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I giovani di tutto il mondo che sostengono attivamente la democrazia sono parte integrante dello sforzo globale per ottenere, preservare e proteggere le libertà. Ne abbiamo intervistati sei prima della loro partecipazione al Athens Democracy Forum che il New York Times ha contribuito a organizzare nell’ottobre scorso, come ogni anno, nella capitale greca.
Persiana Aksentieva
Amburgo (Germania), 28 anni, youth fellow presso l’International Youth Think Tank
Nata a Sofia, in Bulgaria, Persiana Aksentieva si dedica da cinque anni a sensibilizzare le persone sulla necessità di difendere la democrazia in Europa. Recentemente, in qualità di fellow dell’International Youth Think Tank, si è recata a Sofia per spiegare agli studenti delle scuole superiori l’importanza del voto. Lavora anche per un’azienda di cosmetici e prodotti per la cura personale ad Amburgo.
Nicole Kleeb
Berlino (Germania), 27 anni, project manager presso la Bertelsmann Stiftung
Nicole Kleeb lavora per la Bertelsmann Stiftung, una fondazione con sede a Gütersloh, in Germania, che si occupa di ricerche in campo sociale. Inoltre, si dedica a sensibilizzare i giovani europei affinché si impegnino a favore della democrazia. Kleeb dirige anche l’iniziativa #NowEurope della fondazione Bertelsmann, che incoraggia i giovani a votare, e ricopre al carica di vicepresidente dello Young German Council on Foreign Relations.
Lauren Perl
Boston (Stati Uniti), 21 anni, cofondatrice di BallotWise
Laureata a Harvard in Storia e Letteratura, Lauren Perl è cofondatrice, insieme a Logan Delavan-Hoover, di BallotWise, un sito che si occupa di educazione al voto. Nel luglio 2023, ha cofondato e condiretto la Equal Rights Amendment Centennial Convention di Seneca Falls, NY, che ha reso omaggio alle donne e alle persone queer che hanno lottato per la parità di diritti nel corso dell’ultimo secolo.
Bia Turnbull
Città del Capo (Sudafrica), 26 anni, youth fellow presso l’International Youth Think Tank
Come fellow presso l’International Youth Think Tank, Bia Turnbull promuove l’emancipazione giovanile e la democrazia. Lavora anche come intelligence analyst per React, un’organizzazione non profit olandese, e fa volontariato per altre organizzazioni non profit che sostengono la democrazia e l’uguaglianza dei diritti, soprattutto nei Paesi postcoloniali.
Omar Van Reenen
Windhoek (Namibia), 28 anni, fondatore di Equal Namibia
Omar van Reenen ha vinto l’edizione 2024 del Kofi Annan NextGen Democracy Prize, assegnato ogni anno a un giovane tra i diciotto e i trent’anni che si sia dimostrato un leader di primo piano nel suo lavoro in difesa della democrazia. Van Reenen ha vinto questo premio per l’impegno che ha profuso nell’aiutare i giovani a contrastare l’omofobia e la discriminazione in Namibia. L’attivismo di Van Reenen, che promuove iniziative lgbtqi+ in tutta l’Africa, è stato determinante affinché la Corte Suprema della Namibia decidesse, nel 2023, di riconoscere i matrimoni omosessuali celebrati all’estero.
Luis V. Villaherrera
San Salvador (El Salvador), 29 anni, cofondatore e presidente di Tracoda
La Asociación Transparencia, Contraloría Social y Datos abiertos (il cui nome si abbrevia in Tracoda) crea programmi e strumenti tecnologici che aiutano i salvadoregni a combattere la corruzione e a promuovere la democrazia. Attraverso iniziative come i campi di addestramento alla democrazia, Luis Villaherrera ha spronato migliaia di giovani all’azione. Ha vinto una borsa di studio presso la Fondazione Obama e nel 2024 è stato finalista per il Premio Kofi Annan NextGen Democracy.
Qual è stato l’impulso che ti ha spinto a impegnarti in questo tipo di attivismo?
Lauren Perl: Quando avevo quattordici anni, mi sono iscritta a un programma di formazione civica gestito dal deputato del mio collegio elettorale. Quel programma insegnava ai giovani come fare lobbying, come fare propaganda e come sensibilizzare le persone attraverso chiamate telefoniche. L’obiettivo era che gli studenti imparassero a impegnarsi efficacemente nell’ambito della politica e delle campagne elettorali. Questa esperienza ha dato il via alla mia passione per i meccanismi della politica e al mio impegno nell’ambito dei processi democratici.
