Manica largaWimereux è la nuova Calais per chi sogna il Regno Unito

La costa settentrionale della Francia sta diventando un punto sempre più caldo per i migranti che tentano di raggiungere la costa inglese. Gli oltre duemila sbarchi irregolari nei primi nove mesi di quest’anno indicano la necessità di rinnovare gli accordi bilaterali del 2015 tra Londra e Parigi

AP/Lapresse

Wimereux, piccolo porto turistico nel nord della Francia che a inizio Ottocento ospitò l’accampamento militare di Napoleone Bonaparte durante il suo tentativo di conquista dell’Inghilterra, è negli ultimi anni diventata la principale meta di rifugiati, per lo più provenienti da Siria, Vietnam, Iraq, Iran e dal Corno d’Africa, che cercano di raggiungere il Regno Unito attraversando la Manica. In precedenza, le partenze si concentravano a Dunkuerque e Calais.

La presenza di migranti nella cittadina francese è aumentata infatti negli ultimi anni. A Calais, nell’estate del 2022, la polizia francese aveva dato il via a una lunga serie di sfratti, espellendo circa centodue persone al mese. Le espulsioni si inseriscono nel contesto della cosiddetta strategia «Zéro point de fixation», politica anti-immigrazione adottata dalle autorità francesi dal 2015, quando il fenomeno migratorio ha iniziato a diventare sempre più intenso. 

La strategia vuole prevenire a tutti i costi che un accampamento diventi così grande da costringere le persone a spostarsi, cercando di circoscrivere il fenomeno migratorio. Tuttavia, a partire dal 2015, più di ottomila persone hanno trovato rifugio nella “giungla” di Calais, accampamento di fortuna con millenovecento posti letto ufficiali che negli ultimi dieci anni ha accolto più di ottomila rifugiati e migranti. Molti hanno deciso di rimanere, in condizioni igienico-sanitarie precarie e con servizi inesistenti. La maggior parte si è spinta a ovest, trovando rifugio nei boschi che circondano la piccola Wimereux. 

«Non è come a Calais, dove stanno vivendo questa situazione da venticinque anni. Qui la popolazione non è abituata, non sappiamo come intervenire, come essere d’aiuto», ha detto a Le Monde un residente. «Si ha l’impressione che le persone migranti siano una macchia nel panorama», ha aggiunto Sylvie Baudelet, anche lei residente a Wimereux. Baudelet fa parte di un gruppo di circa venti abitanti che, preoccupati dalla nuova presenza di accampamenti, ad agosto ha creato il collettivo «Così ti aiuteremo» (Donc on aide), per offrire alle persone pasti caldi, la possibilità di fare la doccia o ricaricare i propri telefoni.

I tentativi di attraversare il Canale da Wimereux continuano giorno e notte, intensificandosi in particolare a fine estate, per approfittare del bel tempo e dare meno nell’occhio data la sempre minore presenza di turisti. Se novanta chilometri separano Calais dalla costa inglese, la distanza si fa più grande per chi parte da Wimereux, così come aumenta il rischio di naufragio o affondamento. 

ll 3 settembre scorso, dodici persone sono morte annegate. Il barcone era salpato all’alba dalle dune di Slack, nel comune di Wimereux. Dodici giorni dopo, otto uomini, salpati da Ambleteuse, a pochi chilometri dal porto napoleonico, sono morte in seguito al naufragio del gommone sovraccarico su cui viaggiavano.

Fino al 15 settembre, circa duemilatrecentotrentatré persone hanno attraversato il Canale nel 2024, registrando un incremento rispetto all’anno precedente. Almeno centonovantaquattro persone hanno perso la vita tentando di raggiungere il Regno Unito tra il 2018 e settembre 2024. 

Con l’intensificarsi della pressione migratoria lungo le rotte del Mediterraneo, la Francia sta aumentando la pressione per un accordo sull’immigrazione tra Londra e l’Unione europea. Parigi ha stipulato accordi bilaterali con il Regno Unito già dal 2015, quando la questione migratoria ha assunto un ruolo centrale nelle politiche europee. 

Tuttavia, gli accordi non sembrano più essere sufficienti, in particolare dopo la Brexit, che ha avuto conseguenze disastrose sul coordinamento delle politiche migratorie a livello continentale. «L’assenza di disposizioni che regolano il flusso di persone tra il Regno Unito e l’area Schengen sta ovviamente contribuendo alle dinamiche dei flussi irregolari – e al pericolo rappresentato dalle persone che utilizzano questa rotta nel Canale della Manica e nel Mare del Nord», aveva detto il predecessore di Retailleau, Gérald Darmanin, in una lettera indirizzata la scorsa estate al commissario europeo per gli Affari interni Yvla Johansson.

Il 3 ottobre, all’interno di una riunione dei ministri dell’Interno del G7 a Mirabella Eclano, Bruno Retailleau, ministro dell’Interno francese, ha avuto un colloquio con la controparte britannica, Yvette Cooper. Le vie legali di ingresso nel Paese anglosassone e il lavoro illegale nei mercati britannici, fattore di spinta per gli attraversamenti irregolari, sono stati i principali punti toccati. 

L’esigenza di avere una visione complessiva sul fenomeno, lo sviluppo di un nuovo modello di collaborazione con i Paesi di origine e transito dei flussi migratori e il rafforzamento della sinergia strategica e info-operativa tra le Forze di Polizia sono le tre principali direttrici di azione sulle quali si è concordato.  

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