Post Brexit L’ottimistico ripensamento delle relazioni tra Regno Unito e Unione Europea

Il primo ministro britannico Keir Starmer cerca di ristabilire i rapporti con Ursula von der Leyen per rafforzare la cooperazione strategica e la sicurezza. Ma i nodi da sciogliere rimangono parecchi, a partire da quello della mobilità tra l’isola e il continente

AP/Lapresse

Durante gli anni all’opposizione, è stato facile per il primo ministro britannico, Keir Starmer, fare grandi promesse; fosse sui principi di vita pubblica o su un riavvicinamento all’Unione Europea. Ma ora, al governo, trasformare le parole in realtà e trasformarle in politiche concrete si sta rivelando un compito più difficile del previsto. «Sono così determinato a lasciarci alle spalle gli anni della Brexit e stabilire un rapporto più pragmatico e maturo con l’Unione Europea», aveva dichiarato il premier britannico prima del suo incontro di settimana scorsa a Bruxelles con Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea. 

Ottimista che un’Europa preoccupata per una possibile guerra contro la Russia e per la crisi migratoria nei suoi mari fosse altrettanto desiderosa di un reset nelle relazioni, Starmer si è seduto di fronte a Ursula von der Leyen cercando di costruire le fondamenta di una nuova era tra Londra e Bruxelles. Ma a quanto pare, oltre a sorrisi cordiali e strette di mano prudenti, l’incontro ha rivelato ben poco di nuovo. I due leader si sono sì scambiati amichevoli parole di speranza, ma dietro il sipario diplomatico si celano tensioni e ambiguità che rendono il futuro delle relazioni tra Regno Unito e Unione Europea un vero e proprio enigma. 

Non è un segreto che il Regno Unito e l’Europa stiano cercando di ricucire i rapporti dopo il tumulto della Brexit: entrambe le parti sono ansiose di evitare l’impressione che le ostilità degli anni dei Tory siano ancora in corso. Ma ciò che si è visto nell’incontro della settimana scorsa è stata la messa in scena di un dramma di proporzioni epiche, in cui Londra e Bruxelles sembrano non essere affatto allineate.

In una nota congiunta pubblicata dopo l’incontro, Starmer e von der Leyen hanno dichiarato: «Abbiamo concordato l’importanza della relazione unica tra l’Unione Europea e il Regno Unito nell’affrontare le sfide contemporanee e abbiamo deciso, in linea con i nostri valori condivisi, di rafforzare ambiziosamente la cooperazione strategica strutturata». Una frase che suona bene, ma che rivela ben poco di concreto. C’è anche la promessa di «definire insieme le aree in cui un rafforzamento della cooperazione sarebbe reciprocamente vantaggioso»: sicurezza, energia, economia. 

Ma cos’è disposto a sacrificare Starmer per ottenere nuovi e migliori accordi con l’Unione Europea? Nella capitale belga, il primo ministro non ha svelato le sue carte, anzi ha insistito che non ci fossero state trattative sul contenuto degli accordi che spera di raggiungere. 

In altre parole, prepariamoci a un altro round di negoziati. Starmer, che si è sempre dichiarato forte oppositore della Brexit, ha insistito sul fatto che il Regno Unito non rientrerà nel mercato unico o nell’unione doganale dell’Unione Europea, portando alcuni Stati membri a chiedersi se i piani dell’esecutivo britannico rappresentino un vero e proprio reset delle relazioni, mentre alcuni funzionari europei hanno sentito il bisogno di specificare che a Starmer non sarà permesso di «scegliere a proprio piacimento» nuove regole del gioco. 

In molti si chiedono cosa possa effettivamente ottenere il premier laburista in questi nuovi colloqui con l’Europa. È chiaro che il Regno Unito sta cercando di riposizionarsi in un contesto internazionale in cui la cooperazione con Bruxelles non è solo utile, ma necessaria. Tuttavia, dopo anni di tensioni post-Brexit, è altrettanto evidente che l’Unione Europea non è disposta a cedere troppo facilmente. 