Bia Turnbull: Il mio viaggio è iniziato con la storia di sacriacio e resilienza vissuta dalla mia famiglia sotto l’apartheid. La loro incrollabile fede nella democrazia, nonostante la repressione inflitta loro dal regime allora al potere in Sudafrica, è ciò che guida la mia passione.
Omar Van Reenen: Per i giovani queer come me, difendere la democrazia non è una scelta ma una necessità. In Namibia, la mia generazione, nata dopo il conseguimento dell’indipendenza, è chiamata la generazione dei “nati liberi”. Ma che senso ha essere “nati liberi” se le leggi dell’epoca dell’apartheid vengono ancora usate per criminalizzare il nostro diritto di amare? Ecco perché ritengo che per la mia generazione la lotta per l’uguaglianza lgbtqi+ sia la questione principale nell’ambito dei diritti civili, proprio come la giustizia razziale è stata la questione principale per la generazione dei nostri genitori.
Luis V. Villaherrera: Per la maggior parte della mia infanzia, ho vissuto una doppia realtà in una piccola città di El Salvador. Non ho dovuto misurarmi con il sistema sanitario pubblico né con le carenze del settore pubblico ano a quando non sono andato all’università e ho avuto occasione di vedere che le persone morivano senza avere accesso a un letto in ospedale o alle medicine. Allo stesso tempo, ho visto alcuni politici diventare milionari con i soldi del popolo. Vedere le disuguaglianze presenti nel sistema ha acceso in me un fuoco.
Che cosa hai imparato – di positivo o di negativo – da altri giovani che hai incontrato nel tuo lavoro?
Persiana Aksentieva: Ho imparato che i giovani sono incredibilmente pieni di risorse, non solo per quanto riguarda l’accesso alle informazioni, ma anche perché sanno analizzarle criticamente prima di formarsi un’opinione o di sostenere una speciaca causa. Tuttavia, molti giovani si sentono frustrati da sistemi che sembrano obsoleti o indifferenti ai loro input e questo crea un divario tra l’energia che vorrebbero mettere a disposizione del cambiamento e le opportunità effettivamente disponibili per agire in questo senso.
Nicole Kleeb: Ho imparato che “non siamo soli”, sia in senso positivo sia in senso negativo. Il volontariato è frustrante e a volte si vorrebbe rinunciare. Ma ora so che quando una persona ha questo pensiero non è la sola ad averlo. Dopo le elezioni europee, ho sentito dire le stesse cose da molte organizzazioni giovanili: «Ma perché ci siamo impegnati così tanto se poi i risultati delle elezioni sono questi?». Ma l’aspetto positivo, della questione, e cioè l’ottimo tasso di affluenza alle urne, è stato spesso ignorato. Invece, è fondamentale non dimenticare questo successo e celebrare i risultati ottenuti.
Lauren Perl: Grazie a BallotWise, ora so che l’attivismo dei giovani non si esprime solo attraverso l’impegno diretto a favore dell’introduzione di speciache leggi, l’impegno nelle campagne elettorali e la partecipazione a manifestazioni politiche. Un’attività efficace è quella che riesce a far cambiare punto di vista sia ai legislatori sia ai membri della comunità. Per ottenere questo risultato, dobbiamo concentrarci sulla promozione di un dibattito civico sui problemi che affliggono la nostra comunità.
Bia Turnbull: Una delle cose negative che ho imparato è la quantità di repressione e di violenza con cui devono misurarsi i giovani che lottano a favore della democratizzazione. Ne ho incontrati moltissimi che si battono per garantire i loro diritti umani fondamentali attraverso movimenti come Donna Vita Libertà, Free Sudan, Free Palestine e altri. Molti di loro hanno dovuto affrontare sistemi oppressivi e di sfruttamento e sono stati perseguitati per il loro desiderio di ottenere un cambiamento positivo e paciaco. Tuttavia, ciò che risalta maggiormente come nota positiva è lo spirito infrangibile dei giovani che lottano per il mondo che sognano di avere. Sia che facciamo parte dei movimenti che chiedono la pace, il cessate il fuoco, l’unità, l’inclusione e la tolleranza sia che militiamo invece nelle organizzazioni che si dedicano al contrasto del cambiamento climatico, nulla ci impedirà di creare il mondo in cui vogliamo vivere.
