Tbilisi, EuropaIl gran discorso di Salome Zourabichvili al Parlamento europeo

La presidente della Georgia è intervenuta nella sessione plenaria di Strasburgo: «Chiediamo solo due cose: restituiteci la nostra voce, a causa delle elezioni rubate, e restituiteci il nostro futuro europeo. I georgiani non vacilleranno, ma si aspettano che l’Europa faccia un passo avanti, affinché possiamo difendere insieme l’Europa e i suoi valori»

Parlamento europeo

Pubblichiamo il discorso della presidente della Georgia Salome Zourabichvili al Parlamento europeo di Strasburgo

Nel 2024 abbiamo assistito a un’intensificazione della retorica russa con il discorso dell’uomo forte e unico leader della Georgia, il signor Ivanishvili, che parla di un “partito globale della guerra” e accusa i nostri partner europei e occidentali di essere responsabili di quasi ogni problema. Nel frattempo, si è sviluppata una retorica anti-occidentale con toni che toccano anche i diritti Lgbt e accuse secondo cui Europa e America starebbero cercando di sottrarci la nostra identità e i nostri valori nazionali. Questo tipo di narrativa risulta familiare a molti, richiamando simili discorsi in altri Paesi a nord della Georgia. 

La costruzione di uno Stato russo avanza in modo graduale ma deciso: tutte le istituzioni vengono assoggettate al controllo del partito unico, compresi parlamento, governo e Commissione Elettorale Centrale, che adotta nuove regole elettorali per preparare ciò che deve arrivare. Anche la Banca Centrale, l’Ufficio Anticorruzione e perfino il fondo pensionistico sono stati riformati. Naturalmente, l’intero sistema giudiziario, dalla base fino alla Corte Costituzionale, è completamente sotto controllo.

Arriviamo poi alle cosiddette elezioni “russe” – definite tali tra virgolette, perché si tratta di elezioni sistematicamente truccate, in modo massiccio e sofisticato. Non sono le solite frodi elettorali, ma qualcosa di pianificato meticolosamente. Le modifiche al codice elettorale sono state introdotte con largo anticipo, garantendo il pieno controllo della Commissione Elettorale Centrale a persone nominate dal suo presidente, che a sua volta è stato designato secondo criteri non conformi alle regole proposte dall’Unione Europea, ma con un mandato specifico di cinque anni. Anche il sistema di voto elettronico è stato progettato in modo mirato, senza alcun controllo come l’uso di impronte digitali o riconoscimento facciale.

Sono stati impiegati call center, in precedenza denunciati per aver utilizzato i fondi pensione di alcuni anziani europei, e ne sono stati attivati di nuovi: tremilacinquecento call center, insieme a risorse amministrative e pressioni sul settore pubblico ben prima delle elezioni. La propaganda, in pieno stile russo, è stata massiccia. Ho già accennato a manifesti apparsi prima e durante le elezioni, che confrontavano la distruzione di cattedrali e teatri in Ucraina con un’immagine di una Georgia fiorente. 

Questi manifesti hanno scioccato talmente tanto il pubblico georgiano che sono stati ritirati, poiché erano percepiti come estranei al carattere georgiano e palesemente influenzati dalla propaganda russa. Lo stesso vale per video dello stesso tipo e per l’uso del linguaggio d’odio. Dalla parte del partito al governo si sosteneva apertamente che i partiti di opposizione volessero rovesciare il governo, che sarebbero stati aboliti subito dopo le elezioni e che i loro leader sarebbero stati arrestati.

Questa narrativa è stata ripetuta continuamente. Enormi quantità di denaro nero sono state utilizzate: circa 600 milioni di lari, equivalenti a circa duecento milioni di dollari, sono stati riversati nel mercato nel mese di ottobre per coprire le spese occulte utilizzate in soli due mesi. Durante le elezioni, la polizia era completamente assente. Personalmente, ho assistito a episodi di violenza in alcuni distretti elettorali e ho tentato di contattare il ministro degli Interni, senza riuscirci. Non ho potuto raggiungerlo né sul cellulare né attraverso la rete governativa. Né lui né il suo vice hanno risposto. Finora non ho ricevuto alcuna risposta.

Non c’erano tribunali disponibili per esaminare le irregolarità e i ricorsi presentati, a eccezione di un caso particolarmente noto. Questo caso ha dimostrato l’assenza di riservatezza del sistema elettronico e il modo in cui è stato utilizzato. Tuttavia, il giudice che ha avuto il coraggio di accogliere il ricorso non è stato sostenuto dalla Corte d’Appello, e nessun altro ricorso è mai stato riconosciuto. Durante le elezioni, sono stati violati due principi fondamentali, sufficienti a dimostrare che qualsiasi risultato sarebbe stato completamente diverso.

