La liberazione della giornalista Cecilia Sala, il rapporto con Donald Trump e Elon Musk, il sostegno all’Ucraina, ma anche gli attacchi a George Soros, la successione di Belloni al Dis, i centri per migranti in Albania, le riforme e gli eventuali (smentiti) rimpasti di governo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tenuto la conferenza stampa di inizio anno dall’aula dei gruppi Parlamentari della Camera dei deputati. Con pochissime e vaghe incursioni sulla legge di bilancio e le questioni economiche che interessano l’Italia, a fronte di sole tre domande su questi temi da parte dei giornalisti presenti.
La liberazione di Cecilia Sala
«Ieri è stata una bella giornata per l’Italia intera, una bella giornata per me». Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha aperto la conferenza stampa, riferendosi alla liberazione della giornalista Cecilia Sala. «Vi farò una confessione», ha detto Meloni. «Tra le molte cose che accadono quando si ricopre un incarico complesso come il mio, posso dirvi che non ho mai provato un’emozione più grande di quella provata ieri quando ho potuto chiamare la madre di Cecilia Sala per dirle che sua figlia stava tornando a casa».
Meloni ha precisato che è stato un lavoro collettivo di governo e intelligence. Ha ringraziato il sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e anche i giornalisti per aver rispettato il silenzio stampa chiesto dalla famiglia di Sala.
La presidente del Consiglio ha parlato di una «triangolazione diplomatica con Iran e Stati Uniti» che ha portato alla liberazione della giornalista. «La questione è stata seguita dall’inizio con costanza e sono stati messi insieme diversi tasselli che hanno composto questo puzzle». Ma «le interlocuzioni con l’Iran sono di natura diplomatica e di intelligence, motivo per cui il governo è tenuto alla segretezza che si deve in questi momenti. Mantovano è già stato al Copasir ed è pronto a tornarci nel caso in cui sia chiesta un’altra audizione. In Iran sono presenti altri oltre cinquecento italiani e bisogna essere molto cauti nel muoversi». Per quanti riguarda l’ingegnere iraniano Abedini, arrestato a Milano, «il caso è al vaglio tecnico e politico. Ne avrei voluto parlare con Biden, che ha dovuto annullare il viaggio per gli incendi in California». È un «lavoro molto complesso, che non è terminato ieri», ha aggiunto. «Ma si deve discutere dei dettagli nelle sedi che sono competenti».
Elon Musk e Space X
L’altro tema caldo è stata la questione dei colloqui avanzati con Space X di Elon Musk per la fornitura di servizi di telecomunicazioni sicuri all’Italia. Meloni ha negato che sia stato firmato alcun contratto con Space X. «Non è mio costume usare il pubblico per fare favori agli amici, io valuto gli investimenti solo attraverso la lente dell’interesse nazionale», ha detto la premier. «Non ho mai parlato personalmente con Elon Musk di questi argomenti. Space X ha illustrato al governo una tecnologia che consente di comunicare in sicurezza a livello globale, con sedi diplomatiche e contingenti all’estero, che sono informazioni molto delicate».
Le interlocuzioni con Space X, per la premier, «rientrano nella normalità del lavoro che fa un governo, interlocuzioni che abbiamo con decine di aziende. Si fa un’istruttoria e all’esito di quella istruttoria si prende una decisione. Noi siamo nella fase istruttoria». Ma, ha ammesso Meloni, «neanche io ho le idee chiare su questa vicenda, si tratta di mettere in sicurezza informazioni sensibili e delicate parlando con il soggetto tecnologicamente più avanzato per fare questo lavoro. Non ci sono alternative pubbliche, l’Italia e l’Europa non sono arrivati in tempo con tecnologie pubbliche che fossero in grado di mettere in sicurezza queste informazioni. Parliamo di un soggetto privato, ma dall’altra parte l’alternativa è non avere la protezione su questi dati». Per Meloni, «questo è il dilemma, dovremmo discutere qual è lo scenario preferibile tra due scenari che non sono ottimali. Se domani quelle comunicazioni finiscono nelle mani sbagliate, il governo ne è responsabile. E non posso far finta che il problema non esiste». Non è la prima volta che accade, ha precisato però la premier, «lo stesso problema lo abbiamo sui data center. Non è che quando Microsoft ha fatto investimenti sui data center qualcuno si è stracciato le vesti. Non è che il problema sono le idee politiche di Musk?».
Sulle ingerenze di Musk nella politica europea, Meloni ha detto che «Elon Musk è una persona molto nota e molto facoltosa che esprime le sue posizioni. Non è il primo che lo fa. Di persone note e facoltose che esprimono le loro opinioni ne ho viste parecchie, spesso le esprimono contro di me e non mi pare che nessuno si sia scandalizzato. Il problema è quando persone facoltose finanziano associazioni, politici e partiti per condizionare governi nazionali. Questo lo fa George Soros. Su di lui però si è detto che era filantropia. Il problema è che Elon Musk non è di sinistra?», si è chiesta la premier. Secondo la quale «Soros è molto più ingerente di quanto non lo sia Elon Musk».