Omar Van Reenen: Vedere i giovani che si organizzano per perseguire tutti insieme il cambiamento è stato un vero e proprio toccasana. Come giovane gay africano, l’unica strada per la liberazione che ho capito essere percorribile è quella costruita sull’organizzazione intersezionale. Io ho trovato ispirazione nella solidarietà e nei movimenti trasversali di genere, razza, etnia e classe.
Luis V. Villaherrera: La passione di altri giovani che lottano è per me fonte di ispirazione. Dimostra che anche quando ci si sente senza speranza, la speranza esiste ancora.
Qual è stato il momento o il periodo più entusiasmante nella tua attività di promozione della democrazia?
Nicole Kleeb: Il lavoro in occasione delle elezioni europee di quest’anno. Abbiamo girato tutta la Germania insieme a più di venti organizzazioni giovanili per motivare i ragazzi a votare. Abbiamo organizzato numerosi eventi e workshop in bar, scuole, parchi giochi, eccetera. L’energia e l’entusiasmo sono stati contagiosi
Bia Turnbull: Su tutto spiccano l’International Youth Think Tank Conference 2024 e il Nobel Symposium in Sudafrica. Ospitarli nel mio Paese è stato un grande onore. I giovani leader che vi hanno partecipato erano aperti, tolleranti, responsabili e compassionevoli. Le loro proposte sulle sade della democrazia incorporavano valori fondamentali indigeni come l’ubuntu, una alosoaa umanistica dell’Africa meridionale che enfatizza il comunitarismo, la cura reciproca, l’interconnessione e la condivisione della condizione umana.
Omar Van Reenen: Nel maggio 2023, la Corte suprema della Namibia ha riconosciuto i matrimoni omosessuali contratti all’estero e questo ha acceso un faro di speranza in un continente su cui spesso gravano le ombre di una politica regressiva. Ma il contraccolpo è stato rapido e brutale. Tra i deputati del Parlamento si è diffusa una retorica omofoba e sono aumentati gli attacchi ai namibiani queer. Il nostro Parlamento ha approvato una legge anti-lgbtqi+ per annullare il verdetto della Corte suprema e si è spinto anche oltre, criminalizzando l’attivismo e comminando pene ano a sei anni a militanti che condividono la mia stessa battaglia. Per quanto mi riguarda, un momento decisivo è stato quando, nel giugno 2024, abbiamo nuovamente vinto la sada con l’Alta corte per depenalizzare la legge sulla sodomia dell’epoca dell’apartheid. Ma ancora una volta questa decisione ha suscitato una reazione: l’approvazione di un emendamento al Marriage Act che proibisce il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ma io continuo a lottare e la nostra prossima frontiera è quella delle urne. È confortante vedere che il 65 per cento dei nuovi elettori namibiani registratisi ad agosto è rappresentato da giovani che intendono recarsi alle urne alla ane di novembre per salvare la nostra democrazia dall’omofobia sancita dallo Stato.
Luis V. Villaherrera: Quando ho incontrato l’ex presidente Barack Obama. Durante il nostro incontro, ho infranto il protocollo e ho detto: «Sono seduto qui e so che questa è un’opportunità unica, quindi devo fare delle domande scomode. Se non lo facessi, deluderei le persone che non hanno la possibilità di porre queste domande direttamente in prima persona». La sala è ammutolita: le persone erano scioccate ma incuriosite. Dopo che ho posto le mie domande su come combattere gli aspiranti dittatori, il presidente Obama ha dato questo consiglio: «Avete un calore dentro di voi: usatelo e non abbiate paura di agire».
Quali sono le idee sbagliate sulla democrazia che ti è capitato di sentire? E quale di queste ti irrita di più?
Persiana Aksentieva: L’idea che la democrazia sia un sistema universale, “uguale per tutti”. In realtà, la democrazia deve essere flessibile e reattiva, adattandosi alle diverse esigenze culturali, politiche e sociali di ogni Paese.