Il primo aspetto è la questione della universalità, con oltre un milione di cittaidini della nostra diaspora, molti dei quali si trovano a Strasburgo. A proposito, Strasburgo è un caso significativo, poiché è stato rifiutato l’apertura di un seggio elettorale, nonostante normalmente si preveda questa possibilità in presenza di un’ambasciata. Eppure, a Strasburgo, dove vive un numero consistente di georgiani e dove tutte le regole per l’apertura di un seggio erano rispettate, non è stato consentito. Tra il milione di membri della diaspora, solo trentaquattromila hanno votato, anche se la diaspora era molto mobilitata, consapevole che queste elezioni rappresentavano una scelta tra Europa e Russia.

Il secondo principio violato è stato quello della riservatezza, a causa del modo in cui è stato utilizzato il sistema elettronico. Inoltre, erano presenti telecamere di partito sopra le macchine per il voto, e i commissari della commissione elettorale erano tutti nominati dal capo della Commissione Elettorale Centrale. Questi aspetti sono stati denunciati da me e dai partiti politici alla Corte Costituzionale, nonostante la cosiddetta indipendenza di questa Corte sia discutibile. Lo scopo era dimostrare che i risultati erano stati completamente falsati e cercare una soluzione costituzionale per andare verso nuove elezioni. Tuttavia, questa speranza non è stata soddisfatta.

Un altro ricorso è stato presentato da un gruppo di cittadini georgiani alla Corte di Strasburgo. Questo dimostra la volontà di esplorare tutte le vie legali possibili per trovare una soluzione politica a questa profonda crisi. Ciò che è ancora più importante è che, dopo le elezioni, abbiamo assistito a un’accelerazione del processo di avvicinamento alla Russia. Non solo ci sono state violazioni della Costituzione durante e dopo le elezioni, ma anche eventi come la convocazione della prima sessione parlamentare.

Questa può essere convocata solo da me, ma è stata invece convocata dal presidente del Parlamento, che in quel momento non era legittimamente riconosciuto come tale dalla Costituzione. Inoltre, non è stato lasciato il tempo alla Corte Costituzionale per esaminare i ricorsi presentati, e la prima sessione del Parlamento è stata convocata senza attendere, un’altra decisione incostituzionale.

 

Poi, il 28 novembre, c’è stata quella che possiamo definire una dichiarazione di guerra, con il Primo Ministro che, a quel punto, non aveva più alcuna legittimità, considerando che queste elezioni sono fortemente contestate, né alcun mandato. La Costituzione stabilisce chiaramente che ogni istituzione in Georgia deve fare tutto il possibile per facilitare e accelerare il processo di integrazione euro-atlantica.  Eppure, lo stesso Primo ministro, che ha contribuito in larga parte a scrivere questa Costituzione, l’ha ignorata sospendendo le negoziazioni – anche se, in realtà, non erano ancora in corso negoziazioni vere e proprie. Ciò che ha davvero sospeso è il futuro europeo della Georgia, senza alcun mandato o diritto per farlo.

In questo contesto, in Georgia tutto è ormai sotto il controllo del partito unico o di un uomo solo. È difficile distinguere cosa rimanga al di fuori di questo controllo. Forse solo i media di opposizione, ma voglio sottolineare che, tra i tre principali, due si trovano in una grave crisi finanziaria. Probabilmente è una crisi provocata deliberatamente, anche se difficile da dimostrare al momento, ma resta comunque sospetta. 

Le organizzazioni non governative operano sotto la spada di Damocle della legge russa e di come potrebbe essere applicata. La Presidenza, per quanto mi riguarda, è sotto pressione con due procedimenti di impeachment già avviati contro di me e, entro una settimana o poco più, non avrò più alcuna protezione di sicurezza. Non so se, a questo punto, la sicurezza significhi ancora qualcosa di concreto.

Nel frattempo – e questo è forse il punto più importante – c’è una campagna di odio e accuse da parte di piccoli gruppi che mi minacciano con ogni sorta di ritorsione post-elettorale. I partiti politici di opposizione, sebbene formalmente fuori dal controllo dello Stato, vedono i loro leader arrestati, poi rilasciati e nuovamente arrestati nei giorni scorsi.

La minaccia principale, però, è ciò che era stato annunciato prima delle elezioni dal signor Ivanishvili e dai membri del governo: l’intenzione di abolire alcuni partiti, in primis il Movimento Nazionale. Ma ormai siamo tutti etichettati come sostenitori del Movimento Nazionale, quindi la questione riguarda quasi tutti. Siamo tutti fascisti, o meglio, “liberali fascisti”, secondo la nuova terminologia.