«È accaduto che alcuni di questi miliardari censurassero la gente sulle loro piattaforme, compreso il presidente Donald Trump», ha proseguito Meloni. «Questa è o non è ingerenza nella democrazia? Io non prendo soldi da Elon Musk, le lezioni da quelli che semmai li hanno presi da Soros non le accetto. La questione non si può configurare come pericolo per la democrazia».
Rizzi successore di Belloni al Dis
Meloni ha risposto anche a una domanda sulle dimissioni di Elisabetta Belloni da direttrice del Dis. «Ho una stima e un rispetto enorme per Elisabetta Belloni, che ringrazio per il lavoro straordinario fatto per la presidenza del G7», ha detto la premier. «È un funzionario capace coraggioso di lungo corso, la mia stima e rapporto personale con lei sono inalterati. Mi pare che sia parecchio ambita anche al di fuori dei confini nazionali e prevedo che il suo percorso non termini qui». Meloni ha parlato di «querelle antipatica». Belloni «ha consegnato a me le sue dimissioni prima di Natale, quindi le vicende di questi giorni non c’entrano niente. Concordammo di attendere la fine delle vacanze di Natale per consentire transizione ordinata, poi le notizie circolano». E per la sostituzione di Belloni, Meloni ha confermato la nomina al capo del Dis del prefetto Vittorio Rizzi, nomina che verrà formalizzata nel consiglio dei ministri nel pomeriggio del 9 gennaio.
Il rapporto con Trump
Meloni ha spiegato che l’idea del suo viaggio nella residenza di Trump a Mar-a-lago in Florida sarebbe nata nell’ultimo incontro avvenuto a Parigi con il presidente eletto degli Stati Uniti. La premier ha parlato di una «accoglienza al di là delle aspettative», aggiungendo che il rapporto «si annuncia molto solido». Meloni ha confermato di aver ricevuto l’invito per l’inauguration day del 20 gennaio. «Confermo l’invito e se riesco ci sarò volentieri», ha detto.
Commentando le ultime uscite di Trump sull’eventuale uso della forza per annettere il Canale di Panama e la Groenlandia, Meloni ha ridimensionato la questione spiegando: «Mi sento di escludere che gli Stati Uniti nei prossimi anni si metteranno ad annettere con la forza territori di loro interesse. Penso che le dichiarazioni di Trump siano più un messaggio ad alcuni altri grandi player globali piuttosto che rivendicazioni ostili nei confronti di alcuni Paesi. Sono territori in cui negli ultimi anni abbiamo assistito a un protagonismo cinese. Queste dichiarazioni rientrano nel dibattito a distanza tra grandi potenze, un modo energico per dire che gli Stati Uniti non rimarranno a guardare».
Ucraina
Meloni è stata molto netta sul sostegno italiano all’Ucraina. «La pace è giusta se l’Ucraina è d’accordo». Ma le «garanzie di sicurezza saranno fondamentali perché non possiamo avere certezza che quello che è accaduto nel 2022 non accadrà di nuovo». Quanto alla posizione degli Stati Uniti sull’Ucraina con l’arrivo di Trump, Meloni ha detto che non prevede un disimpegno della Casa Bianca. «Trump ha parlato in più occasioni di peace with strength, pace con la forza. In questi due anni, io ho sempre sostenuto che l’unico modo di costringere la Russia a sedersi a un tavolo di trattativa fosse costruire una situazione di difficoltà. La guerra in Ucraina doveva durare tre giorni, il prossimo 24 febbraio saranno tre anni. A dicembre 2022, la Russia controllava 17,4 per cento territorio ucraino, dopo due anni è avanzata dello 0,6 per cento. Se oggi si parla di pace è perché la Russia si è impantanata in Ucraina, grazie al coraggio del popolo ucraino ma anche grazie al sostegno occidentale. Non prevedo che Trump abbandonerà l’Ucraina. Sarebbe un errore dal mio punto di vista».
Salvini e Santanchè
Meloni ha negato ipotesi di rimpasto di governo. «Questo è già il settimo governo per longevità nella storia nazionale e procediamo a ulteriori falcate per scalare posizioni», ha detto. «Salvini sarebbe un ottimo ministro degli Interni, però anche Piantedosi è un ottimo ministro degli Interni e non penso che la sostituzione sia all’ordine del giorno». Sull’eventuale rinvio a giudizio della ministra Daniela Santanché, «vediamo cosa deciderà la magistratura e poi ne parlerò con il ministro», ha aggiunto.