Nicole Kleeb: “A nessuno importa di me” e “il mio voto non fa differenza”: queste affermazioni mi fanno davvero arrabbiare perché dimostrano il pessimo lavoro che viene fatto nel promuovere la politica e l’entusiasmo per la democrazia. Se si considerano i singoli collegi elettorali in Germania, si può notare come in alcuni casi siano stati solo cinquanta voti a determinare se un candidato potesse entrare o meno in Parlamento.
Lauren Perl: Mi frustra il fatto che negli Stati Uniti le persone pensino che le azioni del presidente e dei senatori siano anni luce più importanti di ciò che accade nell’Assemblea legislativa del loro Stato o nelle riunioni del loro consiglio scolastico. Per questo sono molto orgogliosa che BallotWise mostri i risultati legislativi di tutti i candidati politici, dal Parlamento dei singoli Stati ano ad arrivare alla Casa Bianca.
Dal suo punto di vista, in quale parte del mondo la democrazia è più minacciata?
Persiana Aksentieva: La democrazia è a rischio ovunque l’autoritarismo non trovi ostacoli e questo può avvenire sia nelle democrazie emergenti sia in quelle consolidate. La polarizzazione e la disinformazione costituiscono una minaccia sempre più globale e indeboliscono le istituzioni democratiche in tutte le regioni.
Nicole Kleeb: La democrazia è maggiormente minacciata laddove la diamo più per scontata: in Nord America e in Europa. Varie generazioni sono cresciute nella democrazia e non siamo abbastanza consapevoli del graduale emergere di forze antidemocratiche nei nostri Paesi.
Bia Turnbull: Direi che la democrazia è sempre più minacciata in Occidente. Le tendenze recenti rivelano un aumento della repressione sociale e politica in Paesi come gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Germania. Ciò è reso evidente dall’aumento dei crimini d’odio – compresi gli incidenti islamofobici, antisemiti e razzisti – e dai gravi maltrattamenti subiti dagli immigrati.
Omar Van Reenen: La democrazia è sotto assedio in tutto il mondo, ma per capire la forza di una nazione basta vedere come tratta i suoi cittadini più vulnerabili. In Namibia, la comunità lgbtqi+ è diventata la cartina di tornasole della promessa di uguaglianza su cui è stata fondata la nostra nazione.
Quale cambiamento vorresti vedere nell’approccio alla democrazia o nel modo in cui viene esercitata?
Persiana Aksentieva: Mi piacerebbe vedere uno spostamento verso una democrazia più partecipativa, in cui i cittadini siano costantemente impegnati nei processi decisionali e non si limitino a esprimersi in elezioni periodiche.
Nicole Kleeb: Parlare con le persone è diverso che parlare alle persone. Le persone sono più autentiche, esprimono di più le loro idee e i loro pensieri e si confrontano meglio le une con le altre quando percepiscono di essere prese sul serio e si discute con loro su un piano di parità. È quello che noi abbiamo fatto in Germania con il nostro progetto #NowEurope in occasione delle elezioni europee.
Lauren Perl: Per rafforzare l’impegno democratico, promuovere la trasparenza e contrastare la disinformazione è essenziale che in ogni luogo esistano degli organi di informazione accessibili e incentrati sulla politica locale. Aiutando i cittadini a tenersi informati sulle questioni più vicine alla loro vita quotidiana, questi organi di informazione permettono alle persone di partecipare più pienamente alla democrazia e garantiscono che i governi locali agiscano in modo responsabile e rispondano alle loro comunità.
Bia Turnbull: Credo che la democrazia non possa seguire un modello unico. Sebbene esistano delle caratteristiche fondamentali che deaniscono i sistemi democratici, la loro applicazione dovrebbe essere flessibile per riflettere le diverse esigenze e i diversi contesti delle varie società.
Omar Van Reenen: La democrazia funziona solo se tutti noi la proteggiamo agendo collettivamente. Se i gestori della democrazia, ovvero i cittadini, si assicureranno con il loro voto di mettere al potere politici che ne rispettino i principi fondamentali, allora una vera democrazia non sarà più un’illusione.
Luis V. Villaherrera: Non dobbiamo essere noiosi. Non possiamo continuare a elaborare sempre gli stessi progetti e aspettarci dei risultati diversi. È il momento di essere audaci e di applicare novità dirompenti.
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Shivani Vora è una giornalista che collabora o ha collaborato con New York Times, CNN.com, Bloomberg, Travel & Leisure e New York Times Magazine.
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