Ciò che rimane realmente sotto pressione è la società civile. Avete visto tutti come la società civile viene trattata: forme di repressione, intimidazione, e ora anche nuove leggi approvate in fretta mentre le persone sono per strada e nessuno presta attenzione a ciò che accade in Parlamento. Una di queste leggi consente arresti preventivi in qualsiasi circostanza, mentre un’altra, molto grave, riguarda il servizio pubblico. Questa legge distrugge tutto il lavoro fatto negli ultimi anni per introdurre una normativa europea sul servizio pubblico, che garantiva imparzialità, professionalità e sviluppo di carriera. Ciò significava che l’amministrazione possedeva una memoria istituzionale. Ora tutto questo è stato eliminato. Possono licenziare chiunque senza alcuna tutela, promuovere chiunque senza criteri o titoli di studio. Questa sembra essere la nuova regola. Ciò porterà a una totale politicizzazione del servizio pubblico.

Questa legge è anche uno strumento di intimidazione verso le persone che protestano all’interno del servizio pubblico e che hanno firmato petizioni, come è accaduto, ad esempio, al Ministero degli Esteri, al ministero della Giustizia e al ministero dell’Istruzione. Tutte queste persone sentono di essere sotto sorveglianza e che misure punitive potrebbero essere adottate contro di loro in qualsiasi momento, senza bisogno di ulteriori prove.

Un’altra forma di russificazione del modello statale è rappresentata dalle bugie, che sono diventate un modus operandi. Abbiamo già visto queste bugie con la legge russa, quando lo stesso signor Ivanishvili e il Primo Ministro avevano promesso che non sarebbe mai stata reintrodotta. Eppure, meno di un anno dopo, è stata riproposta. Ora assistiamo, e voi stessi lo vedete, alle bugie nei comunicati ufficiali, dove le posizioni dei vostri Paesi, espresse durante il Consiglio degli Affari Esteri, vengono distorte. Voi avete dovuto correggere queste dichiarazioni, ma c’è una notizia interessante: le rettifiche non vengono mai pubblicizzate né dalla televisione pubblica né, ovviamente, dalle televisioni governative. Quindi, le persone che sostengono il Sogno Georgiano e guardano questi canali non sanno che il loro governo sta mentendo e, dopo aver mentito, insulta anche i suoi partner internazionali.

È importante comprendere che oggi non si tratta più di una questione di politica, polarizzazione o di un governo che ha semplicemente esteso i suoi poteri, per non dire apertamente di autoritarismo. Si tratta di una scelta radicale, quella che è stata presentata agli elettori durante le elezioni. Un voto che riguarda la Georgia e il suo futuro. Deve essere chiaro che i georgiani non si fermeranno finché non otterranno elezioni libere e corrette, perché questa è l’unica via politica e democratica per uscire da questa situazione.

Ma riguarda anche voi. Riguarda l’Europa. Innanzitutto, riguarda la credibilità dell’Europa. Un Paese che ha appena ottenuto lo status di candidato all’Unione Europea non può permettersi di calpestare tutte le regole e le norme democratiche. Non dopo aver rifiutato o ignorato le nove raccomandazioni dell’Unione Europea. Non può permettersi di essere umiliato nei suoi principi fondamentali. Poi, riguarda gli interessi strategici dell’Europa. La Georgia è, è stata e, ne sono certo, sarà il punto d’appoggio dell’Occidente e dell’Europa nella regione. Un punto che la Russia sta cercando di conquistare, ricordando i tempi del suo impero. Generali russi dicevano che “chi controlla Tbilisi controlla il Caucaso”, e questo per la Russia non è cambiato.

Se la Georgia dovesse cadere sotto il controllo russo – e non sto parlando di un intervento militare, ma di un intervento elettorale e costituzionale – le implicazioni sarebbero enormi. Questo riguarda la sicurezza del Mar Nero, la connettività con l’Asia centrale e sud-orientale, e anche il futuro europeo dell’Armenia. Si tratta, quindi, di molto più che della sola Georgia, della sua democrazia o delle sue scelte politiche. La Georgia è parte, per l’Europa, della lotta globale che la Russia sta conducendo contro di essa.

Dopo che la Russia ha perso in Siria, dovrebbe vincere in Georgia? Dopo che non è riuscita a imporsi in Ucraina, dovrebbe vincere in Georgia? Dopo il suo fallimento in Moldavia, dovrebbe vincere in Georgia? E, dopo aver fallito – e spero fallirà molto presto – anche in Romania, dovrebbe vincere in Georgia? Queste sono le domande che dovete porvi. Perché ciò che la Russia sta testando con noi è una forma di intervento molto meno costosa, che utilizza i suoi alleati nel Paese e sfrutta i nostri stessi strumenti democratici – le elezioni – per imporre il suo controllo e la sua forza.

