complesso militare ad alta sicurezza di Cerro Mokorón in Nicaragua.
Le informazioni corrono lungo l’asse Mosca-Managua
Nell’unità cinquecentodue delle forze armate nicaraguensi è infatti attivo il Sistema per le attività investigative operative (Sorm). Creato nel 1986 come programma del Kgb per intercettare le linee telefoniche fisse e giunto alla sua terza versione, il Sorm-3 è, secondo Farah, in grado di «sorvegliare individui attraverso comunicazioni digitali, internet e telefoniche, oltre che monitorare le transazioni con carta di credito». A febbraio 2023, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha sanzionato aziende e individui russi coinvolti nella produzione o utilizzo di Sorm, che «consente la raccolta di informazioni di intelligence nazionali ed estere della Russia, il monitoraggio e la soppressione del dissenso».
A Mokorón opera da oltre un ventennio la Direzione dell’intelligence militare e del controspionaggio (Dicim) nicaraguense che – rivela un’inchiesta giornalistica del quotidiano d’opposizione Confidencial –, utilizzando un radiogoniometro, localizza geograficamente i segnali telefonici, televisivi o radiofonici generati nello spettro radio e «segue l’attività di presunti gruppi sovversivi e le comunicazioni degli eserciti vicini». A questo i russi hanno aggiunto il Sorm-3, sistema gestito, secondo Confidencial, «sotto la diretta supervisione delle agenzie di intelligence russe» e utilizzato «per monitorare le ambasciate straniere e individuare possibili golpisti» anti-governativi. Circostanza ammessa dallo stesso Daniel Ortega nel 2023 nel corso della cerimonia di consegna delle medaglia d’oro al merito per i funzionari di polizia, in cui ha affermato che «i fratelli della federazione russa, militari specializzati, realizzano corsi per le forze di polizia di Paesi della regione e dello stesso Nicaragua» per fornire competenze utili nella lotta «contro golpisti e terroristi», come sono identificati gli esponenti dell’opposizione.
Anche queste attività di addestramento sono finite nel mirino del dipartimento del Tesoro Usa secondo cui le strutture russe sono usata per formare «i repressori del regime di Ortega» con «il manuale di oppressione del governo autoritario russo» che ha portato già «alla detenzione e all’imprigionamento ingiusto di persone per aver espresso dissenso o esercitato pacificamente i propri diritti umani e fondamentali». Le sanzioni non hanno impensierito né Mosca, né Managua.
Visti i successi ottenuti dalla cooperazione, lo scorso marzo il parlamento del Nicaragua ha autorizzato il governo della Russia a finanziare, costruire e gestire in totale autonomia un «centro di formazione» della polizia a Managua (Rtc). Definita da Confidencial una «nuova attività di copertura per l’intelligence di Mosca», la costruzione del centro rientra nell’accordo di sicurezza tra i due Paesi firmato a febbraio durante una visita in Nicaragua dal segretario del Consiglio di Sicurezza russo, generale Nikolai Patrushev, e approvato dall’Assemblea nazionale controllata da Ortega.
A sollevare dubbi sono le concessioni stabilite nell’accordo di cooperazione: all’articolo sei, l’accordo prevede che la costruzione di «edifici, strutture e impianti» per il funzionamento del centro siano «effettuate dalla parte russa in modo indipendente» e che gli immobili «saranno di proprietà della Federazione Russa». L’articolo cinque dispone inoltre che «le attività saranno svolte sotto la direzione generale del capo della rappresentanza diplomatica della Federazione Russa in Nicaragua» e che tutti i funzionari russi «non saranno penalmente, civilmente o amministrativamente responsabili» davanti alle leggi nicaraguensi «per ciò che dicono o scrivono e per tutte le azioni che compiono nell’esercizio delle loro funzioni».
Secondo fonti citate da Confidenzial, in diverse basi militari nicaraguensi sarebbero state installate ulteriori antenne e attrezzature di spionaggio russe. Soprattutto alla periferia di Managua nei pressi della laguna di Nejapa dove è già attiva anche una stazione terrestre del Sistema globale di navigazione satellitare, Glonass (versione russa del Gps), sistema vietato negli Stati Uniti e in gran parte d’Europa per il suo duplice utilizzo nella raccolta di informazioni, considerato in «odore» di spionaggio. Le installazioni Glonass in Nicaragua, così come quelle in Brasile e Cile, sarebbero – riferisce il quotidiano nicaraguense – molto più sofisticate di quanto richiesto per sistemi di geolocalizzazione simili.
L’intreccio politico militare tra Mosca e Managua e le complesse vicende legate alle attività di intelligence del Cremlino in Nicaragua e nel resto del sub-continente rimandano a una Russia attiva globalmente a geometrie variabili, e capace di alternare l’azione militare in Ucraina, le attività di influenza su molti governi africani, soprattutto in chiave anti-europea, e le silenziose attività di ascolto in America latina.