Siamo entrati in possesso della relazione che Elly Schlein terrà davanti al comitato centrale, o come si chiama adesso. Si può parlare di una svolta, anche nella fermezza dei toni. «Cari amici (basta con ’sto tutte e tutti), il voto in Liguria ha dimostrato in modo inequivocabile che la linea del campo largo non funziona. Anche perché è basata sull’asse preferenziale con il Movimento 5 stelle, un partito che ha evidentemente esaurito la sua spinta propulsiva. Giuseppe Conte ci fa perdere, e Andrea Orlando ne sa qualcosa. Uno che bombarda l’alleanza in piena campagna elettorale non è affidabile e ammetto di aver subìto il suo diktat su Renzi. Perciò basta inseguire gli altri. Da oggi ognuno per la sua strada. È finito il tempo dei veti e dei ricatti. Il populismo, come l’Unione sovietica, è irriformabile. Noi abbiamo esagerato a dar troppo credito a Giuseppe Conte. È venuto il tempo di svincolarci da un rapporto nel quale hanno prevalso furbizie e inganni. Noi ci rivolgiamo agli elettori di quel Movimento 5 stelle su cui sta calando il sipario: guardate al Partito democratico. Come è avvenuto in Liguria».
Elly Schlein poi prosegue: «È evidente che la coalizione è sbilanciata a sinistra. Le manca cioè una forza, un raggruppamento, un soggetto con chiara vocazione di governo e posizioni in grado di attrarre i consensi della parte più moderna e realista del Paese, che magari oggi vota per il centrodestra. Questo problema va preso di petto. Pertanto il Partito democratico deve sollecitare una soluzione e concorrere a trovare le modalità e le personalità per costruire questo nuovo soggetto. In questo senso, nomino Paolo Gentiloni coordinatore di un gruppo di lavoro dedicato a questo tema con il compito di avviare contatti con tutti gli esponenti di area riformista e di arrivare in tempi brevi a redigere un nuovo programma fondamentale di governo».
Nel merito, Schlein parla di politica estera: «Dobbiamo essere molto più chiari. Basta con le ambiguità. Per esempio, sul conflitto tra Israele e il terrorismo, noi, auspicando un processo che porti alla pace, dobbiamo stare dalla parte di Israele senza se e senza ma, e condannare ogni forma di solidarietà con il terrorismo. Il pacifismo è una bella cosa se indica soluzioni, altrimenti rischia di alimentare confusione e dunque noi non parteciperemo a manifestazioni ambigue. “Due popoli due Stati” resta una posizione giusta, ma oggi è un’utopia: quale sarebbe questo Stato palestinese finché c’è Hamas? Voglio essere chiara: posizioni come quelle espresse da Marco Tarquinio o Laura Boldrini sono inaccettabili. E basta con le ambiguità lo dico anche a proposito dell’Ucraina, questione sulla quale la nostra linea è quella espressa al Parlamento europeo da Pina Picierno e Elisabetta Gualmini».
Quanto ai temi economici, afferma: «Noi dobbiamo mettere al centro i temi della crescita, della produttività, della modernizzazione del sistema industriale. Non dimenticando il tema dei salari, certo, che però va inserito in un quadro più ampio di politica economica, altrimenti si fa solo demagogia. Siccome questo gruppo dirigente non ha grande competenza in materia, dobbiamo rivolgerci a chi, fuori dal partito, conosce questi argomenti per definire proposte serie che attualmente non siamo in grado di avanzare, il che per un partito che ambisce a governare è evidentemente un grosso problema».
Infine, la segretaria del Pd di sofferma sui problemi interni del Partito: «Noi siamo in ottima salute. Ma i risultati raggiunti non ci consentono ancora di essere vincenti: infatti abbiamo perso tutte le elezioni regionali, ad eccezione della Sardegna. Ci manca ancora molto per raggiungere e superare Fratelli d’Italia, ed essendo evidente che alle elezioni politiche lo scontro sarà tra me e Giorgia Meloni, è indispensabile salire dalle parti del trenta per cento. E lo voglio dire con franchezza: questo gruppo dirigente non mi pare pienamente all’altezza della situazione. I nostri dirigenti sono per lo più sconosciuti. In tv non vengono chiamati. Nessuno lancia idee nuove. La colpa è anche mia perché finora ho diretto il partito in modo molto centralistico, di fatto non dando peso alla segreteria e alla direzione. Ma il Partito democratico non è una cosa personale. Dunque daremo vita a una campagna di apertura a forze esterne, e valorizzeremo il pluralismo interno. Dico anche che non dobbiamo aver paura di discutere: c’è troppo conformismo, addirittura opportunismo, per paura di perdere potere. Invece i dirigenti e la segretaria vanno criticati liberamente, ma ormai nemmeno la minoranza alza la voce. Questo clima unanimistico non va bene».
E la conclusione è molto forte: «Dopo le disastrose gestioni precedenti, io ho salvato il Partito democratico da una deriva che lo avrebbe portato a fondo. Ho costruito una forza personale notevole. Ma, cari amici, da sola non ce la faccio. O facciamo le cose che ho proposto e voi tutti vi date una regolata, o io me ne vado e ve la sbrigate da soli. Grazie».
P. S. proprio mentre riferiamo di questo discorso, Elly Schlein ci ha chiamato per dire che è un falso. Ci scusiamo con i lettori.