Da un lato vi è la volontà di evitare un inasprimento delle relazioni con Londra senza una reale necessità, ma dall’altro emerge l’esigenza, per Bruxelles, di non farsi trascinare da promesse vaghe o tentativi del Regno Unito di selezionare solo gli aspetti più vantaggiosi per se stesso. 

Nonostante questo delicato equilibrio, il settore in cui un nuovo accordo potrebbe essere vantaggioso per entrambi è senza dubbio quello della sicurezza; una priorità su cui entrambe, sia Londra che Bruxelles, sono pronti a lavorare insieme. Starmer ha infatti già dichiarato che uno dei suoi obiettivi è un patto di sicurezza rafforzato con l’Unione Europea, che includa difesa, antiterrorismo e cooperazione strategica. 

«Il Regno Unito è innegabilmente più forte quando lavora in sintonia con i suoi più stretti partner internazionali. Questo non è mai stato così importante, con la guerra, il conflitto e l’insicurezza che bussano tutti alla porta dell’Europa», aveva dichiarato il premier in vista dell’incontro. 

Su questo punto, sembra che le due parti possano camminare nella stessa direzione, ma a una condizione. Bruxelles infatti sta mettendo Londra sotto pressione per aprire discussioni su un programma che consentirebbe ai giovani del continente di vivere e lavorare nel Regno Unito per un periodo di tempo determinato, e viceversa.

I politici europei di alto livello hanno chiarito che sviluppare questo programma è la loro massima priorità, e che è di fatto diventato un «segno di buona fede» nella relazione. «La Commissione vuole principalmente vedere se Starmer è disposto a impegnarsi nei dettagli di un programma di mobilità giovanile. Se dimostra disponibilità a farlo, questo potrebbe sbloccare altre questioni di cooperazione, come un accordo sulla difesa», ha dichiarato un funzionario Ue. Starmer ha finora resistito alle proposte, dicendo di non avere «alcun piano per un programma di mobilità giovanile» nei timori che ciò possa essere percepito come una riapertura alla libertà di movimento, una delle questioni più controverse della Brexit. 

Anche la ministra dell’Interno britannica, Yvette Cooper, è stata esplicita su questo punto: qualsiasi concessione che possa aumentare la migrazione netta è fuori discussione; dato che, una volta entrato a Downing Street, il premier ha promesso di ridurre il numero di persone in entrata, soprattutto di fronte alla crescente pressione del parlamento. Starmer è infatti consapevole che, se dovesse dimostrarsi aperto al programma di mobilità giovanile, incontrerà le critiche degli oppositori del Partito conservatore, nonché quelle di Nigel Farage e del suo nuovo partito Reform Uk, successore dell’originale partito euroscettico Brexit Party.

Tuttavia, questo atteggiamento rischia di alimentare tensioni diplomatiche con l’Unione Europea, per la quale la mobilità giovanile è più che una semplice concessione economica: è un segnale di apertura e cooperazione che molte capitali europee vedono come non negoziabile. Se Starmer vorrà davvero ripensare le relazioni con l’Europa, dovrà trovare un modo per bilanciare le aspettative e i desideri di entrambe le parti, pur mantenendo una posizione ferma sugli aspetti più critici, come l’immigrazione. Un compito difficile, senza dubbio, ma non impossibile.

Il primo ministro britannico ha una possibilità d’oro per dimostrare che la diplomazia può ancora prevalere su interessi nazionali e partigiani. In un’epoca in cui le relazioni internazionali sono più fragili che mai, la sua opportunità di mostrare leadership e visione potrebbe fare la differenza non solo per il suo partito, ma per l’intero Paese. Tuttavia, affinché ciò accada, dovrà affrontare il rischio di scontentare i più vocali tra i suoi sostenitori, quelli che si aspettano una linea dura e che temono di essere traditi dalla sua ambizione di stabilire rapporti più amichevoli con l’Unione Europea. In un clima politico già teso a livello nazionale e internazionale, Starmer dovrà bilanciare attentamente le sue scelte, consapevole che ogni passo falso potrebbe costargli caro.

 

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