In Romania non sarà stato il primo turno delle elezioni presidenziali a condizionare le parlamentari di una settimana dopo. Sarà stata la battente campagna denigratoria di chi è arrivato terzo (Marcel Ciolacu e il Partito Socialdemocratico) ai danni della libdem Elena Lasconi di Unione Salvate la Romania (Usr), accusata di aver rubato voti, ma che il riconteggio deciso dalla Corte Costituzionale ha riconfermato al ballottaggio, con un margine persino superiore su Ciolacu (seimila voti in più). Ma sarà stato soprattutto l’affermarsi di tutti i partiti di estrema destra, che hanno eroso punti percentuali sia alle formazioni tradizionali che alle più progressiste.
Il partito di Lasconi si è attestato ben sotto la soglia dei sondaggi (12,3 per cento contro il sedici per cento previsto), i liberalconservatori del Pnl al 13,8 (quindici per cento), mentre il Psd, pur se arrivato primo, vede diminuire i consensi di otto punti (ventidue per cento). Crollano i liberalsocialisti di Reper (1,3 per cento da 2,6 per cento), che confidavano in un ampio superamento della soglia del cinque per cento. Fa eccezione Sens che sfiora il tre per cento e triplica il dato sondato, con una progressione spinta dalle manifestazioni contro il candidato sovranista Georgescu di giovani e studenti.
Ai giovani europeisti ed ecologisti di Sens fanno da contraltare quelli sovranisti pro-Georgescu, no vax e anti-aborto del Partito dei Giovani (Pot), fondato un anno fa da Anamaria Gavrilă, ex deputata di Aur (Alleanza per l’Unione dei Romeni). Pot, affermatosi con una campagna TikTok simile a quella di Georgescu, ha già eletto consiglieri e sindaci e oggi entra in Parlamento con il 6,4 per cento, precedendo di poco S.O.S. Romania di Diana Șoșoacă (7,6 per cento), pronta a tornare in Senato e persino a diventare premier, carica che avrebbe chiesto a Georgescu in cambio del suo sostegno. Per Dan Cărbunaru, direttore della testata Calea Europeana, si tratta di «un voto antieuropeo che preoccupa. Un terzo dei romeni è colpito da emarginazione sociale o povertà. Forse non si è parlato abbastanza con loro né è stato fatto nulla di concreto».
Difficile formare una coalizione di governo in tali condizioni, dato che il Psd non intenderebbe allearsi con Aur, arrivato secondo con il diciotto per cento. In tutto le formazioni di estrema destra raccolgono il trenta per cento dei consensi, percentuale buona per governare. Tra le altre varianti, si potrebbe avere una nuova coalizione Psd-Pnl con gli ungheresi di Udmr e l’eventuale partecipazione di Usr. Un’altra variante vede una coalizione di minoranza di centrodestra a guida Pnl-Usr-Udmr, sostenuta dai socialdemocratici all’opposizione. Possibilità non esclusa dall’europarlamentare Victor Negrescu: «Non siamo disposti a rinunciare ai nostri principi solo per essere al governo».
Tutto dipenderà dall’esito del ballottaggio dell’8 dicembre. Certo è che Lasconi per vincere avrà bisogno del sostegno del Psd e di una maggioranza democratica ed europeista per guidare il paese. In Romania il capo dello stato condivide il potere esecutivo con il governo e le dinamiche con il premier possono aumentarne o diminuirne l’influenza politica. Dal canto suo, il presidente del Psd, non più dimissionario, non ha dato indicazioni di voto per il ballottaggio: «I romeni sanno decidere, non hanno bisogno delle raccomandazioni di Marcel Ciolacu». Peccato, perché il paese è chiamato alla scelta più importante dalla rivoluzione in poi. Dice Lasconi: «La Romania oggi ha due nemici: la Russia e il sistema corrotto costruito dai nostri politici negli ultimi trentacinque anni. Dipende da noi se lasciare che il nostro destino sia determinato dalla Russia e guidato da impostori».