Premierato e riforme
«Le tempistiche non dipendono da me, il mio intento è di andare avanti con le riforme con determinazione e velocità», ha assicurato Giorgia Meloni. «Le riforme sono costituzionali, hanno delle tempistiche ampie e c’è un lavoro parlamentare. Io ho promesso che avrei consegnato un’Italia migliore di quella che ho trovato e queste riforme sono necessarie. Sulla riforma del fisco puntiamo a chiudere tutti i testi unici in materia tributaria e se riusciamo a fare anche il codice tributario vogliamo procedere spediti». Ma, ha aggiunto, «vorrei arrivare alle prossime elezioni con la riforma del premierato approvato e una legge elettorale tarata su questo… Penso che la questione sia materia di competenza parlamentare, ma se il premierato non dovesse arrivare in tempo ci si interrogherà se questa legge elettorale sia la migliore o no».
Parlando dei referendum confermativi su giustizia e autonomia differenziata, la premier ha aggiunto: «Se riusciamo io vorrei fare in questa legislatura anche i referendum, ma per me l’importante è portare a casa le riforme e consentire agli italiani di esprimersi su queste materie. Sulla giustizia ci sono state aperture anche da alcuni partiti dell’opposizione, ma non credo si arriverà ai due terzi».
Centri in Albania, immigrazione, cittadinanza
«Mi pare che le sentenze della Cassazione diano ragione al governo» sui Centri migranti in Albania, ha detto la premier. «I centri sono pronti per essere attivati e abbiamo un dispositivo pronto a essere attivato in qualsiasi momento». «La buona notizia su questa vicenda è che i giudici italiani hanno rinviato la questione alla Corte di giustizia europea, che dovrebbe cominciare a lavorare a febbraio su questa vicenda. L’Italia ha depositato le proprie valutazioni, dalle mie interlocuzioni mi pare che la maggior parte dei Paesi membri dell’Ue sosterrà l’Italia davanti alla Corte. Quello che noi stiamo sostenendo è in linea con il nuovo patto di immigrazione e asilo».
Sulla riforma della cittadinanza per gli stranieri, Meloni ha detto che non è nel programma di governo e che la legge italiana è una «ottima legge». Quello su cui si dovrebbe intervenire, ha aggiunto, è la necessità di accorciare i tempi burocratici di ottenimento della cittadinanza una volta che una persona ha il diritto ad averla.
Economia e lavoro
«Molti dati sul lavoro sono incoraggianti», ha detto Meloni. «Molto incoraggiante è ultimo dato sulla disoccupazione ai minimi storici da quando vengono registrate le serie». La premier ha rivendicato la creazione di un milione di posti di lavoro. «Silvio Berlusconi sarebbe fiero di noi», ha detto. Resta il problema della debolezza del lavoro giovanile che «parte dal tema della formazione, perché il grande problema è il paradosso che da una parte abbiamo diversi giovani che non trovano lavoro e dall’altro molti settori produttivi che non trovano professionalità. Se non facciamo il lavoro a monte, non si risolve da solo».
Il governo, ha detto Meloni, «vuole concentrare le risorse sui salari e sulle aziende che assumono». Ha rivendicato l’introduzione dell’Ires premiale nella legge di bilancio, si è detta «soddisfatta» dell’accordo chiuso con Stellantis. E ha detto che «per avere un’industria forte bisogna avere una strategia», creando «un contesto il più possibile favorevole per aziende e industrie che producono». Meloni ha parlato anche dell’ipotesi della creazione di un gruppo di lavoro di alto livello sulle nuove generazioni, di cui starebbe discutendo con Mantovano. «Faccio parte della prima generazione di genitori che cresce figli interamente digitali e non siamo attrezzati», ha detto.
Tasse e cedio medio
La premier ha rivendicato il taglio delle tasse promesso in campagna elettorale, elencando il taglio del cuneo fiscale, l’accorpamento delle aliquote Irpef, la decontribuzione per le mamme lavoratrici, la detassazione dei premi produzione e dei fringe benefit. «Poi chiaramente noi ci siamo concentrati sulla priorità che era mettere in sicurezza i redditi che non potevano farcela e abbiamo concentrato le poche risorse che avevamo sui redditi più bassi», ha detto. Ora «va dato un segnale al ceto medio che non è stato dato finora per ragioni di risorse. Noi abbiamo fatto una riforma fiscale che ha come obiettivo quello di tagliare le tasse a tutti. Risorse permettendo, quest’anno un’attenzione riconoscibile credo vada data al ceto medio».
Norma anti-Renzi
Sulla cosiddetta “norma anti-Renzi” inserita in legge di bilancio, la premier ha detto che «è normale che chi rappresenta gli italiani in Parlamento non prenda soldi da Stati esterni all’Ue». Il problema, ha aggiunto, è che «serve una legge per dire quello che il buon senso, la coscienza e il buon gusto avrebbero dovuto suggerire». Meloni ha detto che «il senatore Renzi è un rappresentante di una delle massime istituzioni italiane e quello che fa coinvolge l’Italia. A me sembra folle doverlo specificare nella legge, ma è stato necessario perché è un caso unico. E il senatore Renzi lo sa bene. Non è un caso che il 24 febbraio 2022 si è dimesso dal cda di una società di car sharing che aveva sede a Mosca».