E, se siamo onesti, finora l’Europa non ha risposto pienamente a questa sfida. L’Europa ha fatto solo metà strada. Il recente Consiglio degli Affari Esteri è stato un primo passo, ma si può e si deve fare molto di più. Non entrerò nei dettagli, perché queste sono decisioni che spettano a voi. Ma tutti sanno dove i georgiani stanno combattendo giorno e notte. L’Europa è stata lenta a svegliarsi e a reagire. Mentre le bandiere europee vengono vietate a Filiași, i georgiani stanno ancora aspettando misure incisive da Bruxelles e Washington. E spero che non dovremo aspettare una crisi più profonda affinché l’Europa agisca.

E come può agire l’Europa? Innanzitutto con il sostegno politico di cui abbiamo bisogno. Ringrazio il presidente per averci ricordato l’importanza di un’attenzione politica costante ai massimi livelli, perché i georgiani, prima di tutto, devono sapere di non essere soli, che l’Europa è al loro fianco. Questo è il messaggio forte che i parlamentari europei hanno portato a Tbilisi e che Emmanuel Macron ha ribadito con chiarezza. Ma serve di più. Servono più visite in Georgia, ma che rispettino il principio del “non è affari come al solito”. Perché, come sapete e avete sperimentato con la Russia, queste visite possono essere facilmente manipolate. La propaganda è un campo in cui eccellono, e su questo non c’è dubbio. Queste visite devono essere pianificate e gestite con attenzione in termini di relazioni pubbliche, in modo che non servano a scopi diversi.

Dobbiamo combattere le bugie e la disinformazione. È da mesi, se non di più, che lo diciamo. L’Europa può accettare di essere definita il “partito della guerra”? Può accettare che alcuni dei suoi ambasciatori siano insultati in Georgia? Può permettere che il governo georgiano affermi di muoversi verso l’Europa mentre fa il contrario? Può tollerare che il Primo Ministro georgiano menta apertamente sulle posizioni di Italia, Spagna e Romania?

La seconda direzione in cui l’Europa può agire è la giustizia, che è uno dei principi fondanti dell’Europa. È necessario liberare rapidamente centinaia di persone che sono in carcere, alcune con condanne che arrivano fino a nove anni. È indispensabile un monitoraggio stretto, e so che alcuni ambasciatori europei hanno assistito a un processo ieri e ne sono rimasti colpiti. Credo che molte più visite ai tribunali sarebbero importanti per osservare come operano. La liberazione di chi è incarcerato e il perseguimento degli autori di atti qualificati come tortura devono essere una priorità.

Le nuove elezioni sono un altro modo in cui l’Europa può sostenerci. L’Europa deve appoggiare questa richiesta, perché è l’unico modo pacifico per andare avanti. Non ci sono altre strade: nessuna modifica legislativa o compromesso salvafaccia. Sappiamo che queste autorità, seguendo un modello molto russo, possono fare un passo avanti e due indietro, o viceversa. Non ricordo la formula di Lenin, ma loro la stanno mettendo in pratica con successo. Dobbiamo essere chiari e coerenti nei principi, come lo sarà la popolazione georgiana. O si va verso nuove elezioni, oppure ci si avvia verso una crisi che non sappiamo dove porterà, ma che certamente dovrete affrontare in condizioni molto peggiori.

L’Europa deve usare la sua leva politica e diventare un’Europa geopolitica. L’Europa è il maggiore donatore della Georgia, il suo mercato principale e la casa della più grande diaspora georgiana. Se l’Europa non riesce a esercitare influenza su un Paese di 3,7 milioni di abitanti, come può sperare di competere con i giganti del XXI secolo? L’Europa ha un potere personale: è anche la destinazione preferita per l’élite e i leader corrotti della Georgia, che importano il sistema di governo post-sovietico russo in Georgia, ma scelgono l’Europa per risparmiare e spendere i loro soldi. Vogliono un governo corrotto russo per i georgiani, ma l’Europa per se stessi.

Ci sono quindi molti modi in cui potete stare al fianco dei georgiani. Perché la Georgia vincerà questa battaglia. Difenderà la sua libertà, la sua democrazia e il suo futuro europeo. E in un certo senso – pur senza voler fare paragoni con il coraggio e la tragedia dell’Ucraina – l’Ucraina sta combattendo per la libertà, la democrazia, il futuro europeo e anche il vostro futuro. Sono certo che vinceranno e devono essere sostenuti fino alla fine. Dall’altra parte, noi siamo un terreno di prova. Combattiamo, certo, non militarmente, ma con le mani nude, in un modo diverso, che riguarda comunque tutti noi e il nostro futuro.

La domanda che vi pongo oggi è semplice: accelererete questa transizione o permetterete che si prolunghi per tutto l’inverno? I georgiani non vacilleranno, ma si aspettano che l’Europa faccia un passo avanti, affinché possiamo difendere insieme l’Europa e i suoi valori.

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