Il nodo con il Psd potrebbe essere la politica economica, ma con Georgescu come alternativa, e un terzo dei parlamentari che ipotizzano una RoExit e un assetto statale pseudofascista, converrà a tutti, nelle trattative, trovare più punti in comune che differenze. Lasconi invoca un governo di unità nazionale pro-europeo con Psd, Pnl, Usr e Udmr, soluzione che comincia a piacere a Ciolacu, che apre al confronto con la presidente di Usr. Ai sindaci, Lasconi dice: «A prescindere dal colore politico, ci sono progetti europei che rischiano di restare senza fondi». Il capo dello Stato rappresenta il paese nel Consiglio europeo ed è capo supremo delle forze armate, motivo per cui l’europeista e atlantista Lasconi sarebbe la scelta giusta per confermare l’impegno europeo della Romania.
Il riconteggio dei voti del primo turno delle presidenziali era stato deciso dalla Corte Costituzionale su richiesta di Claudiu Terheș, candidato arrivato nono, ex Psd, in un clima di sospetto causato dall’incredibile ascesa dell’indipendente Georgescu. In un organo con una maggioranza di giudici Psd, non è escluso che la mossa abbia fatto parte della strategia socialdemocratica per riconquistare il ballottaggio. C’è anche il precedente dell’esclusione della sovranista Șoșoacă, a oggi ritenuta arbitraria. Si sono persi giorni preziosi di campagna, non per il candidato sovranista, che non ha smesso di pubblicare sui social, ma negandosi puntualmente ai giornalisti. Lasconi, la società civile e gli analisti reputano la mossa della Corte fortemente anti-democratica.
Lo sdegno si aggiunge a quello per la scalata inattesa di Georgescu, che dal 24 novembre ha provocato la mobilitazione crescente della società civile, dagli studenti, agli imprenditori, agli intellettuali, con manifestazioni giornaliere in Romania e all’estero. Se è tornato a farsi sentire persino il Gruppo per il Dialogo Sociale, storico raggruppamento di ex dissidenti nato nell’era di Ceaușescu, la situazione è grave.
Il candidato mistico-nazionalista ha fatto campagna con metodi discutibili e fraudolenti e rischiava anche l’esclusione dalla competizione elettorale. Secondo G4 Media, decine di giovani tiktoker hanno rivelato di essere stati ingaggiati inconsapevolmente, credendo di produrre video sull’importanza di andare a votare, senza riferimenti a candidati, ma che venivano poi “personalizzati” dal team di Georgescu. David Popovici, il ventenne campione olimpico di nuoto, non si dice sconvolto dall’influenza che TikTok ha avuto nella campagna e lancia un messaggio: «Invito i giovani a votare in modo intelligente, per difendere la nostra democrazia e il nostro futuro». È la democrazia e la tutela degli elettori a preoccupare il Parlamento europeo, dove i rappresentanti di TikTok sono stati ascoltati dalla commissione per il mercato interno e i consumatori riguardo alla conformità con il Digital Services Act. TikTok, il cui statuto esclude la pubblicazione di contenuti elettorali, avrebbe omesso di identificare un candidato come “esponente politico”. Dopo aver negato di aver trovato prove di “operazioni di influenza”, la piattaforma ha però eliminato di recente diverse campagne sospette, tra cui una rete di 78 profili che promuoveva Georgescu, con un meccanismo che consente di monitorare se i contenuti sono generati da intelligenza artificiale. La Romania ha comunque chiesto alla Commissione europea di avviare un’indagine formale.
L’europarlamentare Nicu Ștefănuță, leader riconosciuto di Sens, invita al realismo e alla calma: «La Romania nei prossimi anni sarà un paese conservatore, non illudiamoci, ma continuiamo a lottare». Sarà necessario, perché l’ultimo sondaggio mostra Georgescu in vantaggio con il cinquantasette per cento e Putin, con la stampa russa, non ha mancato di esprimere apprezzamento per lui. Fanno rabbrividire le dichiarazioni apparse su un profilo X attribuito a Alexandr Dugin, ideologo del presidente russo, secondo cui «la Moldova farà presto parte della Romania, ma la Romania sarà parte della Russia». Se Georgescu dovesse vincere, resta una possibilità, evocata da un esponente di Usr in un dibattito televisivo: «Se il presidente vorrà la Romania fuori da Ue e Nato, il Parlamento dovrà fare il possibile per evitarlo, anche sollevarlo dall’incarico». La speranza è che non sarà necessario.