SoncinomicsIl mistero dei bitcoin, il fango del Camerun e il momento in cui non ho capito il mondo

Nel 2010 Laszlo Hanyecz scambiò due pizze per diecimila criptovalute che ora valgono circa un miliardo di dollari e spicci. Penso alla sua storia e scrivo questo articolo in cui non so di cosa parlo, ma so che non sarò mai milionaria

Unsplash

Ci sono cose che fai pensando di fare la storia, e non succede niente. E ci sono cose che fai pensando che non siano niente, e fai la storia. Tipo: è mezzanotte e mezza, sei su un forum di impallinati informatici, e vuoi la pizza. Passa un minuto oppure quattordici anni e mezzo, e sei sotto di un miliardo e spicci di dollari.

C’è una scala, nel non capire il mondo anche quando sembra che lo si stia capendo, e io su quella scala d’incomprensione mi colloco attorno al cinque. È una scala in cui zero sono coloro cui non accade mai di non capire il mondo, cinque sono io che inciampo nella mia stessa comprensione, e dieci è Laszlo Hanyecz.

La bio di Laszlo su Twitter (o come si chiama ora), sul quale si è aperto un account a maggio del 2018, è: «Sono la persona che ha comprato la pizza da diecimila bitcoin. Adesso sono povero. Donate pure liberamente qualunque somma in bitcoin a», segue stringa che immagino sia quella che si usa per le transazioni in criptovalute.

Questo è un articolo in cui non so di cosa parlo (più del solito, sospireranno i miei insoddisfatti lettori). Anni fa scrissi un libro in cui volevo citare gli Nft, cioè la proprietà virtuale di opere d’arte, e studiai per settimane cercando invano di capire cosa fossero. Immaginatevi le criptovalute. Credo siano soldi del Monopoli di questo secolo, ma se ho capito bene ti ci puoi comprare Parco della Vittoria nella realtà. Ho capito solo che inquinano tantissimo, almeno quanto i server dei social, cioè dei posti in cui ci lamentiamo che non si faccia abbastanza attenzione all’ecosistema.

«Ci sono mai notti in cui ti svegli pensando “Se non avessi comprato quelle pizze adesso avrei ottanta milioni”?», chiede Anderson Cooper a Laszlo nel 2019. Sono a quel punto nove anni che Hanyecz ha postato in un forum l’offerta di diecimila bitcoin a chi con soldi veri gli avesse comprato due pizze.

Qualche giorno dopo la prima richiesta (la strada per i peggiori affari della vita è tortuosa), qualcuno si è offerto di far addebitare ben due pizze sulla propria carta, e in cambio ha ricevuto da Laszlo diecimila bitcoin. Nella primavera del 2010 i bitcoin valevano centesimi, quindi l’offerta era d’un centinaio di dollari. Mica male, per un paio di pizze qualunque.

C’è anche la foto della bambina, la figlia unenne di Hanyecz, che tende la pargoletta mano ai cartoni di Papa John, la pizzeria scrausa dove può nutrirsi un americano senza papille gustative. La ragione per cui la foto esiste non è, temo, la consapevolezza di Hanyecz che quelle pizze lo renderanno il peggior affarista della storia: la foto c’è perché Hanyecz vive in un secolo abbastanza scemo da indurci a farci continuamente foto.

Quando Cooper lo intervista, in una puntata di “60 minutes” del 2019, il cambio valuta è già, come dire, un pochino diverso: un bitcoin vale ottomila dollari. «Diecimila bitcoin sono ottanta milioni: ha speso ottanta milioni per due pizze?» «Beh certo, se lo calcoliamo al tasso di cambio di oggi».

Trascrivo da bitcointalk.org il messaggio che Laszlo postò a mezzanotte e mezza del 18 maggio 2010. «Pago diecimila bitcoin per due pizze. Tipo due di formato grande, così il giorno dopo posso mangiare gli avanzi. Mi piacciono gli avanzi di pizza da scaldare. Potete fare la pizza voi e portarmela, o ordinarla da un posto che faccia consegne, ma quello che m’interessa è avere del cibo in cambio di bitcoin, cibo che non devo preparare o ordinare io stesso, tipo quando ordini la colazione in albergo e te la portano in camera e sei contento. Mi piacciono le cipolle, i peperoncini, la salsiccia, i funghi, i pomodori… Roba normale, niente stranezze tipo pesce o cose simili. Mi piacciono anche le pizze basilari, quelle col formaggio, che forse sono più economiche da preparare o procurarsi. Se siete interessati fatemi sapere e ci metteremo d’accordo».

Laszlo precisa che è in Florida, e qualcuno gli risponde che diecimila bitcoin sono quarantun dollari, mica cotica. Tre sere dopo è ancora lì che deve pregarli (c’è più letteratura in quella paginetta di forum che nelle ultime trenta edizioni dello Strega): «Nessuno vuole comprarmi la pizza? Vi ho offerto troppo poco in bitcoin?». Dopo la prima fa ulteriori offerte, «a mia figlia di un anno piace la pizza».

Scrivo questo articolo nel pomeriggio del cinque dicembre 2024. La figlia di Hanyecz ormai farà il liceo, povera ragazza. Sono passate alcune settimane dall’unico momento in cui ho dubitato che Trump avrebbe vinto le elezioni. È stato quando ho letto che, tra le ragioni per cui avrebbe vinto, c’erano i «crypto bros»: i fissati con le criptovalute votano solo per questo tema, e Trump sta dalla loro parte, spiegava qualcuno. Ho pensato: ma che scemenza, ma a chi interessano i bitcoin, ma che tema elettorale sarebbe mai questo, ma su. Forse momento in cui ho meno capito il mondo degli ultimi cinquantadue anni.

L’altroieri Donald Trump ha nominato presidente della commissione di vigilanza sulla Borsa Paul Atkins, già nello stesso ruolo sotto George W. Bush e, più di recente, consigliere per gli investimenti in criptovalute di vari fondi privati. Nel momento in cui scrivo, un bitcoin vale centomilanovecentonove dollari e mezzo. Le pizze di Hanyecz sono attualmente costate un miliardo di dollari e spicci (gli spicci son nove milioni di dollari, se volete lasciarli di mancia a noialtri che non capiamo il mondo). Se siete italiani adulti, penserete alle pizze di fango del Camerun e piangerete un po’.

Io penso a quelle, ma non solo. Anche al conoscente che ha perso dentro casa la chiavetta e il codice delle criptovalute in cui aveva investito (unici mezzi per riscuoterle), e quando lo ritroverà sarà un malloppo centuplicato. Anche al tizio di cui m’hanno detto che a inizio pandemia ha investito cinquantamila euro in bitcoin e s’è ritrovato cinquanta milioni e ha mollato il lavoro e ora vive alle Maldive.

Anche al tweet che ho salvato mesi fa, di uno che a San Francisco scriveva al giardiniere come mai erano diversi giovedì che non si presentava, e quello rispondeva ah scusa, sono diventato milionario con le criptovalute e non taglio più l’erba. Penso a tutti loro, e mi chiedo se ho smesso di capire il mondo prima o dopo Laszlo, e rido, e piango, e mi fondo con il fango del Camerun.

X