«October surprise» L’impatto dell’uragano Milton sulla campagna elettorale statunitense

I recenti eventi meteorologici estremi hanno riacceso l’attenzione sui temi ambientali e climatici, sottolineando le abissali differenze tra gli approcci di Kamala Harris e Donald Trump. Per la candidata democratica potrebbe essere una notizia positiva

AP Photo/LaPresse (ph. Martin Zetina)

A Orlando, terza città più popolosa della Florida, non si trovavano più le torce a batteria sugli scaffali. Le stazioni di servizio non avevano più carburante. Le autorità imploravano la popolazione di evacuare e mettersi in salvo.

«È una questione di vita o di morte», ha affermato il presidente Joe Biden circa ventiquattro ore prima dell’atterraggio sul suolo statunitense della tempesta Milton. «Fondamentalmente l’intera parte della penisola della Florida è sotto un qualche tipo di allerta o di avvertimento», ha detto invece il governatore Ron De Santis, disponendo pattuglie autostradali per trasportare taniche di benzina aggiuntive per le centinaia di automobili in coda sulle strade, intimando agli abitanti di evacuare e non rinchiudersi nelle proprie case.

L’uragano Milton si è abbattuto sulla Florida classificato a una categoria inferiore rispetto al previsto, ma i danni registrati tra giovedì e venerdì sono stati ingenti. Durante la «tempesta del secolo», così come è stata definita dal presidente Biden, tre milioni di persone sono rimaste senza corrente, con venti fino a duecento chilometri orari. Prima che l’uragano toccasse la costa della Florida, si contavano già centoventicinque case distrutte. In tre ore, secondo la Cnn, è caduta la stessa quantità di pioggia che si registra normalmente nel giro di tre mesi. Milton è il terzo uragano a colpire la Florida quest’anno, dopo Francine e Helene, e il bilancio delle vittime totali è ancora in aggiornamento (sono almeno tredici). 

Per gli Stati Uniti è una stagione di uragani dalla forza sempre più devastante. Lunedì l’amministrazione Biden ha approvato la Dichiarazione di emergenza della Florida, ordinando la completa assistenza federale allo Stato e alle popolazioni locali ed estendendo lo stato di emergenza lungo tutto il periodo di passaggio dell’uragano Milton. La zona del Golfo del Messico, si sa, è particolarmente favorevole alla formazione di uragani: la temperatura dell’acqua e l’ampio bacino creano le condizioni ideali per la formazione di tempeste di quel calibro.

Il penultimo formatasi è l’uragano Helene, che si è abbattuto sulla Florida qualche giorno prima del passaggio di Milton. Helene, di “categoria 4”, ha portato piogge torrenziali in Georgia, toccando anche North Carolina, Tennessee, Virginia e Florida. Sono morte duecentoventisette persone. Si tratta di dati allarmanti, che – tra le altre cose – hanno convinto la cantante Taylor Swift a donare cinque milioni di dollari alle vittime degli uragani. Il cambiamento climatico gioca un ruolo centrale in tutto ciò, aumentando l’intensità e le condizioni favorevoli ad eventi di questo tipo, oltre a portare piogge molto più intense. 

Secondo il World weather attribution (Wwa), il climate change ha reso le piogge e i venti di Helene molto più intensi, incrementando le precipitazioni dell’uragano di circa il dieci per cento. Un’analisi di Climate central ha poi riportato che le alte temperature oceaniche – che hanno permesso a Milton di formarsi – sono diventate il doppio più frequenti a causa del cambiamento climatico. 

I recenti eventi meteo estremi avranno un impatto inevitabile sulla politica americana. Durante la campagna elettorale si è parlato pochissimo di clima, ma nel rush finale prima del 5 novembre potrebbe cambiare qualcosa. Non è la prima volta che un uragano di questo tipo si abbatte sull’America e si intreccia con la capacità della leadership di rispondere a emergenze simili. 

Nel 2005, l’amministrazione Bush si trovò a fronteggiare più di mille vittime di Katrina, uno tra i cinque uragani più gravi della storia statunitense. Nel 2012 l’uragano Sandy registrò duecentocinquantaquattro morti durante l’amministrazione Obama. Secondo un’indagine di Ispi, la stagione di uragani atlantici più dannosa in termini economici per gli Usa è stata quella del 2017, anno delle tempeste Harvey e Irma. Il secondo anno più nefasto potrebbe proprio essere il 2024, a seguito del passaggio di Milton. 

Come si inserisce il cambiamento climatico a meno di un mese dalle presidenziali americane? I media statunitensi la chiamano «October surprise», perché l’uragano si intreccerà inevitabilmente (e inaspettatamente) con la corsa alla Casa Bianca. Nelle zone più colpite da Milton sarà più difficile accedere al voto anticipato, ma quello che veramente conta sarà l’immediata risposta dell’amministrazione Biden alle conseguenze (economiche, sociali, ambientali) provocate dal disastro naturale. 

A settembre, nel dibattito televisivo tra Donald Trump e Kamala Harris i temi “verdi” hanno avuto un ruolo marginale. L’attenzione si è concentrata specialmente su diritti (aborto prima di tutto), immigrazione ed economia. L’agenda di Trump si compone per la maggior parte di politiche che non incentivano la transizione ecologica. L’obiettivo principale del tycoon consiste nel superare la Cina in termini di produzione energetica, raddoppiando l’uso dei combustibili fossili. Nella sua Agenda47, il candidato repubblicano propone di rendere gli Usa i principali produttori globali di energia ed elettricità a basso costo, «per ridurre l’inflazione e creare più occupazione». Secondo Trump, noto negazionista climatico, la transizione energetica rappresenterebbe un costo troppo alto, una perdita di tempo e denaro. 

Dall’altra parte, i democratici riconoscono nel cambiamento climatico una minaccia concreta, promettendo di implementare e rafforzare l’Epa (l’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente). Tuttavia, Harris non ha ancora delineato delle misure specifiche per quanto riguarda ambiente e clima. Sul sito dedicato agli obiettivi del partito democratico compare anche l’agenda verde, in cui vengono sottolineati tutti i target raggiunti dall’amministrazione Biden (in particolare l’Inflation reduction act). 

Dopo l’uragano Helene, Kamala Harris e Donald Trump hanno visitato le zone più colpite. La candidata del partito democratico, scrive il Guardian, si è recata nei rifugi d’emergenza per distribuire cibo, ha parlato con i cittadini e si è sincerata delle loro condizioni psicologiche e fisiche. Trump, invece, continuava a sottolineare la portata delle sue imminenti donazioni. Inoltre, ad Augusta (Georgia), l’ex presidente ha raggiunto solo le zone più ricche della città, dimenticandosi dei quartieri popolari. E i residenti avrebbero notato queste differenze di approccio.

Pochi giorni prima dell’arrivo dell’uragano Milton, Trump ha accusato Biden-Harris di aver sperperato i soldi della protezione civile per aiutare i migranti. Il candidato repubblicano avrebbe poi incolpato la controparte democratica di aver gestito male l’emergenza dell’uragano Helene. Biden ha replicato, consigliando a Trump di «farsi una vita» e smettere di diffondere informazioni false sull’operato della sua amministrazione. Il presidente americano ha poi promesso alle vittime dell’uragano Milton che riceveranno tutto l’aiuto necessario.

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